2 Marzo, 2024

Gli effetti regionali della spesa pubblica nelle politiche attive del mercato del lavoro per le economie avanzate

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La pandemia del COVID-19, oltre che essere un’emergenza sanitaria, costituisce una grave crisi economica e del mercato del lavoro che ha avuto un imponente impatto su scala mondiale. Tale impatto sull’attività economica e sui livelli di occupazione è stato senza precedenti in termini di velocità e gravità. All’inizio del 2021, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha stimato una sorprendente perdita di 255 milioni di posti di lavoro a livello mondiale a causa della pandemia, con il tasso di disoccupazione in aumento di 1.1 punti percentuali, dal 5.4% al 6.5%, e 81 milioni di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro.

In aggiunta agli effetti avversi a livello aggregato, oggi vi è una crescente preoccupazione che tale shock possa avere anche effetti distributivi a livello regionale. Infatti, la pandemia ha avuto, e sta avendo, anche un impatto negativo sulle entrate fiscali e sui sistemi sanitari delle autorità subnazionali con il rischio di aumentare le disparità regionali e peggiorare le condizioni occupazionali delle regioni meno sviluppate.

In tale contesto, le politiche attive del mercato del lavoro potrebbero svolgere un ruolo importante nel rendere i mercati del lavoro regionali più resilienti all’attuale crisi in quanto potrebbero aiutare i nuovi disoccupati a trovare lavoro più rapidamente e facilitare l’incontro di persone in cerca di lavoro con opportunità di lavoro emergenti. Difatti, sebbene la crescita e la resilienza regionale siano strettamente influenzate dalle caratteristiche endogene regionali – come la dotazione di capitale umano, sociale, culturale, istituzionale, naturale, artistico ed infrastrutturale (Mazzola e Pizzuto, 2020), i fattori che determinano le performance regionali non dovrebbero essere individuati solo nelle dotazioni endogene di ciascuna regione, ma sono anche associati ad alcune peculiarità pervasive dell’economia nazionale e delle sue performance e politiche generali (Furceri, Mazzola e Pizzuto, 2019).

Sebbene l’efficacia delle politiche attive del mercato del lavoro sia stata analizzata diffusamente a livello macro-e microeconomico, poco è noto sugli effetti regionali di tali politiche. Pertanto, in un recente contributo (Faraci, Furceri, Mazzola e Pizzuto, 2022) abbiamo analizzato gli effetti della spesa pubblica per le politiche attive del mercato del lavoro sulle performance delle economie regionali per un campione di 29 paesi avanzati nel periodo 1995-2011.

A scopo illustrativo, la figura 1 mostra la media della spesa per le politiche attive del mercato del lavoro in percentuale del PIL per il periodo 1995-2011. La spesa per politiche attive del mercato del lavoro è molto eterogenea tra paesi, e raggiunge picchi più elevati in Danimarca e Svezia, con un valore medio di circa l’1.5% del PIL nel periodo preso in esame. Altri paesi presentano un’elevata spesa pubblica per politiche attive del mercato del lavoro, come Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia e Finlandia, che registrano in media oltre l’1% del PIL. Al contrario, paesi come Cile, Estonia, e Messico, registrano valori medi molto bassi e inferiori allo 0.2%.

Figura 1 – Differenze medie nella spesa per politiche attive del mercato del lavoro (%PIL). Nota: Il grafico mostra il valore medio della spesa pubblica per politiche attive del mercato del lavoro (in % del PIL) nel periodo 1995-2011

La figura 2 mostra la variabilità della spesa pubblica per politiche attive del mercato del lavoro (% del PIL) per ciascuno dei 29 paesi nel periodo 1995-2011. I paesi che registrano una spesa in media maggiore, ossia Danimarca e Svezia, mostrano anche una maggiore variabilità nella distribuzione di tale spesa nel periodo in esame. In Svezia ciò è probabilmente legato ai sostanziali interventi politici adottati per compensare le conseguenze negative della recessione di lunga durata che il Paese ha vissuto nel 1990. Al contrario, i paesi che in media hanno livelli di spesa più bassi, come il Messico o gli Stati Uniti, mostrano una bassa variabilità nel tempo, con valori medi, rispettivamente, di circa 0.1 e 0.2.

Figura 2 – Variabilità della spesa pubblica in politiche attive del mercato del lavoro (% del PIL)
Nota: Il grafico mostra la variabilità della spesa pubblica per politiche attive del mercato del lavoro (% del PIL) per ciascuno dei 29 paesi nel periodo 1995-2011. Il punto più basso sul box-plot (cioè il limite del baffo inferiore) è il valore minimo del set di dati e il punto più alto (cioè il limite del baffo superiore) è il valore massimo del set di dati (esclusi eventuali valori anomali) per ciascun Paese. La scatola è disegnata da Q1 a Q3 con una linea orizzontale per indicare la mediana. I valori anomali che differiscono in modo significativo dal resto dei dati vengono tracciati come singoli punti oltre i baffi.

I risultati ottenuti dalle nostre analisi, utilizzando tali informazioni di spesa a livello nazionale e dati sulla disoccupazione e produzione a livello regionale, suggeriscono che, in linea con quanto emerge dagli studi macroeconomici, gli shock della spesa per politiche attive del mercato del lavoro hanno un effetto statisticamente significativo a breve e medio termine nel ridurre la disoccupazione regionale, mentre aumentano gradualmente la produzione.

Tali effetti tendono ad essere maggiori in periodi economici avversi, risultando coerenti con la crescente letteratura che indica maggiori effetti della spesa pubblica durante i periodi di crisi. Di fatto, gli incrementi della spesa in politiche attive del mercato del lavoro sono riconducibili a riforme del mercato del lavoro che spesso comportano stimoli fiscali a breve termine e conducono a benefici maggiori quando le condizioni economiche sono deboli.

Inoltre, le stime mostrano che gli shock della spesa per politiche attive del mercato del lavoro sono più efficaci nell’aumentare la produzione e ridurre il tasso di disoccupazione regionali se integrati da maggiori spese dei fondi europei, suggerendo una forte complementarità tra politiche “spazialmente mirate” (come la politica di coesione) e politiche “spazialmente cieche” (come le politiche attive del mercato del lavoro). Una possibile spiegazione di tale risultato è relativa alla potenziale integrazione degli investimenti nella riqualificazione di inoccupati e disoccupati con la probabile creazione di posti di lavoro e la crescente domanda di manodopera che può essere stimolata dalle spese relative ai fondi europei (attraverso investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione, tecnologie digitali), che amplifica la risposta originale delle variabili di performance regionale alla spesa nazionale per le politiche attive del mercato del lavoro.

Nel complesso i risultati forniscono sostegno all’importante ruolo che le politiche attive del mercato del lavoro possono svolgere nel mitigare gli impatti aggregati e regionali negativi del COVID-19.

Riferimenti bibliografici

  • Faraci J., Furceri D., Mazzola F., Pizzuto P. (2022), The Regional Effects of Public Spending on Active Labor Market Policies: Evidence from Advanced Economies. In: Caloffi A., De Castris M., Perucca G. (eds.), The Regional Challenges in the Post-Covid Era. Milan: FrancoAngeli. 147-162.
  • Furceri D., Mazzola F., Pizzuto P. (2019), Asymmetric effects of monetary policy shocks across US states. Papers in Regional Science, 98, 5: 1861–1891. DOI: 10.1111/pirs.12460.
  • Mazzola F., Pizzuto P. (2020), Resilience and Convergence: Short vs. Long-Run Regional Effects of Economic Crises and Macroeconomic Policies. Scienze Regionali, 19, 3: 431-452. DOI: 10.14650/98286.

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