Rigenerare un’area industriale dismessa e inquinata significa confrontarsi con una domanda politica prima che tecnica: quale valore vogliamo produrre? Chi decide cosa conta come “valore”? In progetti complessi di rigenerazione urbana, la valutazione di impatto diventa uno spazio in cui gli attori coinvolti negoziano insieme il significato stesso di rigenerazione.
Questa domanda assume particolare rilievo nel caso del progetto EUI02-130 GOCCIA (Green Opportunities to Clean-up Contaminants through an Interspecies Alliance)1, che interviene su 6,4 ettari nel nord-ovest di Milano. L’area ospitava le Grandi Officine del Gas della Bovisa, uno dei più grandi impianti energetici d’Europa, fondato nel 1905 e progressivamente dismesso dagli anni Sessanta fino alla chiusura nel 1994. La gasificazione del carbone ha lasciato suoli significativamente contaminati. Nei trent’anni di abbandono si è sviluppata una fitta vegetazione — la più grande foresta urbana spontanea di Milano, un “novel ecosystem” documentato su Forests (Rapaccini et al., 2025).
È proprio questa compresenza di abbandono, contaminazione e ricolonizzazione ecologica a rendere GOCCIA un caso particolarmente significativo. Diversamente dai tipici progetti di fitodepurazione, infatti, GOCCIA parte da un ecosistema spontaneo già esistente, caratterizzato da relazioni collaborative tra piante e microrganismi adattati al profilo di contaminazione. Il progetto è coordinato dal Comune di Milano (capofila) e coinvolge otto partner: Politecnico di Milano, Osservatorio La Goccia2, Ambiente Italia, Open Impact, Eutropian, FROM, Climateflux, oltre a tre città europee (Est Ensemble Grand Paris, Málaga, Rijeka). Ne deriva una governance a “quintupla elica”, che include l’ambiente stesso come stakeholder. La sfida è insieme tecnica (validare un processo innovativo di bonifica), sociale (restituire spazio verde alla cittadinanza) e politica (consolidare forme di governance multilivello).
In un contesto di questo tipo, la valutazione non può limitarsi alla registrazione di risultati settoriali. Un progetto di rigenerazione genera infatti molti indicatori di output: numero di alberi piantati, numero di metri quadrati bonificati, eventi organizzati. Questi dati sono importanti e vengono quasi sempre raccolti, ma il punto è se e come vengano lettiinsieme, in un framework che permetta di metterli in dialogo. La ricerca sul valore pubblico (Bryson et al., 2014) mostra che ciò che conta come “valore” si costruisce attraverso il confronto tra prospettive diverse. Per questa ragione, nel caso di GOCCIA ogni scelta progettuale riflette una gerarchia di priorità: preservare la biodiversità spontanea o intervenire più rapidamente? Privilegiare specie autoctone o valorizzare un ecosistema “ibrido” già formatosi? Aprire subito l’area o attendere evidenze sulla riduzione della contaminazione? La valutazione rende questi trade-off visibili e negoziabili.
Per affrontare questa pluralità di piani, il framework di valutazione di GOCCIA articola la complessità del progetto in cinque macroaree di outcome: rigenerazione ecologica urbana, conoscenza ambientale e ricerca scientifica, co-governance e coinvolgimento interspecies, comunicazione e disseminazione della conoscenza, occupazione e crescita economica. Per ciascuna macroarea il progetto definisce indicatori specifici, sia di output sia di outcome, capaci di cogliere diverse dimensioni del cambiamento: dai parametri chimici del suolo ai processi di governance partecipativa, dalle competenze sviluppate alle forme di coinvolgimento cittadino.
Il problema, tuttavia, non è soltanto identificare indicatori differenti, ma anche costruire strumenti in grado di restituirne una lettura sintetica. Una possibile via è il Social Return on Investment (SROI), che verrà applicato in GOCCIA. Lo SROI calcola il rapporto tra valore creato, espresso in termini monetari, e risorse investite. Pur essendo oggetto di dibattito critico (Corvo et al., 2022; Bellazecca et al., 2025), svolge una funzione importante come segnale sintetico. In GOCCIA lo SROI è costruito a partire dagli indicatori specifici di ciascuna macroarea, che continuano a essere monitorati separatamente. In questo senso, la valutazione funge da aggregatore e traduttore di dati che di solito restano dispersi: senza questa visione d’insieme, che metodi come lo SROI possono restituire, mancherebbe un indice sintetico utile a rappresentare il valore prodotto e a supportare decisioni collettive.
Proprio per questo la valutazione, in un progetto come GOCCIA, non assolve a una sola funzione. Dal primo anno di lavoro emergono almeno tre dimensioni. La prima è la legittimità: in un contesto segnato da conflitti storici e scetticismo, disporre di evidenze robuste è essenziale per costruire e mantenere il consenso. La seconda è l’apprendimento. GOCCIA è sperimentale per natura e il monitoraggio continuo permette di cogliere segnali emergenti. Attraverso la valutazione, gli attori apprendono collettivamente cosa significhi realizzare valore. La valutazione non è mai neutra: misurare certi fenomeni orienta l’attenzione, rende visibili alcuni aspetti e ne oscura altri. Se riconosciuto e governato, questo effetto diventa una risorsa, perché rende visibili conflitti latenti e spinge a esplicitare assunzioni nascoste.
A queste due funzioni se ne aggiunge una terza, che riguarda la capacità della valutazione di sostenere la governance nel lungo periodo. I progetti finanziati con risorse europee hanno durata limitata, ma generano responsabilità che continuano nel tempo. L’area ospita altri progetti limitrofi e in parte sovrapposti: l’espansione del campus del Politecnico (progetto di Renzo Piano), il trasferimento delle Scuole Civiche, interventi infrastrutturali. In questo quadro, la valutazione può facilitare il coordinamento: mostrando quale valore è stato generato e per chi, aiuta a costruire una coalizione capace di sostenere la gestione integrata oltre la chiusura del finanziamento.
Ciò non significa, naturalmente, che questo approccio sia privo di criticità. Le sfide metodologiche sono molteplici: isolare gli effetti specifici del progetto, stabilire nessi causali, gestire tempi lunghi. In contesti multistakeholder, le scelte su cosa e come misurare riflettono rapporti di potere e priorità implicite. La valutazione può dunque diventare tanto spazio di conflitto quanto strumento di mediazione.
Inoltre, c’è il rischio che, concentrandosi su ciò che è facilmente quantificabile, si trascurino dimensioni più difficili da misurare. Per questo in GOCCIA la valutazione integra tecniche profondamente diverse: dalle scienze dure(monitoraggio chimico, analisi microbiologiche, misurazioni ecosistemiche) alle scienze sociali (indagini etnografiche, osservazioni partecipate). Si tratta di attività portate avanti dai partner, e la valutazione funge da aggregatore e traduttore di dati che altrimenti resterebbero dispersi. Questa integrazione risulta necessaria per cogliere dimensioni che sfuggirebbero a un unico approccio.
Nel complesso, il caso GOCCIA mostra che la valutazione di impatto, in progetti sperimentali di rigenerazione, ha innanzitutto una funzione strategica. Non è un adempimento amministrativo, né un esercizio tecnico separato dal processo decisionale. È lo strumento che permette di orientare le scelte, mettere in relazione attori e obiettivi differenti, rendere trasparenti i trade-off e sostenere forme di governance che possano durare oltre la fine del finanziamento. In questo senso, la valutazione non accompagna semplicemente la rigenerazione: ne diventa una componente costitutiva.
(1) Progetto finanziato dall’European Urban Initiative (budget €6.249.800, durata 01/12/2024 – 31/05/2028). Informazioni: https://eui-goccia.eu/it
(2) L’Osservatorio La Goccia, nato nel 2022 da un patto di collaborazione tra Comune di Milano e un gruppo interdisciplinare per lo studio dell’ecosistema e del suo potenziale di fitorisanamento, è coordinato da Terrapreta e include: CNR-IRET, Museo di Storia Naturale di Milano, Università Statale di Milano, Università Milano-Bicocca, Italia Nostra, cheFare, Progetto Natura, Futurecologies, Iridra, Kilowatt, M3R. https://osservatorio-goccia.org/
Approfondimenti
- Progetto GOCCIA – European Urban Initiative
- Osservatorio la GOCCIA
- Rapaccini, G., Porro, Z., Passatore, L., Trentanovi, G., Zoderer, B. M., Pirelli, P., Guerci, L., Galasso, G., Quaglini, L. A., Cardarelli, E., Stefanelli, S., Comolli, R., Ferré, C., Gheza, G., & Zacchini, M. (2025). Interdisciplinary Approach to Regenerate Contaminated Urban Sites with Novel Ecosystems: The Multi-Layer Analysis of La Goccia Forest, a Case Study in Milan. Forests, 16(9), 1410. https://doi.org/10.3390/f16091410
- Bellazzecca, E., I. Bengo, D. Casprini, F. Cavaliere, and E. Ghilardi. 2025. “ Sustainability Beyond Reporting? Unpacking the Intersections Between Impact Topics and Functions of Social Impact Assessment Models.” Corporate Social Responsibility and Environmental Management 32, no. 6: 8338–8352. https://doi.org/10.1002/csr.70140.
- Bryson, J. M., Crosby, B. C., & Bloomberg, L. (2014). Public value governance: Moving beyond traditional public administration and the new public management. Public Administration Review, 74(4), 445-456.
- Corvo, L., Pastore, L., Mastrodascio, M., & Cepiku, D. (2022). The social return on investment model: a systematic literature review. Meditari Accountancy Research, 30(7), 49-86.


