A partire dal secolo scorso, la cooperazione di abitanti ha fornito una risposta alla domanda di affordable housing con una visione che mette le persone al centro del progetto della comunità e dell’impresa, manutenzione permanente del patrimonio, livello di occupancy vicino al 100%, morosità bassa (2-3%). Da questo benchmark la cooperazione di abitanti ha espresso una proposta per un piano casa di edilizia residenziale sociale fondata sulla partnership pubblico privata, con un ancoraggio normativo al concetto di Servizio di Interesse Economico Generale e rivolta all’Europa per l’utilizzo di strumenti sovranazionali.
La questione abitativa è entrata nel dibattito non solo accademico. La casa è un diritto che va tutelato attraverso politiche pubbliche multi-scalari e multi-attoriali che si traducono in azioni e interventi coordinati e articolati. Garantire un alloggio economicamente accessibile a tutti, presuppone regole chiare e obiettivi condivisi tra i diversi soggetti e i portatori di interesse coinvolti.
In Italia, la casa è riconosciuta pubblicamente come un problema e lo è sempre più per un numero crescente di individui che vivono la mancanza di alloggio o la difficoltà di mantenere un affitto con costi di raffreddamento e riscaldamento non piú pagabili se non con indebitamento. I mesi del 2023-2024 hanno visto una crescente mobilitazione sul tema casa e questo articolo offre uno sguardo su tre casi urbani di proposte di recupero di immobili dalla prospettiva di iniziative popolari.
Le spiagge italiane mostrano una domanda in calo e un’offerta di strutture obsolete, incapaci di dialogare con il paesaggio e le nuove pratiche di fruizione. Cinque linee progettuali emergono come chiave: ripensare le strutture permanenti, riorganizzare cabine e ombrelloni, armonizzare materiali e forme dei chioschi, reintrodurre vegetazione e valorizzare il rapporto tra spiaggia e territorio retrostante. L’obiettivo è costruire un paesaggio costiero sostenibile e inclusivo, dove architettura, natura e comunità coesistono e ridefiniscono il diritto all’ambiente.
La vicenda delle concessioni balneari, simile a quella delle quote latte, mostra come pressioni lobbistiche abbiano favorito l’elusione del diritto UE, ritardando riforme necessarie. Nonostante la direttiva Bolkestein imponga gare pubbliche, proroghe e resistenze hanno ostacolato concorrenza e modernizzazione del settore. Alcuni Comuni, come Jesolo sulla base della legge regionale 33/22 del Veneto,, hanno avviato procedure innovative premiando investimenti e sostenibilità, dimostrando che la competizione può favorire lo sviluppo di questo comparto del settore turistico
Le località balneari italiane stanno superando i confini della stagionalità per assumere un ruolo urbano permanente. Non più semplici mete estive, ma paesaggi abitati e condivisi tutto l’anno, capaci di generare valore economico, culturale e sociale. Le spiagge diventano laboratori di innovazione, in cui comunità dinamiche sperimentano nuovi modelli di convivenza e uso dello spazio, oltre la zonizzazione tradizionale. In questo processo si afferma la “città di relazione”: un contesto flessibile, dove i luoghi non si consumano ma si rigenerano, adattandosi ai ritmi del vivere contemporaneo e aprendo scenari inediti per il futuro urbano.
Il dibattito sulla “crisi del turismo balneare” spesso si riduce a slogan e narrazioni politiche, ignorando le reali trasformazioni del mercato. Il settore non è in recessione, ma in profondo riassestamento, tra nuove abitudini di consumo, digitalizzazione e necessità di branding. Per restare competitivo servono investimenti, innovazione e una visione condivisa pubblico-privato, superando nostalgie e resistenze.
In Italia, la maggior parte delle spiagge è trattata come una risorsa commerciale anziché come un bene pubblico. Questo approccio ha condotto a una massiccia privatizzazione delle spiagge, soprattutto nelle zone con alta domanda sociale. Inoltre, ha trasformato una questione legata alla gestione di beni collettivi in un dibattito incentrato sul rinnovo delle concessioni o sulle loro aste. La gestione delle spiagge dovrebbe invece prioritariamente rispondere alle necessità della società, garantendo l'accesso gratuito e considerando anche gli aspetti ecologici. Questo potrebbe essere realizzato tramite una graduale riduzione delle concessioni nelle regioni con elevata richiesta e una ridefinizione delle tariffe per assicurare l'accessibilità per tutti.