2 Marzo, 2024

Vienna: realizzare la città di genere

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Se non ci fosse Vienna, sarebbe molto più complesso portare avanti le istanze che Sex & the City si prefigge di approfondire e di concretizzare per Milano e potenzialmente per tutte le città. Il rischio di sconfinare nell’idealismo sarebbe tale da rendere molto poco credibile la teoria secondo cui una città pensata per i bisogni delle donne sarebbe una città migliore per tutte*i. 

E dunque, per fortuna che Vienna c’è. La quale, con gli oltre sessanta progetti pilota sulla città – tutti specificatamente basati sulle pratiche del gender mainstreaming, realizzati in forme partecipative, e preceduti da analisi quantitative dei bisogni reali -, ha punteggiato il suo tessuto di interventi a piccola scala, e ha ridato vita allo spazio pubblico.

Il lavoro che Vienna ha svolto in più di trent’anni è estremamente riconoscibile e ha la peculiarità di mostrare sia soluzioni che intervengono sull’esistente in maniera delicata e innovativa, sia progetti di nuova realizzazione. 

Tutto ebbe inizio nel 1991, quando Eva Kail, oggi Gender Planning Expert della città di Vienna, insieme a un gruppo di progettisti urbani organizzò un’esibizione dal titolo “Who Owns Public Space — Women’s Everyday Life in the City”. Attraverso una serie di fotografie si mostravano le abitudini quotidiane di diversi gruppi di donne all’interno della vita urbana, mettendo in evidenza come i differenti tracciati delle donne nello spazio urbano fossero estremamente complessi e mai ripetibili. Ogni donna tracciava un percorso differente attraverso la città. Le immagini mostravano chiaramente come la sicurezza e la facilità degli spostamenti fossero una priorità per tutte loro. 

L’esposizione ebbe un tale riscontro da attivare un processo di riformulazione delle politiche amministrative, a partire dalla realizzazione del primo complesso residenziale progettato dalle donne per le donne, su iniziativa pubblica, intitolato Frauen-Werk-Stadt, fino ad arrivare all’integrazione del gender mainstreaming nell’apparato pubblico locale, sulla base delle indicazioni fornite dalla Commissione Europea nel 1996.

Secondo la strategia del gender mainstreaming, un’organizzazione dovrebbe sistematicamente evidenziare e analizzare gli impatti delle varie proposte e decisioni per le donne e gli uomini, rispettivamente. Le conoscenze che ne derivano devono, in una fase successiva, informare la progettazione della pianificazione, dell’attuazione, del follow-up e dello sviluppo a tutti i livelli di tutte le operazioni pubbliche. Questo, concretamente, si traduce in una consapevolezza diffusa sulla non-neutralità delle politiche pubbliche: un amministratore pubblico è, sostanzialmente, sempre costretto a interrogarsi sugli effetti potenzialmente discriminatori delle proprie scelte.

Uno dei progetti di riformulazione dello spazio pubblico maggiormente riusciti di Vienna, dal mio punto di vista, è Reumannplatz. Di recente realizzazione, si tratta di uno snodo importante dei trasporti pubblici nel 10° distretto della città, Favoriten, che per lungo tempo, fino al 2017, è stato capolinea della metropolitana U1. All’estremità meridionale della strada pedonale Favoritenstrasse, la piazza è una sorta di estensione e allargamento della stessa, realizzata in forma partecipativa con i pianificatori e i responsabili dell’amministrazione comunale e del distretto, congiuntamente ai cittadini della zona (anche gli esercenti, la popolazione migrante e i senzatetto) e ai city users. Già nel 2016 le opinioni e i desideri dei residenti vennero mappati nell’ambito di un’analisi dello spazio, dal punto di vista sia funzionale sia sociale. Anche la scuola presente nell’area venne coinvolta: la nuova sistemazione incoraggiò molto la presenza delle ragazze. Le donne espressero più bisogno di verde, e anche preoccupazione per i posti poco illuminati, le più giovani invece manifestarono il desiderio di avere un piccolo palcoscenico, che oggi ospita attività culturali.

La diversità e la vivacità caratteristiche della piazza vennero trattate in quanto aspetti fondamentali. In questo modo si tenne conto degli spazi pubblici senza costrizioni al consumo, migliorando il collegamento alla rete delle piste ciclabili e favorendo le relazioni visive tra le diverse parti. 

Ne è risultata una piazza dotata di molto verde (68 nuovi alberi, 580 arbusti, 90mila bulbi di fiori, 40mila piante perenni e graminacee), di percorsi pedonali sicuri, di aree che identificano target diversi, di tante diverse tipologie di sedute. Le attrezzature per il gioco e lo sport – un’area giochi d’acqua, tappeti elastici e attrezzature per il fitness – sono disponibili gratuitamente. L’area giochi per i bambini è a sua volta frutto di una progettazione innovativa e di nuova concezione. 

Il processo partecipativo è stato realizzato da Tilia, che ha coordinato il processo, ha interpellato i vari attori, e ha poi realizzato un piano iniziale per la piazza, discusso pubblicamente. La progettazione definitiva ed esecutiva è stata poi affidata al gruppo di architetti AGU Architects, che hanno realizzato anche la U-Bahn. La piazza è stata completata nel 2020.

Reumannplatz oggi è mantenuta pulita, ospita molto meno traffico automobilistico, e ha messo al centro invece i flussi delle biciclette e gli scambi con i mezzi pubblici, le cui banchine sono state ripensate per far sentire le persone più al sicuro mentre aspettano.

Nel quartiere vengono organizzate varie attività in cui sono coinvolte le donne, anche relative alla cura di orti o giardini: molto spesso sono iniziative utili a far sì che le donne migranti – molto numerose nel quartiere – conoscano altre donne con cui trascorrere del tempo insieme e fare rete, nel tentativo di inibire il loro isolamento nello spazio e nei ruoli domestici. 

Un solo progetto per raccontare di altre 60 realizzazioni pilota disseminate nel territorio. Vienna dunque può indicare una direzione; una città che oggi – anche grazie a una gestione storicamente illuminata – risulta estremamente vivibile e accessibile, non solo per la sua straordinaria dotazione di case popolari, ma anche per la sua capacità di tradurre una teoria “ideale” con progetti concreti, capaci effettivamente di trasformare la città e di migliorare la vita quotidiana dei*lle suoi*e abitanti.

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