3 Marzo, 2024

Il patrimonio culturale come motore di sviluppo locale: quali opportunità e sfide?

Tempo di lettura: 6 minuti

La cultura rappresenta una componente fondamentale e fondante dell’identità dei luoghi e delle comunità. Il patrimonio culturale – inteso come l’insieme dei lasciti di natura artistica o culturale, tangibili o intangibili – costituisce un deposito di memorie collettive e diventa elemento distintivo per le comunità locali. Comunità locali che si riconoscono nel loro patrimonio culturale catalizzatore di orgoglio, senso di appartenenza, capitale sociale e sentimenti identitari. Spesso le espressioni culturali locali sono anche fonte di attrattività e interesse (a volte eccessivi!) di turisti nazionali e internazionali curiosi di scoprire, visitare e ammirare il patrimonio culturale in tutte le sue sfaccettature.   

L’importanza e il valore del patrimonio culturale vengono sempre più riconosciuti e affermati dalle istituzioni europee. Secondo la Commissione Europea, il patrimonio culturale è molto più che un deposito di conoscenze. È soprattutto una risorsa condivisa e un bene comune. Il patrimonio contribuisce in modo determinante alla definizione dell’identità dei cittadini europei ed è una risorsa fondamentale per la coesione sociale e lo sviluppo economico (Commissione Europea, 2014).

Ed è proprio il concetto di risorsa che permette di riconoscere appieno il valore anche economico del patrimonio culturale. Se i valori culturali, storici, sociali, identitari, artistici, simbolici e a volte anche spirituali dei beni culturali e della cultura sono ampiamente riconosciuti, la concezione di patrimonio culturale come risorsa condivisa permette di trasformare e rinnovare l’approccio – specialmente pubblico ma anche privato e individuale – alla gestione del patrimonio culturale. Le attività di conservazione culturale anziché rappresentare quasi esclusivamente un dovere morale (approccio guidato dalla conservazione) diventano una strategia di sviluppo lungimirante ed efficace (approccio guidato dalla valorizzazione). Se riconosciuti e valorizzati adeguatamente, gli effetti (anche economici) positivi e concreti del patrimonio culturale permettono al patrimonio stesso di diventare priorità politica e motore di sviluppo locale.

Il Quadro d’Azione Europeo definisce il patrimonio culturale come un bene comune che le generazioni passate trasmettono in eredità a quelle future e ne afferma la trasversalità a diversi settori economici e politici dell’Unione Europea quali lo sviluppo regionale, urbano e rurale, l’istruzione e la coesione sociale, la trasformazione digitale, l’ambiente, il turismo, l’accessibilità, la sostenibilità, la ricerca e l’innovazione e le relazioni esterne. Il patrimonio culturale contribuisce allo sviluppo sociale ed economico locale garantendo un tipo di sviluppo sostenibile (Commissione Europea, 2019).

Figura 1 – Farm Cultural Park, galleria d’arte e residenza per artisti situata a Favara in provincia di Agrigento.

L’agenda 2030 delle Nazioni Unite considera il patrimonio culturale e le industrie creative come fondamentali risorse per il conseguimento di uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Riconoscendo il patrimonio culturale come elemento intrinseco dell’esperienza umana, la cultura permette di immaginare e modellare un mondo più inclusivo, giusto ed equo. La cultura come risorsa trasversale è fondamentale per realizzare questa visione trasformativa (UNESCO, 2018). La dichiarata e desiderata sostenibilità dello sviluppo legato al patrimonio culturale deriva dalla potenzialità, affermata anche nella Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale emanata nel 2001 dall’Unesco, di associare allo sviluppo economico un arricchimento intellettuale, emotivo, morale e spirituale. Al patrimonio culturale viene riconosciuta una serie di effetti benefici legati alla società nel suo complesso in particolare effetti culturali, sociali, economici e ambientali, gli ultimi tre dei quali in perfetta coincidenza con i tre pilastri dello sviluppo sostenibile dichiarati dall’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Il canale indubbiamente più menzionato, studiato e sfruttato che lega il patrimonio culturale allo sviluppo economico locale è il turismo. La cultura costituisce un eccezionale elemento distintivo territoriale che alimenta l’attrattività locale grazie alla creazione di identità e narrative uniche a peculiari. L’attrattività territoriale catalizzata dal patrimonio culturale non riguarda necessariamente solo i flussi turistici ma anche investimenti privati, nuove attività economiche e talenti culturali e creativi. La presenza di patrimonio culturale, inoltre, attiva una serie di attività economiche ad esso strettamente legate quali, ad esempio, la conservazione, l’archeologia, gli eventi, le attività di marketing e promozione o il settore delle costruzioni attivando un ecosistema culturale.

Al di là dei canali strettamente legati alla sfera economica, tra i quali il turismo la fa da padrone, il patrimonio culturale condiziona la sfera economica locale anche indirettamente grazie alla sua influenza su dinamiche sociali e identitarie. Gli interventi di rigenerazione urbana o territoriale basati sul patrimonio culturale, così come il riutilizzo adattivo di edifici o strutture appartenenti al patrimonio culturale locale hanno obiettivi principalmente legati alla sfera sociale, quali la riqualificazione di specifici quartieri grazie ad attività culturali che stimolino il capitale sociale, la coesione, l’inclusività e forme di apprendimento alternative. La presenza di patrimonio culturale e, in generale, di diverse ed eterogenee espressioni culturali stimola anche innovazione e creatività nonché senso di appartenenza e maggiore benessere individuale e collettivo. Pur essendo elementi intangibili e di natura socioculturale, le dinamiche di sviluppo locali possono beneficiarne grazie a ricadute economiche positive. Un accresciuto senso di fiducia verso il prossimo, maggiore cooperazione, impegno e responsabilità civici influenzano l’andamento e il buon funzionamento delle economie territoriali. Un solido e genuino senso di appartenenza facilita le interazioni tra agenti economici, la collaborazione e processi di apprendimento collettivi. In aggiunta, lo stimolo all’inclusività e al rispetto delle diversità culturali incoraggiato da una valorizzazione lungimirante del patrimonio culturale supporta uno sviluppo economico locale flessibile e di aperte vedute.

Figura 2 – Averna Spazio – Open a Palermo

Le enormi potenzialità associate al patrimonio culturale sono tuttavia sottoposte a sfide di non semplice e generalizzabile soluzione. I principali problemi da affrontare riguardano la scarsità di risorse, un’eccessiva e poco sostenibile pressione turistica che, in alcuni casi, danneggia sia il valore simbolico che quello materiale del patrimonio culturale e un contesto politico complesso che fatica a riconoscere la cultura come prioritaria. Più in generale, la crescente urbanizzazione, la scarsità di investimenti e, non da ultimo, il cambiamento climatico se non adeguatamente affrontati e trattati potrebbero rappresentare una minaccia per il nostro così prezioso patrimonio culturale.

I contributi presenti nella issue dimostrano come concretamente il patrimonio culturale può rappresentare un volano per lo sviluppo locale in senso lato sia in contesti urbani che in aree interne. Si sottolinea l’importanza della valutazione sia qualitativa che quantitativa degli interventi e delle iniziative culturali nel tentativo di sensibilizzare all’impatto concreto del patrimonio culturale. Un ultimo contributo consiglia e discute cinque riferimenti bibliografici recenti che trattano proprio il tema del patrimonio culturale come motore di sviluppo. 

Ulteriori approfondimenti

Articoli correlati

Milano per chi? Un osservatorio per qualificare il dibattito sulla casa a Milano

OCA, l’Osservatorio Casa Abbordabile di Milano metropolitana, affronta il tema di ricerca dell’abbordabilità, traduzione originale in italiano del termine affordability impiegato nella letteratura internazionale. Con abbordabilità facciamo riferimento alla capacità di persone e famiglie di accedere e mantenere un’abitazione in determinati contesti urbani, primariamente in riferimento alla relazione tra costi abitativi e capacità economica garantita dal proprio reddito.

Se il lavoro non basta più: la crisi di abbordabilità della casa a Milano in numeri

L’attività di ricerca di OCA ha il suo perno nella misurazione dell’abbordabilità, il confronto tra costi per accedere all’abitazione e redditi. L’analisi comparativa delle tendenze di crescita marcata di prezzi e affitti residenziali rispetto alla sostanziale stagnazione di redditi e retribuzioni – soprattutto per le qualifiche più basse – restituisce un aumento serrato della forbice tra costi abitativi e disponibilità economica di persone e famiglie. La forbice tra costi abitativi e redditi-salari ci fa pensare che Milano si stia allontanando dall’essere una città per lavoratori.

L’abbordabilità dentro e fuori Milano: prospettive di ricerca e per le politiche

I dati elaborati da OCA danno il senso delle criticità correnti nell’accesso alla casa a Milano a fronte delle condizioni offerte dal mercato del lavoro. Ampie categorie di lavoratori a basso reddito della città sono in difficoltà nel trovare casa a costi accessibili. Si tratta di un fenomeno da studiare ed analizzare.

Diverse prospettive di “giustizia spaziale”

Per “territorializzare” certe idee di “giustizia”, serve capire quali problemi debbano essere oggetto della giustizia legale (chi ha fatto cosa), e quali siano anche oggetto di giustizia sociale (chi può/deve fare cosa) e spaziale (cosa fare dove). In questo numero affrontiamo cosa voglia dire accogliere la sfida della “giustizia spaziale” da diverse prospettive, utili a stimolare e intervenire più efficacemente su alcuni problemi che affliggono diversi contesti urbani contemporanei.

Cosa possiamo plausibilmente intendere quando invochiamo la “giustizia spaziale”

Si parla molto oggi, forse eccessivamente, di “giustizia spaziale”. Questa breve nota invita a una riflessione critica su tale concetto con l’intenzione di suggerirne (anche nella teoria e nella pratica della pianificazione e delle politiche urbane) un uso più mirato e fuor di retorica.