28 Settembre, 2023

Patrimonio culturale e sviluppo locale in cinque libri recenti

Tempo di lettura: 5 minuti

Da anni ormai una ricca letteratura multidisciplinare ci aiuta nella comprensione del legame tra patrimonio culturale e sviluppo locale. In particolare, questo pezzo si propone di approfondire l’argomento attraverso cinque volumi di recente uscita che forniscono una chiave di lettura aggiornata sul tema.

Il libro curato da Towse e Navarrete (2022) offre una panoramica generale e attuale sulla materia, mentre quello edito da Cooke e Lazzeretti (2018) spiega come il patrimonio culturale possa essere anche motore di resilienza. Altri testi di recente pubblicazione esplorano invece i meccanismi attraverso i quali la relazione tra patrimonio culturale e sviluppo si concretizza, nello specifico il canale turistico (De Ascaniis e Cantoni 2022), e mezzi di trasmissione più sofisticati e intangibili, quali la creatività (Cerisola 2019) e l’identità territoriale (Panzera 2022).

Per cominciare, nella terza edizione di “Handbook of Cultural Economics”, Towse e Navarrete propongono, attraverso numerosi capitoli tematici ad opera di diversi autori, un imprescindibile quadro generale. Accanto ai fondamentali tradizionali temi legati per esempio al capitale culturale di Throsby, ai distretti culturali, ai musei e al patrimonio culturale tangibile e intangibile, il volume include anche la digitalizzazione come elemento nuovo e criticamente importante, dato il suo impatto sulla produzione e sul consumo all’interno dell’economia della cultura, specialmente per quanto riguarda argomenti quali copyright, politiche culturali e gestione delle imprese creative.

La cultura, però, non deve essere considerata esclusivamente come un promotore di crescita economica in quanto tale. Infatti, può anche essere valutata come fattore di resilienza per le economie urbane e regionali. Ce lo mostra bene il testo curato da Cooke e Lazzeretti (2018), spiegando – attraverso una prospettiva multidisciplinare – come le risorse culturali possano essere alla base di un modello di sostenibilità che aiuti ad affrontare efficacemente diversi tipi di shock. In questo senso, gli autori focalizzano la loro analisi su aspetti importanti quali il contributo dell’arte e della cultura per la rivitalizzazione dei territori.

Per quanto riguarda invece i canali specifici attraverso i quali la relazione tra patrimonio culturale e sviluppo locale può meglio concretizzarsi, il più noto e riconosciuto è senza dubbio quello turistico. Benchè si tratti dell’approccio più abituale, rimane comunque ampiamente valido e non bisogna ritenerlo superato. Lo raccontano nel dettaglio gli autori del libro curato da De Ascaniis e Cantoni (2022), fornendo una attualissima rassegna sul ruolo del digitale all’interno dei meccanismi turistici, accanto a temi relativi ad accessibilità, fruibilità e godimento del patrimonio culturale da parte dei turisti. L’obiettivo del volume è proprio quello di approfondire la comprensione di come il digitale possa essere utilizzato per promuovere una relazione sostenibile tra turismo e patrimonio culturale e la trattazione dell’argomento si rileva estremamente interessante.

Malgrado l’innegabile importanza del ruolo del turismo nel mediare la relazione tra patrimonio culturale e sviluppo economico, la letteratura ha evidenziato anche altri canali più complessi e immateriali attraverso i quali l’efficacia del legame che stiamo esplorando può essere favorito. Cerisola (2019) mostra come il patrimonio culturale tangibile possa promuovere spirito critico e ispirare creatività artistica e scientifica a livello locale. L’azione congiunta di questi talenti creativi a sua volta favorirebbe la nascita di idee nuove, originali e innovative e di conseguenza costituirebbe un motore per la performance del territorio. In quest’ottica, il patrimonio culturale influenza lo sviluppo locale in maniera indiretta, sostanzialmente supportando la nascita e il consolidamento di un ambiente creativo, che fa da mediatore verso lo sviluppo del territorio.

In ogni modo la creatività non è la sola caratteristica immateriale ad essere stata studiata in quest’ambito. Panzera (2022) spiega infatti che il patrimonio culturale materiale deve essere considerato anche come un fattore di coesione sociale e benessere individuale, come un facilitatore di relazioni internazionali, un generatore di identità e senso di appartenenza, un fautore di diversità culturale, un fattore localizzativo ed un elemento simbolico. Secondo questa prospettiva, il patrimonio culturale può sostenere lo sviluppo socioeconomico locale attraverso specifiche tipologie di identità territoriale. In presenza di una comunità cosmopolita, inclusiva e consapevole di una certa coincidenza tra l’interesse individuale e quello collettivo, ad esempio, l’azione del patrimonio culturale sullo sviluppo locale sembra essere più efficace e amplificata.

Tutti questi recenti contributi hanno la caratteristica comune di sottolineare, partendo da prospettive differenti, l’importanza costruttiva della cultura e del patrimonio culturale nella crescita socioeconomica dei territori. Inoltre, costituiscono una stimolante dimostrazione del crescente interesse per questi argomenti e spingono ad approfondire sempre di più la nostra comprensione dei diversi aspetti che contraddistinguono l’importante funzione della sfera culturale non solo nello sviluppo cognitivo, educativo, innovativo, storico e identitario di un’area, ma anche – e sempre più chiaramente – in quello sociale ed economico.

Riferimenti bibliografici

  • Cerisola S. (2019), Cultural Heritage, Creativity and Economic Development. Cheltenham: Edward Elgar.
  • Cooke P., Lazzeretti L. (eds.) (2018), The Role of Art and Culture for Regional and Urban Resilience. Oxon: Routledge.
  • De Ascaniis S., Cantoni L. (eds.) (2022), Heritage, Sustainable Tourism and Digital Media. Cheltenham: Edward Elgar.
  • Panzera E. (2022), Cultural Heritage and Territorial Identity – Synergies and Development Impact on European Regions. Cham: Springer.
  • Towse R., Navarrete Hernández T. (eds.) (2022), Handbook of Cultural Economics – Third Edition. Cheltenham: Edward Elgar.

Articoli correlati

Sei lezioni dalle città del 2023

Il testo prende in esame sei lezioni apprese dalle presentazioni di Abitare il Vortice nelle città italiane nel 2023. 1) L’abitare si è posto ovunque al centro della discussione sulle città, e non se ne andrà 2) Il cambio di passo nella lotta alla gentrificazione 3) L’egemonia incontrastata dell’overtourism 4) C’è una domanda sempre più diffusa di città 5) C’è una sete enorme di sapere pubblico e condiviso sulla città 6) C’è una domanda pervasiva di nuovi immaginari urbani.

Di chi è la città?

Seguendo allo stesso tempo l’evoluzione del dibattito e il percorso personale dell’autore, “Abitare il vortice” esemplifica efficacemente la necessità di guardare oltre le forme che la città assume per indagare i processi che tali forme producono, a partire da alcuni interrogativi finalmente divenuti centrali ma in larga parte irrisolti: come si produce ‘valore’ nella città e nell’economia urbana contemporanea? Chi lo produce, e chi se ne appropria? Di chi è la città? E come fare per riappropriarsene?

Indizi per capire come funzionano le città

Il libro di Niessen offre una profonda analisi della società urbana contemporanea, esplorandone alcuni processi chiave a partire da un insieme molto organico composto da piccole storie e grandi sistemi, dettagli e sguardi d’insieme, storie e aneddoti. L’autore ci invita a riflettere sul significato di cultura, sulle forze che mettono la nostra vita sociale in pericolo ma offre anche gli strumenti da mettere in campo per riprendersi la città.

I vortici urbani, tra città-merce e nuovi spazi del dissenso

Nel suo Abitare il vortice Bertram Niessen analizza criticamente la realtà della città contemporanea, interessata da processi sempre più spinti di finanziarizzazione, gentrificazione e turistificazione, e ciononostante ancora capace di produrre nuove spazialità e pratiche collettive di dissenso. Dalla sua lettura sembra emergere una evidente dualità: quella tra città “concepita”, plasmata dalle amministrazioni, dal capitale finanziario e dal city branding, e città “praticata”, animata dai movimenti dal basso e da una cultura diffusa che apre costantemente a nuovi modi di fare comunità.

Penisola felix. La costruzione di una città metromarina lineare

La Direttiva 2006/123/CE, cosiddetta Bolkenstein, “liberalizza” l’esercizio delle attività economiche con forti ripercussioni sulla regolamentazione italiana nel rilascio delle concessioni demaniali a finalità turistico-ricreative a operatori economici privati. Riflettere sul futuro delle coste implica aprire una discussione profonda e articolata capace di oltrepassare questioni specifiche e di svelare nuove potenzialità di vasti territori.