18 Luglio, 2024

Da ex convitto ad hub di comunità: lo spazio mosso

Tempo di lettura: 5 minuti

Nato come uno dei Punti di Comunità nell’ambito de Lacittàintorno, il programma per lo sviluppo delle periferie di Fondazione Cariplo, mosso è un progetto sociale ibrido che combina coesione e welfare innovativo, rigenerazione urbana e inclusione, negli spazi rigenerati dell’Ex convitto Parco Trotter di Milano, di proprietà dell’amministrazione comunale. 

È qui che, nel solco di un’attività di ristorazione a impatto sociale, si lavora per promuovere dinamiche partecipative e di co-progettazione, incoraggiando percorsi di attivazione del basso e cercando di favorire il riconoscimento sociale e l’abilitazione dei residenti. Le tematiche più urgenti, legate al diritto all’abitare, all’integrazione con le numerose minoranze presenti nel territorio e all’accessibilità della cultura, trovano ascolto e supporto nell’ambito di numerosi progetti avviati.

 Situato nel grande isolato verde del Parco Trotter – il parco scolastico che allo squillare delle campanelle si tramuta in frequentatissimo parco di quartiere – mosso abita un contesto di forte mutamento urbano, a metà tra la storica realtà di via Padova e il recente progetto No.Lo. Via Padova si distingue per una dimensione di grande ricchezza multiculturale dove, a un contesto di fragilità sociale contraddistinto da episodi di microcriminalità, fanno da contraltare iniziative dal basso a testimonianza della vivacità dei gruppi informali di cittadini e delle associazioni del terzo settore. Via Padova è oggi al centro di un importante progetto di riqualificazione urbana destinato a trasformare il volto del quartiere. NoLo, North of Loreto, fino agli inizi del Duemila è stato caratterizzato da un diffuso degrado, mentre oggi rappresenta una parte di città culturalmente vitale, vissuta da giovani artisti, makers e freelance.  

mosso è il progetto di riattivazione dell’Ex Convitto del Parco Trotter, edificio scolastico che negli anni sessanta ospitava circa 200 bambini, provenienti dalle fasce più fragili della popolazione, cui venivano garantiti vitto, alloggio e percorsi educativi. Dopo l’abbandono dell’edificio, nel 1985, e la conseguente caduta in rovina, sono seguiti decenni di vani tentativi di recupero che hanno visto la loro concretizzazione solo nel 2018, grazie all’intervento della Fondazione Cariplo a sostegno del Comune di Milano. Insieme, questi ultimi hanno scritto un bando di gara per l’assegnazione dell’edificio. Ad aggiudicarsi l’immobile cinque organizzazioni no profit in partenariato costituitesi in Associazione temporanea di imprese per la gestione dello spazio. Da qui ha avuto inizio una fase di co-progettazione portata avanti dalle suddette realtà per la definizione dei vari aspetti del progetto, primo su tutti, la delicata elaborazione di un disegno architettonico che potesse accogliere i cambiamenti strutturali necessari a rispondere alle complesse esigenze del progetto; una programmazione di contenuti che rispettasse il delicato bilanciamento tra la produzione di valore economico e valore sociale, con una forte vocazione all’inclusione sociale. La scommessa è di garantire al progetto una vita di 17 anni, durata del contratto con il comune di Milano, realizzando l’ambizioso compromesso tra sostenibilità economica e accessibilità delle proposte. 

Questo nuovo spazio ibrido restituito alla città, con a capofila dell’ATI La Fabbrica di Olinda società cooperativa sociale, comprende una molteplicità di aree d’azione. mosso è cultura: il calendario di spettacoli dal vivo, curato dall’associazione Ludwig e concertato con il territorio, vede la musica protagonista in tutti i suoi generi, affiancata da performance, teatro e danza. mosso è anche un progetto formativo, curato da CSF, Centro servizi formazione, che si occupa di politiche attive del lavoro e formazione professionale in un quartiere dall’elevata dispersione scolastica. mosso è impegnato nell’inserimento lavorativo, grazie alla lunga tradizione di Olinda, Cooperativa dell’Ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini, attraverso percorsi professionalizzanti finalizzati all’occupazione di persone svantaggiate. E ancora, mosso promuove inclusione sociale grazie all’impegno di COMIN Cooperativa sociale di solidarietà, responsabile delle attività volte a promuovere l’ascolto attivo delle prospettive di tutti i cittadini attraverso l’attivazione di un portierato di quartiere che assicura servizi gratuiti a supporto delle persone più fragili. mosso è anche e soprattutto il profumo di lievito e farina che, dal grande forno a legna, poco prima dell’ora dell’aperitivo, attraversa la sala del ristorante e del bar, mentre si assiste alla presentazione di un libro o ad un concerto in acustico. Infine, a mosso prendono forma progettualità legate al riuso, convogliate nello spazio-attrezzeria: qui si svolgono laboratori di sartoria, serigrafia, falegnameria, ciclofficina, e altre attività finalizzate a diffondere comportamenti responsabili e pratiche di economia circolare.

L’apertura ufficiale arriva il 16 giugno 2022, dopo una prima ridotta stagione culturale concentrata negli spazi esterni nell’estate del 2021, prima della grande ristrutturazione necessaria per poter utilizzare tutti gli spazi. Il grande complesso architettonico ospitante, di circa 3000 mq, si articola in quattro padiglioni distribuiti su due piani. Al piano terra si trovano la piazza, ovvero il grande cortile esterno aperto da mattina a sera che accoglie gratuitamente chiunque faccia il suo ingresso, gli orti urbani, un bar con portierato di quartiere, un’attrezzeria, e una sala concerti. Al primo piano si trovano invece le sale di formazione, una sala polifunzionale che ospita conferenze e spettacoli, e i locali dedicati a due progetti educativi che accolgono minori in difficoltà e sostengono il ricongiungimento familiare.  

Nonostante l’apertura recente, sono già evidenti gli impatti positivi generati sul territorio, sia dal punto di vista dell’amministrazione che dei residenti. Tornare ad appropriarsi di uno spazio per troppo tempo sottratto alla cittadinanza ha reso possibile anche il ripopolamento da parte degli abitanti dei vicini giardini di via Mosso, fulcro dello spaccio cittadino prima dell’apertura dello spazio. mosso è l’esempio di come un progetto complesso sia in grado di mettere in moto pratiche di capacitazione e mobilitazione dei cittadini, anche i più giovani, costituendo un laboratorio di inclusione permanente che si prenda cura dei processi di rivitalizzazione e riqualificazione del quartiere.

Sala concerti dello spazio mosso – Fotografia di Giovanni Carradori

Ulteriori approfondimenti
Spazio Mosso.org

Articoli correlati

Spazi ibridi e città di prossimità. Il caso di Milano

Negli ultimi anni si sono moltiplicate esperienze in grado di coniugare attivismo, terzo settore e innovazione sociale nelle nostre città. Sono luoghi variamente denominati che hanno nella loro natura ibrida la loro caratteristica principale. A Milano, con un netto impulso durante la fase pandemica, gli spazi ibridi sono cresciuti e si sono affermati. E oggi possono essere valorizzati nelle politiche pubbliche se è vero che la città punta davvero a essere sempre più inclusiva e di prossimità.

Mare culturale urbano: progetto ibrido in quattro periferie

mare culturale urbano è un progetto di rigenerazione urbana a base culturale nato nella periferia del Municipio 7 di Milano e attualmente diffuso in altri tre quartieri, per proporre un nuovo e migliore stile di vita cooperativo e solidale che ripensi alla cultura, al benessere collettivo e al senso civico degli abitanti della zona. Riconosciuto dal magazine Artribune nel 2019 come il miglior spazio ibrido di Milano, mare culturale urbano si è impegnato a rigenerare la storica cascina Torrette di Trenno del ‘600, rendendola un punto d’incontro per la comunità della periferia ovest di Milano e una piazza aperta a tutta la città in cui partecipare a eventi e ad attività accessibili a tutti.

La Rete degli Spazi ibridi di Milano. Un’intervista ad Annibale D’Elia

Il Comune di Milano nel 2022 istituisce in via sperimentale un Elenco qualificato di spazi ibridi denominato Rete spazi ibridi della Città di Milano che conta attualmente 20 soggetti selezionati da un’apposita commissione di valutazione mediante un Avviso pubblico aperto. Nell’intervista che segue Annibale D’Elia, Direttore di Progetto di Economia Urbana, Moda e Design del Comune di Milano, - da diversi anni impegnato nell’innovazione delle politiche pubbliche - ci racconta quali motivi hanno spinto l’amministrazione pubblica a sostenere una rete di soggetti gestori di spazi ibridi.

Perché parlare di spazi ibridi socioculturali a Milano? Intervista a Isabella Inti

Nel 2020, a Milano, una rete informale di spazi ibridi socioculturali ha sentito la necessità di ritrovarsi e confrontarsi, trovando ascolto nella pubblica amministrazione che ne ha dapprima riconosciuto la nuova identità e poi avviato un percorso di co-design per politiche di economia di prossimità. Dal documento programmatico pubblico sottoscritto dalla rete, emergono nuovi spunti, bisogni, criticità e prospettive capaci di valorizzare il ruolo di questi spazi all’interno della pianificazione di una città aperta e generativa.

Stecca3: porre al centro delle trasformazioni uno spazio ibrido di comunità

Stecca3 è una casa per associazioni e per attività sociali e culturali collocata tra il quartiere Isola e Porta Nuova di Milano. È uno spazio ibrido che offre una molteplicità di contenuti, è aperto a una pluralità di fruitori ed usi, propone nuovi format culturali e momenti di aggregazione, tenta di coniugare innovazione ed inclusione sociale. Stecca3 è parte della rete informale di spazi ibridi di Milano ed è compresa nell’Elenco qualificato spazi ibridi dell’amministrazione cittadina.