Le località balneari italiane stanno superando i confini della stagionalità per assumere un ruolo urbano permanente. Non più semplici mete estive, ma paesaggi abitati e condivisi tutto l’anno, capaci di generare valore economico, culturale e sociale. Le spiagge diventano laboratori di innovazione, in cui comunità dinamiche sperimentano nuovi modelli di convivenza e uso dello spazio, oltre la zonizzazione tradizionale. In questo processo si afferma la “città di relazione”: un contesto flessibile, dove i luoghi non si consumano ma si rigenerano, adattandosi ai ritmi del vivere contemporaneo e aprendo scenari inediti per il futuro urbano.
Il caso NINA a Reggio Emilia presenta un modello di car sharing di quartiere fondato su governance partecipata, scala locale e collaborazione tra comunità, amministrazione pubblica e partner privati. Il servizio integra tariffe differenziate, prossimità territoriale e coinvolgimento degli utenti per favorire un utilizzo regolare dei veicoli e rafforzare la sostenibilità economica del modello. Attraverso una combinazione di quote fisse e tariffe d’uso, il progetto mira a ridurre la dipendenza da contributi pubblici diretti e a promuovere una gestione condivisa delle risorse, mettendo in relazione mobilità, responsabilità degli utenti e bisogni del territorio.
Un’auto privata resta inutilizzata per gran parte del tempo, occupando spazio e generando costi individuali e collettivi. In questo quadro, il car sharing può rappresentare un’alternativa al possesso dell’auto privata, soprattutto per chi percorre distanze annue contenute. Dal 2024, nel complesso residenziale del Biscione a Genova, è attivo un servizio di car sharing elettrico riservato ai residenti e gestito da Elettra Car Sharing tramite app e web. L’articolo ricostruisce l’avvio del progetto, il coinvolgimento dei residenti, i primi risultati della sperimentazione e le prospettive di replicabilità.
A San Vito dei Normanni, stiamo trasformando 50 ettari di terre confiscate alla criminalità organizzata in un’azienda agricola, ecologica e sociale capace di generare lavoro, benessere per la comunità e miglioramento dell’ecosistema. Rigeneriamo il suolo, promuoviamo economia circolare, aumentiamo la biodiversità, offriamo prodotti agricoli di qualità, favoriamo inserimenti socio-lavorativi, organizziamo eventi comunitari, sosteniamo la formazione tecnica e la ricerca scientifica, accompagniamo progetti agricoli promossi da giovani del nostro territorio. In tanti e tante, stiamo costruendo un originale hub rurale che vuole contribuire allo sviluppo locale dell’Alto Salento.
Nel futuro delle spiagge italiane si intravede un paesaggio sul nascere lungo quanto tutto il perimetro della costa italiana. Capace di tenere in equilibrio tutela del diritto allo spazio pubblico, nuovi costumi, nuovi bisogni, nuove forme di relazione urbana a valle della paura pandemica. E capace di generare una comunità permanente più dinamica, connessa e vocata a esperienze simultanee.
In Italia circa 9,6 milioni di abitazioni risultano non occupate, oltre un quarto del patrimonio residenziale. Il fenomeno è particolarmente concentrato nelle aree interne e montane, dove spopolamento, crisi del turismo, costi di ristrutturazione superiori al valore di mercato e successioni ereditarie complesse contribuiscono all’abbandono del patrimonio edilizio. Le case vuote riflettono trasformazioni demografiche, sociali ed economiche profonde, che hanno determinato una crescente sovrabbondanza dello stock abitativo rispetto alla domanda e reso obsoleta una parte del patrimonio esistente.
Un paese della Puglia riflette su come contrastare fenomeni di spopolamento ormai comuni a tanta parte dell’Italia, si misura con un paese vicino, caso di successo di quella che Paolo Manfredi nel suo libro “L’eccellenza non basta” chiama “economia paziente”. Il contrasto allo smottamento demografico, economico e immobiliare di tanta parte delle aree interne non si risolve con Grandi Piani, ma con un paziente lavoro di coltivazione e accompagnamento di progettualità ed energie sparute e sopite, senza sprecare nulla, perché anche piccoli progetti possono avere impatti significativi.
Il progetto “Valli Resilienti”, cofinanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del programma “AttivAree” (2016-2019), si è proposto di promuovere lo sviluppo locale con un approccio intersettoriale volto a potenziare le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché i legami di collaborazione, solidarietà e accoglienza dei territori della Valle Trompia e della Valle Sabbia. Le attività, guidate dalla Comunità Montana di Valle Trompia e sviluppate da un ampio partenariato costituito da enti istituzionali e del terzo settore, hanno cercato di stimolare la rigenerazione del territorio favorendo la sinergia tra le varie realtà identitarie locali.
Le trasformazioni demografiche in atto in Italia hanno già, e avranno in un futuro molto vicino, importanti ricadute sulla coesione sociale. Richiedono attente valutazioni nel campo delle politiche di welfare e percorsi sperimentali da avviare in tempi rapidi. Perché non iniziare dai contesti territoriali in cui la presenza umana si è ridotta più marcatamente, nelle aree interne contrassegnate dalla rarefazione demografica? Servono un approccio place based e uno sguardo che fa del margine un osservatorio privilegiato per l’analisi di questioni che riguardano l’intero Paese.
Le aree interne italiane si trovano al centro di una contraddizione: considerate marginali dal nuovo PSNAI, mostrano invece segnali concreti di vitalità e innovazione. Non è il territorio a essere fragile, ma le politiche che lo attraversano. In opposizione a visioni tecnocratiche e assistenziali, emergono pratiche di rigenerazione fondate su comunità attive, governance plurale e nuovi modelli istituzionali capaci di generare sviluppo dal basso. La sfida è passare dal governo dei fondi alla governance delle comunità.