In occasione del ventennale di Fondazione Housing Sociale, avremmo potuto “limitarci” a raccontare l’esperienza e l’evoluzione del lavoro della Fondazione, ripercorrendo il susseguirsi di iniziative realizzate, sperimentazioni, correzioni di rotta, ma anche l’integrazione progressiva di nuovi temi, nuove questioni e ambiti di intervento da approfondire e valorizzare.
L’urgenza che invece abbiamo avvertito, in un momento che rappresenta sì una celebrazione, ma soprattutto un passaggio critico, è stata quella di generare un dibattito costruttivo attorno al tema della casa e soprattutto dell’housing sociale.
La questione abitativa in Italia è tornata con forza nel dibattito pubblico, dopo decenni in cui è stata spesso trattata in modo emergenziale, attraverso misure parziali e prive di visione. Proprio per questo la prima parte del volume è dedicata a ricostruire, attraverso dati e analisi rigorose, un quadro nazionale aggiornato e leggibile, con l’obiettivo non soltanto di contribuire alla definizione di risposte più adeguate, ma anche, e forse soprattutto, di formulare domande più precise.
Nomisma affronta il tema del disagio abitativo e delle nuove vulnerabilità; CRESME compone l’immagine complessiva del problema casa in Italia, dalle tipologie di domanda alle forme dell’offerta, dalle dinamiche del mercato ai costi e ai vincoli di accesso.
Qui il volume mette a fuoco cosa sia oggi l’housing sociale, chiarendone il ruolo e l’evoluzione da punti di vista differenti, per poi approfondire le esperienze concrete sviluppate a partire dal 2008, anno in cui questo ambito è stato formalmente normato.
Negli ultimi vent’anni, il settore ha concretamente posto le basi per la costruzione di un sistema dell’housing sociale in grado di operare per rispondere a bisogni più ampi e in un’ottica di coordinamento tra i diversi attori.
Grazie a queste esperienze, riusciamo oggi a intravedere con chiarezza l’emergere di un possibile sistema, potenzialmente costituito da un complesso di attori che finora si è sincronizzato solo in modo estemporaneo ed occasionale, ma che ha consolidato negli anni alcune prassi collaborative e ne ha potuto esplorare l’efficacia. Nonostante esistano in questo campo, nel nostro paese, diversi precedenti di PPP (Partenariato Pubblico Privato), si osserva ancora una marcata separazione tra l’intervento esclusivamente pubblico e l’intervento privato e, di conseguenza, anche una persistente separazione tra le tipologie d’offerta ed i conseguenti destinatari. A frenare la costruzione di un sistema a regia pubblica, nel quale anche il privato sociale possa esercitare un proprio ruolo, non sono state solo posizioni di tipo culturale, ma anche questioni operative che rendono le iniziative in partenariato molto complesse: mancano strumenti amministrativi efficaci capaci di agevolare i processi decisionali del pubblico, e strumenti normativi che agevolino il coordinamento delle iniziative miste, in modo equo e chiaro. Per valorizzare il potenziale delle PPP come strumento per le politiche abitative, occorre definire una programmazione a lungo termine capace di mettere a sistema il contributo pubblico e quello privato, per immaginare non già una risposta unica, ma un unico sistema, che consenta sperimentazioni a più livelli e che apra la strada a un piano dell’edilizia sociale in grado di affrontare progetti di rigenerazione urbana e non di mero recupero edilizio.
La seconda parte del libro restringe lo sguardo, concentrandosi in particolar modo sul contesto milanese. Il lavoro del Politecnico di Milano, in particolare, riprende e aggiorna l’indagine sull’affitto accessibile avviata nel 2015, tracciando le principali trasformazioni dell’offerta e costruendo una riflessione critica, osservata sia dalla prospettiva delle politiche abitative sia da quella delle dinamiche di sviluppo urbano. SDA Bocconi, invece, analizza esperienze europee di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, mettendo in luce meccanismi, potenzialità, ostacoli e criticità, fino a delineare un possibile modello di riferimento fondato soprattutto sulla governance collaborativa come leva fondamentale per lo sviluppo dell’housing sociale.
La terza parte del volume affronta infine una questione cruciale e spesso trascurata: quella della valutazione dell’impatto. Viene dato spazio a due contributi che hanno costruito metodologie e strumenti specifici per misurare il valore generato dagli interventi realizzati.
EvaLab indaga se e in che misura gli interventi di housing sociale migliorino il benessere degli abitanti, a partire dal caso milanese. Avanzi, invece, prosegue il lavoro avviato per CDP, per cui aveva sviluppato un sistema di rating per l’housing sociale capace di misurare il valore ambientale e sociale prodotto dagli investimenti del Sistema Integrato dei Fondi, analizzando 107 iniziative di housing sociale.
Un quadro informativo solido e condiviso rappresenta oggi uno strumento imprescindibile per orientare con maggiore consapevolezza le scelte di operatori e decisori pubblici.
Accanto al tema della conoscenza, emerge la necessità di dotarsi di nuovi strumenti e modelli operativi, anche più sofisticati, capaci di affrontare le sfide poste da una società sempre più complessa.
Su un piano più specifico, il volume mostra come l’housing sociale abbia saputo offrire, negli anni, una risposta credibile a una parte del bisogno abitativo a cui si proponeva di rispondere, come sottolineato anche dal contributo di Avanzi. Ciò non significa che rappresenti una soluzione definitiva o esaustiva, né che non necessiti di ripensamenti e aggiornamenti. Basti pensare al divario ancora evidente tra l’offerta attuale e l’estensione reale della cosiddetta “fascia grigia”, che continua ad ampliarsi e a diventare sempre più eterogenea e complessa.
Al tempo stesso, laddove l’housing sociale è riuscito a strutturarsi e a radicarsi nel territorio, ha prodotto risposte di qualità, dimostrando la validità di un modello che, pur nei suoi limiti, rappresenta una base solida su cui continuare a costruire future strategie dell’abitare, nella consapevolezza che non è sufficiente a dare risposte a tutto, ma che può essere solo uno strumento integrato a nuove politiche più ampie per la casa (1).
In un contesto in continuo mutamento, le sfide che ci attendono richiedono visione, competenze integrate e la capacità di lavorare in maniera sistemica. Scegliere il possibile invece del solo probabile nel campo dell’housing significa assumersi una responsabilità collettiva: trasformare ciò che oggi appare come limite in occasione di sperimentazione, e l’incertezza in occasione progettuale.
Approfondimenti
Ferri, G., & Miglierina, G. (a cura di). (2025). Le possibilità dell’abitare. Strategie e visioni per l’housing sociale in Italia. LetteraVentidue
(1) I fondi immobiliari hanno prodotto a Milano un patrimonio complessivo di 6.664 alloggi, di cui il 42% è attualmente in corso di realizzazione, a cui si sommano 4.737 alloggi, realizzati da altri operatori privati, di cui il 72,5% convenzionati come ERS. Guardando più nello specifico anche al tipo di intervento, i fondi hanno saputo integrare in particolare attenzione al progetto gestionale-sociale, il quale si realizza nella ricerca della mixité, sia funzionale (residenza, commercio e servizi), che d’offerta abitativa (locazione a canoni calmierati, canone sociale, vendita convenzionata, ecc.), e nel progetto abitativo di tipo collaborativo.


