Tag: mobilità condivisa

Il car sharing in Italia: dalla crisi del modello dominante al ritorno alle origini

Il car sharing in Italia ha attraversato diverse fasi evolutive, dalle prime esperienze cooperative ai modelli free-floating diffusi nell’ultimo decennio. Oggi il settore mostra segnali di contrazione, legati a criticità economiche e operative dei modelli di larga scala. In questo contesto, emergono prospettive alternative basate su modelli di prossimità e comunità, resi più accessibili da tecnologie digitali a basso costo e potenzialmente rilevanti per una mobilità più equa, efficiente e sostenibile.

Car sharing di quartiere a Reggio Emilia: governance partecipata e sostenibilità economica

Il caso NINA a Reggio Emilia presenta un modello di car sharing di quartiere fondato su governance partecipata, scala locale e collaborazione tra comunità, amministrazione pubblica e partner privati. Il servizio integra tariffe differenziate, prossimità territoriale e coinvolgimento degli utenti per favorire un utilizzo regolare dei veicoli e rafforzare la sostenibilità economica del modello. Attraverso una combinazione di quote fisse e tariffe d’uso, il progetto mira a ridurre la dipendenza da contributi pubblici diretti e a promuovere una gestione condivisa delle risorse, mettendo in relazione mobilità, responsabilità degli utenti e bisogni del territorio.

Il car sharing entra in condominio: il caso del Biscione a Genova

Un’auto privata resta inutilizzata per gran parte del tempo, occupando spazio e generando costi individuali e collettivi. In questo quadro, il car sharing può rappresentare un’alternativa al possesso dell’auto privata, soprattutto per chi percorre distanze annue contenute. Dal 2024, nel complesso residenziale del Biscione a Genova, è attivo un servizio di car sharing elettrico riservato ai residenti e gestito da Elettra Car Sharing tramite app e web. L’articolo ricostruisce l’avvio del progetto, il coinvolgimento dei residenti, i primi risultati della sperimentazione e le prospettive di replicabilità.

Articoli più letti

Montagne di case vuote

In Italia circa 9,6 milioni di abitazioni risultano non occupate, oltre un quarto del patrimonio residenziale. Il fenomeno è particolarmente concentrato nelle aree interne e montane, dove spopolamento, crisi del turismo, costi di ristrutturazione superiori al valore di mercato e successioni ereditarie complesse contribuiscono all’abbandono del patrimonio edilizio. Le case vuote riflettono trasformazioni demografiche, sociali ed economiche profonde, che hanno determinato una crescente sovrabbondanza dello stock abitativo rispetto alla domanda e reso obsoleta una parte del patrimonio esistente.

Se un paese cerca una strada, tra economia paziente, spopolamento ed energie da non sprecare

Un paese della Puglia riflette su come contrastare fenomeni di spopolamento ormai comuni a tanta parte dell’Italia, si misura con un paese vicino, caso di successo di quella che Paolo Manfredi nel suo libro “L’eccellenza non basta” chiama “economia paziente”. Il contrasto allo smottamento demografico, economico e immobiliare di tanta parte delle aree interne non si risolve con Grandi Piani, ma con un paziente lavoro di coltivazione e accompagnamento di progettualità ed energie sparute e sopite, senza sprecare nulla, perché anche piccoli progetti possono avere impatti significativi.

Il progetto “Valli Resilienti”: un’esperienza intersettoriale di rigenerazione delle aree interne in Regione Lombardia

Il progetto “Valli Resilienti”, cofinanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del programma “AttivAree” (2016-2019), si è proposto di promuovere lo sviluppo locale con un approccio intersettoriale volto a potenziare le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché i legami di collaborazione, solidarietà e accoglienza dei territori della Valle Trompia e della Valle Sabbia. Le attività, guidate dalla Comunità Montana di Valle Trompia e sviluppate da un ampio partenariato costituito da enti istituzionali e del terzo settore, hanno cercato di stimolare la rigenerazione del territorio favorendo la sinergia tra le varie realtà identitarie locali.

Un welfare su misura per le aree demograficamente rarefatte

Le trasformazioni demografiche in atto in Italia hanno già, e avranno in un futuro molto vicino, importanti ricadute sulla coesione sociale. Richiedono attente valutazioni nel campo delle politiche di welfare e percorsi sperimentali da avviare in tempi rapidi. Perché non iniziare dai contesti territoriali in cui la presenza umana si è ridotta più marcatamente, nelle aree interne contrassegnate dalla rarefazione demografica? Servono un approccio place based e uno sguardo che fa del margine un osservatorio privilegiato per l’analisi di questioni che riguardano l’intero Paese.

Strategie per le aree interne: tra retorica del declino e infrastrutturazione comunitaria

Le aree interne italiane si trovano al centro di una contraddizione: considerate marginali dal nuovo PSNAI, mostrano invece segnali concreti di vitalità e innovazione. Non è il territorio a essere fragile, ma le politiche che lo attraversano. In opposizione a visioni tecnocratiche e assistenziali, emergono pratiche di rigenerazione fondate su comunità attive, governance plurale e nuovi modelli istituzionali capaci di generare sviluppo dal basso. La sfida è passare dal governo dei fondi alla governance delle comunità.