La pandemia da COVID-19 e l'invasione russa dell'Ucraina hanno evidenziato la vulnerabilità dell'Unione Europea alle catene globali del valore, rilanciando il dibattito sul back-shoring per stimolare produttività e occupazione. Il progetto Twin Seeds ha mostrato tuttavia che il back-shoring non ha solo effetti positivi, in quanto può accrescere le disuguaglianze salariali, favorendo i lavoratori qualificati nelle regioni ricche e penalizzando quelli meno qualificati nelle aree svantaggiate. Il risultato è un doppio lato oscuro del backshoring: un peggioramento sia delle disparità intra sia inter regionali. Questo sottolinea la necessità di politiche redistributive in periodi di back-shoring volte a contenere le disparità regionali.
Negli ultimi 15 anni, il declino dell’integrazione economica globale è stato motivato, oltre che da crisi geopolitiche e pandemia, da una crescente domanda di protezionismo da parte dei cittadini, soprattutto nei paesi più sviluppati dal punto di vista economico. Questo sentimento si è tradotto in un crescente sostegno elettorale per movimenti politici in aperta opposizione all’integrazione economica internazionale. Il progetto TWIN SEEDS analizza le percezioni dei cittadini UE sul commercio internazionale, evidenziando maggiore ostilità tra i lavoratori meno qualificati e variazioni tra gli altamente qualificati in base all’intensità ed alla modalità con la quale la comunità in cui vivono partecipa al commercio internazionale. I risultati sono coerenti con l’idea che l’integrazione commerciale generi i maggiori costi nelle comunità specializzate in fasi produttive meno avanzate, riducendo il benessere di tutta la popolazione, indipendentemente dalla qualifica professionale individuale. I risultati suggeriscono la necessità di politiche redistributive volte a mitigare le disuguaglianze tra gruppi di individui, aumentando il benessere sociale.
Fruilent e il Cammino di Basilicata assumono il camminare come pratica di conoscenza e interpretazione territoriale. L’attraversamento lento rende leggibili paesaggi segnati dalla compresenza di aree protette, infrastrutture energetiche, attività estrattive e rarefazione insediativa, restituendone la complessità oltre le rappresentazioni consolidate. Le esperienze di ricerca-azione mostrano come prossimità e mobilità lenta contribuiscano alla costruzione di nuove letture del territorio e all’attivazione di strategie di rigenerazione.
Il cammino è uno strumento di analisi e progetto capace di mettere in relazione insediamenti, paesaggi, infrastrutture e comunità. Due esperienze di ricerca-azione sviluppate nell’Alto Bradano e in Val d’Agri mostrano come l’attraversamento diretto del territorio faccia emergere geografie e relazioni non immediatamente riconoscibili. Il cammino assume così una dimensione operativa, orientando strategie e interventi di rigenerazione territoriale a partire dalle specificità dei contesti attraversati.
Il Museo degli Alberi Lucani assume il paesaggio come matrice narrativa, mettendo in relazione biodiversità agricola, conoscenze scientifiche, pratiche locali e fruizione lenta del territorio. A partire dalla valorizzazione delle antiche varietà da frutto della Basilicata, il progetto costruisce una rete di percorsi e narrazioni che collega gli alberi ai contesti territoriali in cui sono radicati. Il cammino diventa uno strumento di lettura e interpretazione del paesaggio, facendo emergere relazioni, pratiche e trasformazioni che contribuiscono alla costruzione di nuove narrazioni territoriali.
Il cammino è un metodo di ricerca-azione che produce una conoscenza situata del territorio attraverso l’interazione tra spazio, tempo, comunità e osservazione diretta. L’esperienza sviluppata lungo il confine tra Basilicata e Calabria mostra come informazioni, percezioni e saperi raccolti durante l’attraversamento vengano organizzati e tradotti in un immaginario territoriale condiviso. Il videogioco Trail of Signs trasferisce questa conoscenza in un sistema di azioni, regole e scelte, sperimentando la gamification come strumento di interpretazione e coinvolgimento nella trasformazione dei territori.
La rivista è aperta a coloro che ritengono di avere un contributo da offrire al dibattito. La collaborazione avviene promuovendo articoli di carattere puntuale e/o gruppi di articoli coordinati su un tema. I contributi hanno una lunghezza compresa tra quattro e seimila caratteri. Per ogni richiesta di approfondimento: info@dite-aisre.it