La coesione territoriale è una priorità del PNRR: si prevede di riservare alle regioni meridionali il 40% delle risorse “territorializzabili”; tuttavia, i requisititi richiesti di bandi e la capacità di progettazione della PA possono vanificare questi propositi.
Nel 2023 il personale dei comuni italiani è calato del 28,7% rispetto al 2007, toccando 341.659 unità. Nonostante una leggera ripresa attesa nel 2024, IFEL prevede l’uscita di circa 165.000 dipendenti entro sette anni, pari al 48% dell’organico attuale, tra pensionamenti e dimissioni. Una perdita rilevante per enti locali sempre più centrali nella gestione degli investimenti pubblici, dal PNRR alla nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027
Il 7 maggio 2025 il Senato ha approvato in via definitiva il Ddl di conversione del DL PA, definito dal ministro Zangrillo una “rivoluzione organizzativa silenziosa”. Il provvedimento introduce novità sul reclutamento e sul rafforzamento del concorso pubblico, ma non affronta due criticità decisive: la scarsa attrattività della PA e l’alto tasso di abbandono. Nei comuni si rischia la perdita del 48% del personale entro il 2031
Con la caduta del Governo Draghi e la fine anticipata della legislatura, aumenta l’incertezza politica sulla realizzazione del PNRR e sul rispetto delle scadenze previste nei prossimi mesi al quale è legata l’erogazione delle risorse da parte dell’Europa. Tutto ciò avviene in un contesto macroeconomico caratterizzato da un’accentuazione dei divari territoriali ulteriormente inaspriti dalle tensioni internazionali.
Il PNRR è un’opportunità per l’Italia per le risorse economiche che mette in campo ma anche per la valenza strategica adottata e coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo. Diverse le questioni alle quali porre attenzione in fase attuativa per le ricadute e gli impatti che avranno su città e territori, alcune esaminate in questo numero.
L'articolo restituisce gli esiti del “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare” (PinQua) finalizzato alla rigenerazione e all’incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, alla riduzione del disagio abitativo e a favorire una maggiore coesione sociale. Esplicito l’investimento politico e progettuale sull’edilizia residenziale pubblica in alcune aree del paese.
La crescita dell’e-commerce sta producendo diverse criticità nel rapporto tra logistica e territorio: la sostanziale liberalizzazione che oggi caratterizza le diverse tipologie di servizi logistici dovrà inevitabilmente rientrare nelle strategie di governo del territorio a scala vasta, ponendo attenzione non solo alle iniziative proposte dal PNRR, ma anche al quadro di riforma urbanistico
A partire dalle tipologie di riforme previste nel PNRR e dai loro potenziali effetti sul tasso di crescita delle differenti attività economiche, il contributo approfondisce prime questioni problematiche sulla tutela della concorrenza, in uno scenario evolutivo orientato al trattamento esclusivo dei servizi commerciali urbani e dei poli funzionali nelle politiche di governo del territorio.
Il patrimonio culturale, se adeguatamente valorizzato, può rappresentare un motore di sviluppo locale. Mettere la cultura al centro di politiche dedicate allo sviluppo significa puntare ad investire sulle specificità locali, sulle potenzialità delle risorse territoriali, sulle conoscenze, le capacità e il capitale sociale allo scopo di stimolare creatività, innovazione e progresso sostenibile. Le potenzialità del patrimonio culturale sono molteplici, come le sfide da affrontare per garantire strategie di valorizzazione lungimiranti ed efficaci.
La rivista è aperta a coloro che ritengono di avere un contributo da offrire al dibattito. La collaborazione avviene promuovendo articoli di carattere puntuale e/o gruppi di articoli coordinati su un tema. I contributi hanno una lunghezza compresa tra quattro e seimila caratteri. Per ogni richiesta di approfondimento: info@dite-aisre.it
La storia dell’ex Caserma Trieste racconta le politiche atte a riscattare quest’area abbandonata per farne un modello utile a realtà simili. Purtroppo, nel quadro geopolitico grandemente mutato, l’importanza del confine nord-orientale italiano assume un nuovo ruolo e la retrocessione dei luoghi ex-militari alle comunità locali è più così certa.
In anni recenti molti esponenti del mondo accademico e tra i policy makers si sono schierati contro la narrazione dominante che le zone marginali siano destinate ad un inesorabile destino di abbandono e lenta scomparsa. Esistono in realtà alcuni territori, che abbiamo definito ‘vibranti’, capaci di resistere alla tendenza allo spopolamento adattandosi alla loro perifericità. Comprendere quali siano gli elementi esogeni, o quali le risorse endogene su cui hanno fatto perno, diviene un importante fattore di conoscenza per chi ha la responsabilità di proporre strumenti per promuovere la coesione territoriale e ridurre le disparità territoriali.
Durante la pandemia, il settore del turismo ha vissuto tre fasi: il fermo improvviso, poi un breve periodo nel quale ha considerato il lockdown come un’opportunità per riformarsi in maniera sostenibile, ed infine la ripartenza tornando a correre più veloce di prima, con un impatto spesso pesante e disomogeneo sui territori turistici. Oggi, al settore turistico italiano manca ancora quella capacità di governo e di coordinamento delle destinazioni che la complessità del prodotto turistico rende necessaria.