Negli ultimi anni si sono moltiplicate esperienze in grado di coniugare attivismo, terzo settore e innovazione sociale nelle nostre città. Sono luoghi variamente denominati che hanno nella loro natura ibrida la loro caratteristica principale. A Milano, con un netto impulso durante la fase pandemica, gli spazi ibridi sono cresciuti e si sono affermati. E oggi possono essere valorizzati nelle politiche pubbliche se è vero che la città punta davvero a essere sempre più inclusiva e di prossimità.
Il Comune di Milano nel 2022 istituisce in via sperimentale un Elenco qualificato di spazi ibridi denominato Rete spazi ibridi della Città di Milano che conta attualmente 20 soggetti selezionati da un’apposita commissione di valutazione mediante un Avviso pubblico aperto. Nell’intervista che segue Annibale D’Elia, Direttore di Progetto di Economia Urbana, Moda e Design del Comune di Milano, - da diversi anni impegnato nell’innovazione delle politiche pubbliche - ci racconta quali motivi hanno spinto l’amministrazione pubblica a sostenere una rete di soggetti gestori di spazi ibridi.
Nel 2020, a Milano, una rete informale di spazi ibridi socioculturali ha sentito la necessità di ritrovarsi e confrontarsi, trovando ascolto nella pubblica amministrazione che ne ha dapprima riconosciuto la nuova identità e poi avviato un percorso di co-design per politiche di economia di prossimità. Dal documento programmatico pubblico sottoscritto dalla rete, emergono nuovi spunti, bisogni, criticità e prospettive capaci di valorizzare il ruolo di questi spazi all’interno della pianificazione di una città aperta e generativa.
mare culturale urbano è un progetto di rigenerazione urbana a base culturale nato nella periferia del Municipio 7 di Milano e attualmente diffuso in altri tre quartieri, per proporre un nuovo e migliore stile di vita cooperativo e solidale che ripensi alla cultura, al benessere collettivo e al senso civico degli abitanti della zona. Riconosciuto dal magazine Artribune nel 2019 come il miglior spazio ibrido di Milano, mare culturale urbano si è impegnato a rigenerare la storica cascina Torrette di Trenno del ‘600, rendendola un punto d’incontro per la comunità della periferia ovest di Milano e una piazza aperta a tutta la città in cui partecipare a eventi e ad attività accessibili a tutti.
Stecca3 è una casa per associazioni e per attività sociali e culturali collocata tra il quartiere Isola e Porta Nuova di Milano. È uno spazio ibrido che offre una molteplicità di contenuti, è aperto a una pluralità di fruitori ed usi, propone nuovi format culturali e momenti di aggregazione, tenta di coniugare innovazione ed inclusione sociale. Stecca3 è parte della rete informale di spazi ibridi di Milano ed è compresa nell’Elenco qualificato spazi ibridi dell’amministrazione cittadina.
Le spiagge italiane mostrano una domanda in calo e un’offerta di strutture obsolete, incapaci di dialogare con il paesaggio e le nuove pratiche di fruizione. Cinque linee progettuali emergono come chiave: ripensare le strutture permanenti, riorganizzare cabine e ombrelloni, armonizzare materiali e forme dei chioschi, reintrodurre vegetazione e valorizzare il rapporto tra spiaggia e territorio retrostante. L’obiettivo è costruire un paesaggio costiero sostenibile e inclusivo, dove architettura, natura e comunità coesistono e ridefiniscono il diritto all’ambiente.
La vicenda delle concessioni balneari, simile a quella delle quote latte, mostra come pressioni lobbistiche abbiano favorito l’elusione del diritto UE, ritardando riforme necessarie. Nonostante la direttiva Bolkestein imponga gare pubbliche, proroghe e resistenze hanno ostacolato concorrenza e modernizzazione del settore. Alcuni Comuni, come Jesolo sulla base della legge regionale 33/22 del Veneto,, hanno avviato procedure innovative premiando investimenti e sostenibilità, dimostrando che la competizione può favorire lo sviluppo di questo comparto del settore turistico
Le località balneari italiane stanno superando i confini della stagionalità per assumere un ruolo urbano permanente. Non più semplici mete estive, ma paesaggi abitati e condivisi tutto l’anno, capaci di generare valore economico, culturale e sociale. Le spiagge diventano laboratori di innovazione, in cui comunità dinamiche sperimentano nuovi modelli di convivenza e uso dello spazio, oltre la zonizzazione tradizionale. In questo processo si afferma la “città di relazione”: un contesto flessibile, dove i luoghi non si consumano ma si rigenerano, adattandosi ai ritmi del vivere contemporaneo e aprendo scenari inediti per il futuro urbano.
Il dibattito sulla “crisi del turismo balneare” spesso si riduce a slogan e narrazioni politiche, ignorando le reali trasformazioni del mercato. Il settore non è in recessione, ma in profondo riassestamento, tra nuove abitudini di consumo, digitalizzazione e necessità di branding. Per restare competitivo servono investimenti, innovazione e una visione condivisa pubblico-privato, superando nostalgie e resistenze.
In Italia, la maggior parte delle spiagge è trattata come una risorsa commerciale anziché come un bene pubblico. Questo approccio ha condotto a una massiccia privatizzazione delle spiagge, soprattutto nelle zone con alta domanda sociale. Inoltre, ha trasformato una questione legata alla gestione di beni collettivi in un dibattito incentrato sul rinnovo delle concessioni o sulle loro aste. La gestione delle spiagge dovrebbe invece prioritariamente rispondere alle necessità della società, garantendo l'accesso gratuito e considerando anche gli aspetti ecologici. Questo potrebbe essere realizzato tramite una graduale riduzione delle concessioni nelle regioni con elevata richiesta e una ridefinizione delle tariffe per assicurare l'accessibilità per tutti.