9 Febbraio, 2023

Fondi Strutturali europei 2014-2020 in Italia: l’asso piglia tutto dei privati

Tempo di lettura: 4 minuti

I progetti del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2014-2020 al 31 agosto 2021 sono 117.452, per un totale di oltre 32,4 miliardi di euro di costi rendicontabili. Tali risorse, come riportato in Tabella 1, sono destinate principalmente ai temi della ricerca e dell’innovazione (33,5%) e dei trasporti e infrastrutture a rete (16,6%). Dal punto di vista della numerosità dei progetti, oltre al settore della ricerca (31,1%), una forte concentrazione, con quasi 39mila interventi, si registra in materia di competitività per le imprese (33%) e in operazioni nell’ambito dell’agenda digitale (il 20,7% del totale).

Tabella 1. I progetti FESR 2014-2020, per tema d’intervento
Fonte: elaborazione IFEL-Ufficio Analisi ed Elaborazione Dati Economia Territoriale ed Eutalia S.r.l., Ufficio Studi su dati OpenCoesione aggiornati al 31.08.2021

La dimensione finanziaria media dei progetti FESR è pari a circa 276.500 euro. Tale dato è frutto di una compensazione tra l’elevato numero di micro-interventi e i pochi grandi progetti: le operazioni fino a 150mila euro sono l’84,7% e valgono soltanto l’8,3% del costo totale, mentre i progetti oltre i 10 milioni di euro, pur rappresentando numericamente solo lo 0,3% del totale, raccolgono il 47% del valore complessivo rendicontabile.

La Figura 1 evidenzia come i primi beneficiari FESR, con circa il 65% degli interventi, siano gli operatori privati e le imprese, seguiti a grande distanza da scuole, università ed istituti di ricerca pubblici (20,2%). Anche sul fronte delle risorse i privati sono al primo posto, con il 47% dei costi in capo a loro, seguiti dai comuni. Sono infatti le amministrazioni comunali la prima categoria di soggetto pubblico beneficiario, con il 15,6% dei costi totali, pari a oltre 5 miliardi di euro.

Tra i diversi beneficiari cambia in modo significativo la taglia finanziaria dei progetti. I due casi opposti sono quelli di scuole e ministeri: nel primo caso il valore è di circa 67mila euro, nel secondo di oltre 7,6 milioni di euro.

Figura 1. Percentuale di progetti e di costi rendicontabili FESR 2014-2020, per tipologia di soggetto beneficiario.
Fonte: elaborazione IFEL-Ufficio Analisi ed Elaborazione Dati Economia Territoriale ed Eutalia S.r.l., Ufficio Studi su dati OpenCoesione aggiornati al 31.08.2021

Il Fondo Sociale Europeo (FSE) 2014-2020 si comporta in modo totalmente diverso dal FESR. Innanzitutto, il numero dei progetti cresce in modo importante, superando quota 400mila, mentre si riduce il costo, che si attesta poco sopra ai 14,6 miliardi di euro. Tale proporzione anticipa una caratteristica specifica del FSE, ossia una tendenza alla micro-progettualità ancora più accentuata di quella che si rileva in ambito FESR: la taglia media è poco sotto i 37mila euro ed oltre il 74% dei progetti ha un costo rendicontabile addirittura inferiore ai 10.000 euro.

Una simile evidenza è il riflesso degli ambiti sui quali interviene il Fondo: in termini numerici, la maggior parte degli interventi è relativa alle tematiche occupazionali e di mobilità dei lavoratori (64,4%), segue poi il settore dell’istruzione (29,3%) ed in modo del tutto residuale l’inclusione sociale, il rafforzamento della PA, la ricerca e la competitività delle imprese. In termini di risorse, il settore che ne assorbe di più è quello dell’istruzione, con oltre il 35% dei costi totali, seguito dai progetti destinati all’occupazione che valgono circa il 31% dei costi complessivi e all’inclusione sociale (25,6%) (Tabella 2).

Tabella 2. I progetti FSE 2014-2020, per tema d’intervento.
Fonte: elaborazione IFEL-Ufficio Analisi ed Elaborazione Dati Economia Territoriale ed Eutalia S.r.l.-Ufficio Studi su dati OpenCoesione aggiornati al 31.08.2021

Infine, osservando la Figura 2 si nota come anche in questo caso gli operatori privati e le imprese siano i primi beneficiari del Fondo, sia per numerosità dei progetti (circa il 63%), sia per risorse (34,8%). Seguono le regioni, con il 17,4% degli interventi e il 15,7% dei costi, e le istituzioni dell’istruzione, con il 13,1% delle operazioni e il 19,3% delle risorse.

Figura 2. Percentuale di progetti e di costi rendicontabili FSE 2014-2020, per tipologia di soggetto beneficiario.
Fonte: elaborazione IFEL-Ufficio Analisi ed Elaborazione Dati Economia Territoriale ed Eutalia S.r.l.-Ufficio Studi su dati OpenCoesione aggiornati al 31.08.2021

Le principali evidenze qui esposte per entrambi i fondi, ossia la forte tendenza alla micro-progettualità e l’eccessiva frammentazione degli interventi tra i tanti beneficiari, generano preoccupazioni sul reale impatto che una simile politica dovrebbe generare, strutturalmente, in termini di convergenza, crescita o sviluppo. Una parcellizzazione eccessiva dei fondi UE è sintomo di un effetto sostituzione di tali risorse che invece, essendo straordinarie, dovrebbero essere utilizzate rispettando il principio di addizionalità.

Ulteriori approfondimenti

Undicesima edizione del Rapporto IFEL “La dimensione territoriale nelle politiche di coesione – Stato di attuazione e ruolo dei Comuni nella programmazione 2014-2020”, scaricabile al link seguente: www.fondazioneifel.it

Articoli correlati

Il Covid-19 e le regioni italiane. Dopo il recupero, quali prospettive?

Il Covid-19 ha prodotto effetti differenziati sull’economia delle regioni italiane: un impatto maggiormente immediato al Nord, ma maggiori difficoltà nella fase di recupero per il Sud. Le determinanti primarie di queste differenze possono essere individuate in fattori strutturali quali composizione settoriale, propensione al lavoro a distanza, disponibilità di capitale umano e tecnologia, apertura internazionale e partecipazione alle catene del valore globali. Le prospettive future, in particolare per il Mezzogiorno, dipendono dall’evoluzione del contesto geo-politico globale e dalla capacità delle politiche pubbliche di incidere sulle debolezze strutturali delle economie regionali.

Gli effetti regionali della spesa pubblica nelle politiche attive del mercato del lavoro per le economie avanzate

Le politiche attive del mercato del lavoro potrebbero svolgere un ruolo importante nel rendere i mercati del lavoro regionali più resilienti alla crisi dovuta al COVID-19 in quanto potrebbero aiutare i nuovi disoccupati a trovare lavoro più rapidamente e facilitare l'incontro di persone in cerca di lavoro con opportunità di lavoro emergenti. I risultati ottenuti in un recente contributo suggeriscono che incrementi di spesa per politiche attive del mercato del lavoro hanno un effetto a breve e medio termine nel ridurre la disoccupazione, mentre aumentano gradualmente la produzione. Tali effetti tendono ad essere maggiori in periodi economici avversi, e se integrati da maggiori spese dei fondi europei.

Ecosistema innovativo e territorio in Puglia

Le start up innovative, con la loro ormai storia decennale, costituiscono una componente importante per la creazione di un ecosistema innovativo (in particolare per il settore high tech) e per una maggiore dinamicità dello sviluppo territoriale. Nel periodo di programmazione 2014-2020, la Puglia ha attuato politiche di aiuto a favore di start up innovative, grandi imprese e PMI che hanno prodotto effetti differenziati nei sistemi locali del lavoro che compongono il territorio. Partendo dai risultati prodotti dalle politiche per le imprese si delinea una possibile evoluzione delle politiche di sostegno maggiormente orientata allo sviluppo di ecosistemi territoriali connessi.

Cosa ci dice la spesa dei fondi europei sulla governance del Next Generation EU

I dati comparati tra Paesi sulla spesa dei fondi strutturali europei nella precedente programmazione evidenziano come una governance multilivello, ad esempio attraverso l’uso di programmi regionali, non sia di per sé un generatore di ritardi attuativi. Questa conclusione assume un significato specifico alla luce del dibattito sul futuro della politica di coesione, in particolare in relazione all’influenza che il modello di gestione dei PNRR (gestione diretta e centralizzata) potrebbe avere sui fondi strutturali post-2027.

Il riorientamento dei POR FESR 2014-2020 in Italia a seguito dell’emergenza COVID

La pandemia da Covid-19 ha condizionato l’attuazione della Politica di Coesione UE e dei Programmi Operativi Regionali (POR) FESR 2014-20, riorientati per contribuire a fronteggiare l’emergenza sanitaria. In tal senso, nell’articolo si indaga la loro trasformazione tra prima e dopo l’avvento della pandemia, confrontando in tempo reale il mutamento de facto dei POR e il relativo comportamento delle Regioni tra la situazione pre-Covid al 31.12.2019 e quella successiva al picco pandemico alla data del 31.08.2021.