L’articolo introduce i contributi relativi i contributi relativi all’analisi della spesa di regioni, comuni, province e città metropolitane, articolata in missioni, così come previsto dalle norme in vigore. I dati analizzati sono relativi agli anni 2021 e 2019. Tutte le informazioni utilizzate sono state acquisite ed elaborate dall’ISTAT.
Le regioni destinano gran parte delle proprie risorse alla principale funzione attribuita dalle leggi, ossia al campo sanitario, in media il 70%, assegnando quote residuali alle restanti missioni. I servizi destinati al funzionamento della macchina amministrativa e al trasporto pubblico registrano a livello nazionale quote percentuali superiori al 5% della spesa totale. Nel triennio 2019-2021 non si rilevano particolari modifiche nell’utilizzo delle risorse, sia a livello nazionale sia a livello di ripartizione territoriale.
Le politiche attive del mercato del lavoro potrebbero svolgere un ruolo importante nel rendere i mercati del lavoro regionali più resilienti alla crisi dovuta al COVID-19 in quanto potrebbero aiutare i nuovi disoccupati a trovare lavoro più rapidamente e facilitare l'incontro di persone in cerca di lavoro con opportunità di lavoro emergenti. I risultati ottenuti in un recente contributo suggeriscono che incrementi di spesa per politiche attive del mercato del lavoro hanno un effetto a breve e medio termine nel ridurre la disoccupazione, mentre aumentano gradualmente la produzione. Tali effetti tendono ad essere maggiori in periodi economici avversi, e se integrati da maggiori spese dei fondi europei.
La crisi europea non è solo geopolitica: si manifesta nei territori, nelle città e negli spazi dell’abitare. Qui si misura la tenuta democratica dell’Europa. L’articolo propone un Piano B che parte dai territori, ripensando rigenerazione urbana, housing ed economia sociale come infrastrutture democratiche. Non mitigare gli effetti dello sviluppo, ma progettare ex ante un’economia pubblica capace di produrre valore condiviso.
In anni recenti molti esponenti del mondo accademico e tra i policy makers si sono schierati contro la narrazione dominante che le zone marginali siano destinate ad un inesorabile destino di abbandono e lenta scomparsa. Esistono in realtà alcuni territori, che abbiamo definito ‘vibranti’, capaci di resistere alla tendenza allo spopolamento adattandosi alla loro perifericità. Comprendere quali siano gli elementi esogeni, o quali le risorse endogene su cui hanno fatto perno, diviene un importante fattore di conoscenza per chi ha la responsabilità di proporre strumenti per promuovere la coesione territoriale e ridurre le disparità territoriali.
La coesione territoriale è una priorità del PNRR: si prevede di riservare alle regioni meridionali il 40% delle risorse “territorializzabili”; tuttavia, i requisititi richiesti di bandi e la capacità di progettazione della PA possono vanificare questi propositi.
L’articolo, di fronte al complesso quadro di crisi sociale e abitativa che caratterizza le città, evidenzia la necessità di interventi concreti e di una nuova prospettiva politica per affrontare le sfide urbane attuali e mitigare la deriva neoliberista. Tra queste: la ridefinizione dell'alloggio sociale come servizio di interesse generale e l'elaborazione di un Piano Casa Nazionale che preveda il significativo aumento del numero di alloggi di ERP e ERS pubblico per rispondere alla crescente domanda.
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