17 Luglio, 2024

La logistica a servizio dell’e-commerce in un quadro urbanistico da riformare

Tempo di lettura: 4 minuti

Nel 2020 l’e-commerce di prodotto in Italia ha registrato una crescita del +45% raggiungendo una penetrazione sul totale acquisti retail del 9%. Anche se nel 2021 l‘e-commerce è tornato a crescere con un ritmo simile a quello pre-pandemia, gli acquisti di prodotti sono continuati ad aumentare, seppure con un tasso più contenuto (+18%) rispetto a quello del 2020 e hanno toccato i 30,5 miliardi di euro. Anche gli acquisti di servizi, dopo la forte crisi del 2020, hanno segnato una ripresa (+36%) raggiungendo gli 8,9 miliardi di euro (Osservatorio e-commerce Business to consumer della School of Management del Politecnico di Milano).

Di pari passo, nel terzo trimestre del 2021 il mercato degli investimenti immobiliari non residenziali in Italia ha fatto segnare un balzo in avanti del 16% rispetto allo stesso periodo di un anno prima, con la logistica a fare da padrona con 1,5 miliardi di investimento nel 2021 e il settore del retail in difficoltà, con un calo del 40% di transazioni nel terzo trimestre rispetto al 2020 (Fonte: Ufficio studi CBRE).

La crescita dell’e-commerce e i cambiamenti nei comportamenti di acquisto dei consumatori, dunque, sono stati accelerati dalla pandemia di Covid-19 e il consolidamento di questa tendenza sta producendo, dal punto di vista non solo occupazionale, ma anche territoriale, dei disequilibri e delle criticità: nelle aree urbane si acuisce il fenomeno della desertificazione commerciale, i centri e i parchi commerciali, le grandi superfici di vendita entrano in crisi e nel settore degli investimenti immobiliari vige un certo attendismo, i flussi di traffico si modificano e impattano sulle infrastrutture e la qualità dell’aria, non si arresta il consumo di suolo, si evidenziano nuove necessità per i lavoratori del comparto che non trovano risposta nelle aree di insediamento dei magazzini (residenza, servizi).

Figura 1 – Servizi e-commerce di shopping online. Italiaonline

Dal punto di vista della pianificazione delle infrastrutture, in particolar modo per la logistica a servizio dell’e-commerce, infatti, un vuoto normativo ne rende difficile il governo territoriale, ammettendone l’insediamento in aree produttive piuttosto che commerciali, frutto di percorsi di pianificazione orientati più al soddisfacimento delle esigenze della produzione e della manifattura, con logiche datate, anziché a quelle della filiera della distribuzione commerciale. Andando a incidere, nei fatti, anche sulla concorrenza fra commercio in sede fissa e filiera del commercio online, a favore di quest’ultima.

Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, sebbene non vi sia, a livello nazionale, un osservatorio che lo registri, con specifica attenzione alle questioni urbanistiche e di pianificazione. Anche la recente approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, il 4 novembre scorso, del disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza non contempla il problema del governo degli insediamenti logistici a servizio della distribuzione commerciale, nell’attesa che tale questione sia affrontata, nella revisione dell’articolato delle leggi urbanistiche vigenti nel nostro Paese – legge nazionale e leggi regionali – che ancora stenta a definirsi.

In questo quadro, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mentre non si focalizza su misure specifiche per il settore commerciale (rimandando per la modernizzazione a più generali politiche della rigenerazione urbana, transizione digitale e green) dedica invece diverse iniziative al rafforzamento e modernizzazione del comparto logistico.

Figura 2 – Depositi di prodotti destinati alla vendita esclusiva ecommerce. Wixblog

Solo per citare le misure già attivate al momento della stesura di questo contributo, possono evidenziarsi l’avviso pubblico per il Progetto GREEN PORTS – PNRR – Avviso pubblico di manifestazione di interesse per la formulazione di proposte progettuali nell’ambito della componente intermodalità e logistica integrata, pubblicato il 25.08.2021 e il più recente Decreto di approvazione dell’Avviso di consultazione tecnica – Sviluppo logistica per i settori agroalimentari, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo n. 563135 del 28.10.2021 che ha il duplice obiettivo di informare il settore in merito al piano logistico per lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile previsto nell’ambito del PNRR e raccogliere osservazioni e proposte dei portatori di interesse, che consentano la costruzione di dispositivi di attuazione efficaci.

Allo stato attuale, dunque, in Italia, la crescita del comparto della logistica a servizio dell’e-commerce sta avvenendo senza alcuna regolamentazione urbanistica basata sulle esigenze della contemporaneità, ma piuttosto su un impianto normativo novecentesco, e il PNRR, con la spinta alla modernizzazione del comparto, influirà notevolmente sul suo sviluppo. Pare necessario e non più procrastinabile, invece, che tale crescita venga accompagnata da un complessivo e trasversale ripensamento in materia urbanistica per rispondere in maniera proattiva ai cambiamenti e alle trasformazioni in corso.

Ulteriori approfondimenti

Osservatorio e-commerce Business to consumer della School of Management del Politecnico di Milano

CBRE: Logistica da record e performace positive per gli investimenti

Articoli correlati

Ancora sull’autonomia differenziata. La nuova normativa e la legge 42/2009 di attuazione del federalismo fiscale.

Il nuovo numero di DiTe riapre il dibattito sull'autonomia differenziata, dopo l'approvazione del disegno di legge 615. DiTe aveva già affrontato il tema nel numero del 5 marzo, ma ritorna sulla questione per evidenziare l'importanza del progetto riformatore e i suoi effetti potenziali. Il confronto tra la legge Calderoli del 2009 e la nuova normativa mostra tre punti chiave trascurati: autonomia tributaria, superamento della spesa storica e capacità fiscale regionale. La nuova legge, basata sulla compartecipazione ai tributi, è criticata per la mancanza di coerenza e per ignorare la necessità di perequazione e rafforzamento dell'autonomia tributaria.

L’autonomia regionale differenziata è una secessione dei ricchi

L’autonomia differenziata configura una autentica “secessione dei ricchi” perché amplifica enormemente i poteri delle Regioni, pregiudicando disegno e attuazione delle politiche pubbliche nazionali e ampliando le disuguaglianze territoriali. Il trasferimento delle risorse alle Regioni è definito da commissioni stato-regione privando il Parlamento delle proprie potestà.

Storia e Cronistoria del DdL Calderoli

Il disegno di legge Calderoli all’esame del Parlamento stabilisce, tra l’altro, che l’attuazione dell’autonomia per tutte le funzioni che prevedono il rispetto dei LEP non possono essere oggetto di intesa se non dopo la loro definizione e ciò, di fatto, “costituzionalizza” gli squilibri distributivi nella ripartizione della spesa tra le regioni, penalizzando in particolare quelle meridionali.

L’equivoco dei residui fiscali tra spesa storica e suggestioni autonomistiche

I residui fiscali, lungi dall’essere “impropri e parassitari” non sono altro che la conseguenza della necessità di garantire l’attuazione del principio di equità: dai dati si evince che tale principio, complice il meccanismo del criterio della spesa storica, è lungi dall’essere rispettato.

L’autonomia differenziata, la proposta del Disegno di Legge

Il modello federalista si basa su due principi cardine: l’equa soddisfazione dei bisogni sul territorio e la responsabilità fiscale degli enti decentrati. Il processo di autonomia proposto fa perno invece sui trasferimenti, con l’impoverimento dell’autonomia fiscale regionale e una scarsa attenzione per la necessaria perequazione