Il populismo è una forma della politica che tende a mettere in discussione la democrazia rappresentativa. Visto dal punto di vista dell’urbanistica si possono considerare due flessioni del populismo, quella che negando la pluralità delle posizioni affida la decisione al leader in un rapporto diretto con il popolo, e quella che invece affida la decisione a forme estreme di democrazia diretta, evitando qualsiasi intermediazione.
La vera partecipazione si differenzia radicalmente da entrambe le versioni del populismo; essa, infatti, concorre a formare e sviluppare legami orizzontali che sostengono e puntano a migliorare la decisione democratica.
Il populismo, definito spesso in modo dispregiativo, si manifesta come un fenomeno eterogeneo, interessando diversi contesti politici ed economici. Caratterizzato dalla contrapposizione tra "popolo puro" e "élite corrotta", il populismo attuale si distingue per la sua connessione con il neoliberismo e le sue possibili ripercussioni sull’urbanistica. Questo contributo esplora i rischi associati, come l'accentuazione delle disuguaglianze sociali, la deroga alle normative urbanistiche e l’erosione della democrazia partecipativa, proponendo un rinnovato coinvolgimento dei cittadini come antidoto alle politiche di esclusione.
Negli articoli di questo numero si riflette sull’importanza di una rinnovata democrazia partecipativa capace di incidere nei processi decisionali urbanistici considerando anche i crescenti populismi. In questo primo contributo, si difende la necessità di una nuova ecourbanistica, sostenuta da una figura rinnovata di urbanista intellettuale, capace di confrontarsi criticamente con le pubbliche amministrazioni anche grazie alla democrazia partecipativa dell’associazionismo civico
Il dibattito romano dell’estate 2026, dall’appello “Per chi è Roma?” al sequestro dell’Angelo Mai, dal Piano Caldo allo scontro sul Metropolitan, non costituisce una semplice somma di episodi, ma delinea un preciso modello di governo urbano. Emergono con chiarezza tanto le azioni dell’amministrazione quanto le sue omissioni: dai grandi progetti urbani alla regolazione degli affitti brevi, dalla mancata riforma della legge 104 alla persistente incertezza nel sostegno stabile agli spazi culturali indipendenti e ai poli civici. Dove il pubblico osa, come nel caso delle comunità energetiche solidali, appare possibile una logica alternativa. Altrove prevale la città come growth machine. Ne deriva una domanda che investe anche il mondo della ricerca: fino a che punto il lessico dell’impatto stia abituando accademici e studiosi a considerare il sociale e l’ecologico come elementi residuali, anziché come priorità, nell’epoca della policrisi.
Il concetto di finanziarizzazione è diventato centrale nello studio delle dinamiche tra mercati immobiliari e finanziari. Questa pratica coinvolge la trasformazione dei beni immobili in asset finanziari negoziabili, alterando la loro percezione e valore. Le implicazioni di questa evoluzione per lo sviluppo urbano evidenziano come le politiche pubbliche e le strategie di investimento si siano adattate a questa nuova realtà. Le tensioni tra le logiche territoriali e finanziarie emergono come questioni cruciali, sollevando interrogativi sulla sostenibilità e l'equità nei processi di urbanizzazione contemporanei
La rendita e la finanziarizzazione condividono meccanismi di produzione e cattura del plusvalore che determinano rilevanti impatti spaziali, sebbene si distinguano per risorse impiegate e tipo di relazioni sociali mobilitate. La comprensione di questi fenomeni richiede un'analisi integrata dei loro intrecci all'interno delle trasformazioni del capitalismo. La pianificazione spaziale, nonostante i suoi limiti operativi, deve riappropriarsi di una prospettiva critica sulla rendita, al fine di delineare alternative per lo sviluppo di città e territori e dare nuova legittimità, e senso, alla sua azione
Il recente attivismo regolatorio a livello nazionale, culminato con l’introduzione del CIN (Codice Identificativo Nazionale) e di alcune iniziative comunali – con i noti casi di Firenze, Venezia e Bologna – ha portato maggiore attenzione al fenomeno affitti brevi, con Airbnb attore principale di un mercato in costante espansione. Un'analisi dal 2017 al 2024 registra una crescita del 52% delle unità attive su Airbnb, con ricavi aumentati da 2,5 a 8,8 miliardi di euro. Nonostante l'inasprimento normativo, la reddittività e la professionalizzazione degli host suggeriscono che le misure attuali potrebbero rivelarsi insufficienti
Negli ultimi anni si sono moltiplicate esperienze in grado di coniugare attivismo, terzo settore e innovazione sociale nelle nostre città. Sono luoghi variamente denominati che hanno nella loro natura ibrida la loro caratteristica principale. A Milano, con un netto impulso durante la fase pandemica, gli spazi ibridi sono cresciuti e si sono affermati. E oggi possono essere valorizzati nelle politiche pubbliche se è vero che la città punta davvero a essere sempre più inclusiva e di prossimità.