16 Giugno, 2024

Salute e territorio: quali connessioni?

Tempo di lettura: 3 minuti

Durante la pandemia molte azioni messe in campo dai Comuni hanno avuto necessità di un maggiore impegno economico mentre altre sono state interrotte per il timore della diffusione del contagio. Interruzioni che hanno determinato danni a vari livelli nella popolazione: ritardi nelle diagnosi, incremento di situazioni di disagio tra i giovani, aggravamento di alcune situazioni tipiche della terza età, ecc.

Alla pandemia ha fatto seguito un grande piano di ripresa e resilienza (PNRR) che attraverso sei missioni ha rivisto quanto poteva essere ammodernato e incrementato dando avvio ad una ondata di riforme attese da anni. Solo per citarne una tra tutte, quella del “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”, cosiddetto DM 77, che finalmente ha dato forma alle attività che la sanità da decenni tenta di rendere evidenti e uniformi sul territorio in ogni regione. Sono state dettate le regole sulle diverse strutture, sulle loro prestazioni e sulla tipologia di operatori che le devono erogare. Un processo che prova a far uscire dall’area della trasparenza i servizi che pure esistono sul territorio ma che vengono puntualmente bypassati dai cittadini a favore del più segnalato e sempre presente ospedale vicino.

Ma ormai è diventato di assoluta necessità concentrarsi su una sanità di prossimità, tanto più che buona parte dei Comuni del Paese sono collocati in quelle aree che vengono definite “interne” perché disagiate dal punto di vista dei servizi essenziali come la mobilità, l’istruzione e la sanità, appunto. La prossimità e la domiciliarità sono il viatico per una visione della salute a 360 gradi. Un Paese che nei Comuni al sotto dei 2.000 abitanti dispone, al massimo, di una farmacia, e dove si concentra una popolazione di over 65enni superiore al resto delle altre aree, deve prevedere strumenti che avvicinino, che monitorino, che rendano i cittadini coscienti del proprio stato di salute e delle azioni necessarie per mantenerlo (empowerment).

In questo contesto si incardina il concetto di One Health come drive per tutte le politiche (come dice il Piano Nazionale di Prevenzione). La pandemia ne è stata la più evidente manifestazione: tutto ciò che circonda l’uomo – ambiente, animali, clima, ecc. – contribuisce, nel bene e nel male al suo stato di salute e benessere.

Più che in altri ambiti, la salute è frutto dell’intersecarsi delle politiche sociali con le politiche sanitarie. Non solo, tutto quello che è ambiente, arredo urbano, spazi organizzati o meno, sono espressione di un’attenzione al benessere dei cittadini che quegli spazi li abitano.

Oltre quarant’anni di Servizio sanitario nazionale universalistico hanno reso l’Italia un Paese con un’aspettativa di vita tra le prime al mondo. Di contro, all’aumento della popolazione anziana, si accompagna quello che viene definito “inverno demografico”. Il rischio è che se non si cambia paradigma nella gestione della sanità, e della salute nel suo complesso, il SSN rischia di diventare vittima del suo successo. 

Se non si interviene con azioni costanti e quotidiane contrastando l’insorgere delle patologie croniche tipiche dell’età anziana e le loro complicanze, in un contesto di scarsità di risorse – umane ed economiche – il tema della sostenibilità e del ridimensionamento saranno le sole note sulle quali modulare le azioni del sociale e della sanità. 

Occorre ripensare le azioni per raggiungere con efficacia una grande fetta della popolazione e per fare ciò è necessario uno sguardo concentrato – per il tempo necessario – sulle questioni importanti prima che su quelle urgenti poiché quelle importanti, quando gestite, limitano l’insorgere di quelle urgenti.

*Il lavoro riflette esclusivamente le opinioni degli autori senza impegnare la responsabilità dell’Istituzione di appartenenza

Articoli correlati

Il PNRR per il socio-sanitario: le riforme previste

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è fondamentale per la ripresa post-pandemia in Europa. In Italia, si focalizza su inclusione e salute, destinando rispettivamente il 9% e l'8% del budget. La Missione 5 mira a riformare l'assistenza alle persone disabili e anziane non autosufficienti, mentre la Missione 6 si concentra sulla sanità territoriale e l'innovazione. Tuttavia, manca un'approccio integrato tra le due missioni, nonostante la chiara interconnessione tra salute e qualità della vita quotidiana, come dimostrato dagli impatti della pandemia da Covid-19.

Le regole per la sanità (e la salute) di prossimità

La salute è un sistema che interviene con azioni diverse sulla malattia ma è anche gioco d’anticipo sulla stessa. Un anticipo che, senza una visione di lunga durata e di pervasività nella società, appare spesso come una spesa rinviabile o un optional. La prevenzione, nelle sue diverse sfaccettature, la medicina di prossimità, le prestazioni a domicilio, sono, al contrario, un investimento obbligatorio sul futuro, strettamente connesso all’uso delle risorse (umane, tecnologiche, economiche) disponibili sul territorio.

La spesa dei comuni per i servizi sociali: trend e divari territoriali

L'analisi del 2021 sui Conti Pubblici Territoriali mostra che l'Italia investe consistentemente in sanità e servizi sociali, con una spesa media di 2.179€ per la sanità e 1.474€ per interventi sociali pro capite. Nel 2020, i comuni hanno destinato 7,85 miliardi di euro, lo 0,47% del PIL, ai servizi sociali, con un aumento del 4,3% rispetto al 2019. Le disparità regionali sono evidenti, con il Nord che supera il Mezzogiorno. Il 36% della spesa comunale va agli interventi diretti, il 32% alle strutture e il 31% ai trasferimenti in denaro, con un notevole aumento nel 2020. Si notano aumenti nella spesa per povertà e disagio, ma preoccupa il calo degli investimenti per gli anziani, nonostante l'invecchiamento della popolazione.

La struttura demografica italiana e l’importanza dell’integrazione socio-sanitaria

L'Italia affronta una struttura demografica regressiva con un numero sempre più alto di anziani rispetto ai giovani. L'indice di vecchiaia nel 2023 è del 193,1%, indicando una popolazione anziana in crescita. La bassa natalità e l'incremento dell'aspettativa di vita creano sfide per il sistema socio-sanitario. La Legge n. 33 del 2023 si propone di affrontare queste sfide promuovendo politiche per l'invecchiamento attivo e l'assistenza agli anziani non autosufficienti. L'integrazione tra servizi sanitari e sociali diventa cruciale per la sostenibilità del sistema.

L’autonomia regionale differenziata è una secessione dei ricchi

L’autonomia differenziata configura una autentica “secessione dei ricchi” perché amplifica enormemente i poteri delle Regioni, pregiudicando disegno e attuazione delle politiche pubbliche nazionali e ampliando le disuguaglianze territoriali. Il trasferimento delle risorse alle Regioni è definito da commissioni stato-regione privando il Parlamento delle proprie potestà.