Tag: Economia Regionale

Introduzione – Città e territorio: il lascito di Roberto Camagni

Il 3 aprile 2023, il mondo scientifico è rimasto attonito alla notizia della scomparsa di Roberto Camagni, pioniere negli studi dei fenomeni territoriali. La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per le scienze regionali, come testimoniano le numerose condoglianze da colleghi di tutto il mondo. Roberto Camagni era noto per le sue nuove idee nel campo dell'interpretazione dei fenomeni territoriali e urbani, contribuendo a formulare politiche adeguate. La sua vasta carriera di ricerca ha dimostrato la sua ricchezza intellettuale e il suo stile di ricerca che coniugava teoria astratta e approccio empirico, basando l'analisi concettuale sempre su una critica costruttiva dei modelli teorici.

Gli elementi intangibili nel legame tra patrimonio culturale e sviluppo locale

Roberto Camagni è noto per la sua abilità nel comprendere, interpretare e spiegare fenomeni territoriali complessi. Ha contribuito in vari settori dell'economia regionale, fornendo quadri concettuali appropriati per contestualizzare gli aspetti territoriali. Il suo lavoro ha identificato e descritto accuratamente le diverse caratteristiche territoriali, promuovendo una comprensione profonda dei fenomeni analizzati. Ha fornito anche stimoli nell’ambito dell’economia della cultura, considerando il patrimonio culturale come parte del "capitale territoriale" e come determinante di sviluppo endogeno. Il suo lavoro ha contribuito all'analisi del patrimonio culturale e influenzerà future ricerche in questo campo.

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Territori longevi. I numeri parlano, la geografia anche

La demografia italiana è una geografia di divari. Le medie nazionali su longevità, fecondità ed età media restituiscono solo una parte del fenomeno: Nord e Mezzogiorno, aree urbane e aree interne, comuni capoluogo e territori rurali seguono traiettorie diverse. Spopolamento, mobilità dei giovani, attrattività dei residenti stranieri e accesso ai servizi modificano le condizioni di vita dei territori e la loro capacità di progettare il futuro. La longevità non è solo un dato da gestire: diventa una chiave per ripensare la vecchiaia come tempo di vita attivo e per progettare servizi, welfare e forme dell’abitare più aderenti ai territori.

L’inverno demografico in Italia: la domanda sociosanitaria che cambia

Negli ultimi decenni l’Italia è interessata da un progressivo calo demografico, segnato da bassi tassi di natalità, aumento dell’età media e riduzione della forza lavoro attiva. L’“inverno demografico” non è un evento improvviso, ma l’esito di dinamiche strutturali e culturali consolidate nel tempo. L’aumento dell’aspettativa di vita accentua l’invecchiamento della popolazione, con effetti sul sistema previdenziale, sul welfare, sul potenziale produttivo e sull’equilibrio territoriale.

La longevità fragile: le persone anziane non autosufficienti

L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei fenomeni demografici più rilevanti delle società contemporanee. Quando la longevità si accompagna a disabilità, malattie croniche o limitazioni funzionali, cresce il rischio di non autosufficienza, ossia la perdita di autonomia nelle attività essenziali della vita quotidiana. In una società longeva, la non autosufficienza si affaccia come una problematica complessa e multidimensionale, con impatti significativi sulla salute pubblica e sulla sostenibilità del sistema socio-assistenziale e sanitario.

La spesa sociale in Italia: il ruolo dei comuni

I dati Istat indicano che la spesa sociale in Italia, al netto delle pensioni, ammonta a circa 110 miliardi di euro, mentre quella sanitaria raggiunge i 138 miliardi. Le amministrazioni locali, e in particolare i comuni, svolgono un ruolo centrale nell’erogazione dei servizi sociali territoriali, con marcate differenze regionali e demografiche in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione.

Politicizzare la “restanza”

La marginalizzazione delle aree interne non è un esito di dinamiche naturali, bensì il risultato di politiche pubbliche urbanocentriche, che hanno aumentato le disuguaglianze territoriali. Per invertire le tendenze servono sguardi nuovi, dare voce ai residenti, a chi è restato e a chi è tornato a vivere in altura, ascoltare chi vuole partire, gli innovatori, quanti manutengono e rafforzano le relazioni e l’economia minuta dei paesi. Sul piano delle politiche, bisogna superare la normatività del tot e costruire nuove forme di intervento pubblico attente alle persone nei singoli luoghi.