La pandemia e il conflitto in Ucraina hanno riacceso il dibattito sulla dipendenza dell'UE dalle catene globali del valore. L'approccio della ”Open Strategic Autonomy” promuove il nearshoring per rafforzare resilienza e competitività, e i dati mostrano che un beneficio di crescita esiste per le regioni coinvolte. Tuttavia, l'impatto sulle disparità territoriali è sfaccettato: nelle regioni a basso costo del lavoro il nearshoring porta una riduzione delle disuguaglianze, mentre nelle aree ad alta automazione tende ad accentuarle. Data l'eterogeneità dei territori coinvolti, le politiche di supporto al nearshoring devono considerare attentamente questi effetti per evitare un ampliamento delle disparità.
Gli Enti di Terzo Settore, in quanto soggetti che perseguono l’interesse generale, devono avere chiaro che il lavoro di comunità è una scelta politica da cui dipende la qualità della vita di una comunità e che richiede il coinvolgimento di singoli, famiglie, gruppi sociali, PA, imprenditori. Una scelta strategica se si vuole ripartire dalle persone e dalla loro capacità di generare valore sociale e rapporti di mutualità territoriale per un nuovo welfare, ma anche un’opportunità per lo sviluppo locale.
Negli ultimi decenni, le principali città italiane sono interessate da un processo di spopolamento delle aree centrali e dal progressivo aumento degli abitanti nelle periferie e nei comuni dell'hinterland, legati a processi di riorganizzazione spaziale che coinvolgono le attività economiche a concentrarsi nei centri urbani. La città di Roma, al centro di questo lavoro, rappresenta un caso di studio privilegiato perché le dinamiche territoriali e di marginalità’–abitativa, economica e sociale–verificatesi negli ultimi decenni, possono essere considerate rappresentative delle tendenze globali anche in ambito elettorale
Il paradigma della smartness e dell’infrastrutturazione tecnologica è mobilitato nelle politiche europee come strategia onnicomprensiva di superamento dei divari, valutando come il “diritto alla connessione” si intersechi con nuovi flussi e reti delle geografie del lavoro in Italia, ridisegnate dal massiccio ricorso al lavoro da remoto durante la pandemia da Covid-19. In particolare, si valuta come, sul piano delle politiche, la digitalizzazione sia sempre più intesa non tanto come infrastrutturazione tecnologica ma catalizzatrice di processi di innovazione basati sul capitale umano.
Le Nature-based Solutions rafforzano la resilienza urbana, ma la loro efficacia dipende anche da ciò che accade dopo la realizzazione. Gestione, manutenzione e adattamento nel tempo richiedono forme di collaborazione tra istituzioni, cittadini e attori locali, spesso ancora poco strutturate. Le esperienze di Trento, Mannheim e Dortmund mostrano come la governance condivisa possa sostenere la biodiversità urbana attraverso reti territoriali, processi di co-creazione e capacità istituzionali consolidate, evidenziando il ruolo decisivo della collaborazione nella gestione di lungo periodo.
Il Regolamento europeo sul ripristino della natura introduce nuovi obblighi per il recupero degli ecosistemi, con ricadute dirette sulla pianificazione urbana. In Italia, il Piano Nazionale di Ripristino ha aperto un confronto sui vincoli all'uso del suolo e sulle competenze dei Comuni. Le criticità emerse evidenziano i limiti di un approccio basato prevalentemente sull'estensione delle superfici verdi. I Piani Urbani della Natura e le Soluzioni basate sulla Natura offrono nuove opportunità per integrare biodiversità, resilienza climatica e innovazione nelle politiche urbane e nelle attività delle imprese.
La UNI EN 18140:2026 introduce un linguaggio condiviso per classificare le Nature-based Solutions, aprendo nuove prospettive nel rapporto tra normazione tecnica e diritto ambientale. Pur priva di efficacia giuridica generalmente vincolante, la norma offre un riferimento per ripensare il ruolo della natura nelle politiche territoriali. Oltre una concezione degli ecosistemi come strumenti al servizio delle esigenze umane, emerge la prospettiva di riconoscerne il valore intrinseco e di integrare le esigenze delle forme di vita non umane nelle decisioni pubbliche, attraverso un approccio multispecie.
Le Nature-based Solutions generano servizi ecosistemici e benefici ambientali e sociali che le tradizionali valutazioni economiche non sempre riescono a rappresentare. Dal Valore Sociale Complesso al Valore Ecosistemico Totale, la contabilizzazione biofisica e monetaria dei servizi ecosistemici offre una prospettiva per integrare questi benefici nelle decisioni di investimento, superando una valutazione fondata esclusivamente sui costi e sui ricavi di mercato.
Il confine tra natura e artificio è sempre meno netto nel progetto architettonico e urbano. Soluzioni basate, derivate e ispirate alla natura integrano processi ecologici e innovazione tecnologica attraverso forme differenti di ibridazione. La sostenibilità di un intervento, tuttavia, non dipende dal suo grado di naturalità, ma dalla qualità delle relazioni tra componenti naturali, dispositivi tecnici e contesto. Prestazioni ambientali, biodiversità, ciclo di vita, benessere e qualità spaziale diventano così criteri fondamentali per orientare le scelte progettuali e valutarne gli effetti nel tempo.