14 Ottobre, 2026

Prossimità, immaginario e riattivazione dei paesaggi lucani

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Camminare per comprendere il mondo è una pratica dalla lunga tradizione, che ha accompagnato l’evoluzione della civiltà occidentale. I filosofi peripatetici discutevano muovendosi. I pellegrini medievali costruivano senso spostandosi da un monastero all’altro. I clerici vaganti facevano del viaggio la loro forma di studio. Il Grand Tour settecentesco affidava alla strada la formazione dell’élite europea (Solnit, 2018).

Negli ultimi decenni il camminare è passato da atto individuale di esplorazione a fenomeno culturale e territoriale collettivo. In Italia ha ottenuto un crescente riconoscimento istituzionale, trasformandosi in un linguaggio condiviso che parla di paesaggi, comunità, turismo lento, aree interne, educazione e rigenerazione dei luoghi. La pandemia ha accentuato questa direzione, rilanciando l’interesse per forme di turismo outdoor e di prossimità, come mostrano i dossier di Terre di Mezzo. I cammini hanno iniziato a svolgere un ruolo di infrastrutturazione culturale e sociale, poiché attorno ad essi si sono costruite reti informali, organizzazioni, cooperative, gruppi locali che organizzano percorsi, mappature, eventi culturali, iniziative imprenditoriali, perfino programmi educativi come nel caso di Strade Maestre. Queste comunità diffuse sono caratterizzate da una pervicace proattività poiché aprono sentieri, garantiscono cura e manutenzione, creano le condizioni per l’ospitalità e, cosa più importante, sono generatrici di conoscenza.

Il turismo lento rappresenta una risorsa emergente per il futuro dei paesi e delle aree interne della Basilicata. Il territorio regionale ha visto moltiplicarsi percorsi strutturati (Cammino Materano, Basilicata Coast to Coast, Cammino degli Uomini Liberi, di Rocco Scotellaro, dei Briganti) che si affiancano alle storiche Via Appia, Via Herculea e Via Francigena. Dal 2022 si sono create le condizioni per innestare pratiche di ricerca-azione e collaborazione tra Regione, Università della Basilicata e comunità locali.

Il progetto strategico regionale FRUILENT — Rete di Fruizione Lenta dei paesaggi regionali, le cui linee programmatiche sono contenute nel Piano Paesaggistico Regionale — ha fornito il quadro entro cui il team NatureCity Lab dell’Università della Basilicata, coordinato dalla prof.ssa Chiara Rizzi, ha lavorato in sinergia con interlocutori strategici e stakeholder (enti territoriali, CAI, AIGAE, CEAs, associazioni di promozione turistica e sociale). Il primo esito è stato la definizione del Cammino di Basilicata (CdB), progetto pilota del programma, che traccia un asse nord-sud di circa 160 km.

Le attività partecipative hanno definito un cammino dalla vocazione plurale, non legato a un unico tema. Il tracciato attraversa i nove ambiti di paesaggio del PPR in nove tappe, dal complesso vulcanico del Vulture alle vette del Pollino, intersecando la rete dei cinque parchi regionali. Il percorso conduce dal castello di Melfi ai Laghi di Monticchio, poi a Castel Lagopesole, tra architetture monumentali e tratturi fino ad Avigliano. Attraversa la dorsale energetica costellata di parchi eolici fino a Potenza, entra nell’Alta Valle dell’Agri tra Viggiano e Sarconi, costeggiando i principali giacimenti petroliferi onshore della penisola. Da qui connette i territori dei calanchi con le montagne interne, per salire verso le pendici del Pollino e approdare a San Severino Lucano.

Mappa della rete Fruilent, 2023. @NatureCity Lab

In questa successione di “stanze paesaggistiche” ogni elemento racconta una geografia fisica e semantica che alimenta nuove interpretazioni. La stessa relazione tra attraversamento e interpretazione emerge nel progetto del Museo degli Alberi Lucani, dove la biodiversità agricola diventa porta d’accesso alla memoria dei luoghi e le pratiche di coltivazione, insieme alle narrazioni locali, diventano nodi di una geografia più ampia.

La progettazione del cammino è stata l’azione amministrativa chiave per interconnettere e riammagliare un tessuto stratificato di sentieri, percorsi e vie preesistenti, al fine di fornire agli enti locali e alle comunità un modello d’azione e delle linee guida d’attuazione. In seguito, con la summer school SoAVe, promossa dall’Università della Basilicata in collaborazione con il Laboratorio del Cammino, è stata inaugurata la prima tratta del cammino che ha portato decine di studenti e ricercatori provenienti da università italiane ed estere a misurarsi con i paesaggi della produzione energetica, ad indagare le dinamiche della transizione ecologica e gli effetti del riscaldamento climatico.

Parco eolico nei pressi di Potenza. Summer School SoAVe, 2022. @Filippo Rossetti

Ci sono alcune esperienze concrete nate direttamente da questa eredità. Sul Vulture, nell’ambito del progetto “Borgo Monticchio Bagni” (Bando Borghi Linea A – PNRR), il Comune di Rionero in Vulture ha realizzato il “Sentiero del Borgo”, una nuova infrastruttura culturale di sei chilometri che si dirama dalla seconda tappa del CdB, avvalendosi del supporto dell’Università per le azioni di co-progettazione dei contenuti del sentiero e lo sviluppo di linee guida strategiche per future implementazioni.

Nell’ambito del New European Bauhaus Festival sono state realizzate due edizioni di “Walking with Water”, iniziativa itinerante che ha portato docenti, ricercatori, studenti e cittadini ad esplorare le infrastrutture idriche per comprendere da vicino le contraddizioni di una delle regioni “serbatoio” del Sud Italia, che è allo stesso tempo tra le più fragili per perdite di rete, siccità e rischio di crisi idrica. Inoltre, le esperienze sviluppate a Piano Malerba, a Lauria, e a Genzano di Lucania, nell’Alto Bradano, mostrano come l’attraversamento possa orientare decisioni progettuali concrete. In un caso il recupero di tracciati pedonali e l’arte pubblica contribuiscono a ricomporre il rapporto bosco, comunità e pratiche di cura. Nell’altro, la lettura per soglie del territorio conduce a una proposta articolata tra centro abitato, Castello di Monteserico e case coloniche della Riforma Fondiaria.

Tornare a “fare attrito” ingaggiando un corpo-a-corpo con i paesaggi è una necessità se vogliamo che la conoscenza del territorio smetta di essere una rappresentazione e torni ad essere una pratica trasformativa. La stessa tensione tra esperienza corporea e restituzione digitale emerge nel contributo di Vincenzo Pace, che esplora come gli strumenti digitali possano amplificare l’esperienza del cammino senza sostituirla, trasformando l’attraversamento in una forma di apprendimento attivo e di costruzione di immaginari terroriali.
Gli esiti di queste attività di ricerca-azione — raccolti nell’Open Atlas di Fruilent e nella trilogia Hodologia 7:3:1 (LetteraVentidue, 2026) — restituiscono alle istituzioni e alle amministrazioni locali una serie di approcci, di pratiche e di strategie per rinnovare la pianificazione e le politiche territoriali. In questo palinsesto di tracciati, sentieri, tratturi, ferrovie abbandonate, architetture e centri abitati, il contatto diretto con i lunghi tratti sterrati produce quella frizione che trasforma una semplice escursione in un’esperienza di ascolto e un camminatore in un “agente rivelatore”. A passo lento si leggono le profonde contraddizioni di una terra segnata dalla compresenza di parchi naturali, impianti eolici e fotovoltaici, insediamenti coloniali, attività estrattive, paesi spopolati e nuove forme di coesistenza. Il cammino permette di comprendere dall’interno le ragioni di un paesaggio, senza restituire un’immagine idilliaca: delinea invece un immaginario consapevole, capace di riconoscere la bellezza di un parco eolico che convive con i paesaggi agricoli in uno scenario dai caratteri cinematografici.

Stabilimento COVA di Viggiano visto dal Sacro Monte di Viggiano, Viggiano, 2026. @ Saverio Massaro

Nota: Nell’ambito del Piano Paesaggistico Regionale, la Direzione Generale dell’Ambiente, del Territorio e
dell’Energia della Regione Basilicata ha promosso il progetto strategico Fruilent – Rete di Fruizione Lenta
dei paesaggi regionali, in convenzione tra Regione Basilicata – Direzione generale dell’Ambiente del territorio e dell’energia e Università degli studi di Basilicata. Referente scientifica: prof.ssa Chiara Rizzi.

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