19 Gennaio, 2026

La PACT economy per il rilancio delle città e per la rigenerazione urbana

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I centri delle città del nostro paese conoscono un problema endemico. Si stanno svuotando. Ci sono eccezioni: i grandi poli metropolitani (Roma e Milano) conoscono dinamiche specifiche, città a forte vocazione turistica convivono malamente con il fenomeno dell’overtourism (1). In generale, tuttavia, una platea di città di medie dimensioni ha conosciuto un rapido degrado delle funzioni che fino ad oggi ne hanno caratterizzato la qualità della vita e l’attrattività. È declinato il commercio, stretto fra centri commerciali e piattaforme digitali, hanno chiuso le banche capaci di sostituire i tradizionali sportelli con app sempre più efficienti, declinano le professioni liberali alle prese con una rapida trasformazione dettata dall’innovazione tecnologica. Che fare, dunque? Come ridare qualità a uno spazio sociale oggi percepito come in rapido declino?

Per invertire un trend di decrescita, diverse città italiane hanno promosso competence center, incubatori per start up, acceleratori di impresa. Queste iniziative sono state in grado di promuovere sviluppo economico e attrattività del territorio, soprattutto quando l’innovazione si è saldata alla formazione di professionalità STEM in partnership con le università del territorio. In altri casi le amministrazioni locali hanno puntato sulla qualità dei servizi HEAL (Health, Education, Administration e Literacy). Il successo di Milano, ad esempio, dipende non solo dalla possibilità di accedere a un mercato del lavoro dinamico ma anche dalla possibilità di fruire di scuole internazionali e di servizi sanitari qualificati e diffusi.

Una rapida analisi di diversi casi di città di media dimensione suggerisce che la semplice combinazione di queste due dimensioni, una proiettata verso un’economia STEM, l’altra più attenta ai servizi alla persona (HEAL), rischia di non essere sufficiente a garantire l’attrattività di queste città né a contribuire in modo efficace alla qualità dei residenti. Esiste una classe media che fatica a trovare spazi e momenti di socialità coerenti con le proprie esigenze, che vede venir meno le occasioni di incontro, che percepisce una crescente insicurezza. Una soluzione al problema è l’investimento in un’economia e in professionalità che è possibile richiamare nell’acronimo PACT.

L’acronimo PACT sintetizza una varietà di attività economiche che recuperano mestieri tradizionali declinandoli al futuro. La ricerca e i media hanno spesso messo a fuoco queste attività economiche senza però mai aggregarli in un concerto unitario. L’acronimo richiama quattro tipi di attività: (P) palestre, fitness e benessere, (A) artigianato creativo, (C) commercio sociale, (T) terzi luoghi e intrattenimento. Queste quattro attività condividono un patto con la comunità locale: crescono nella misura in cui contribuiscano alla qualità della vita della città stessa. Di seguito le quattro voci in ordine di rilevanza storica:

(A)  – L’artigianato declinato al contemporaneo (saper fare unito a servizi innovativi e a un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie) costituisce già un elemento qualificante di diversi centri urbani. La capacità di produrre servizi su misura (anche in ambiti tradizionali come la manutenzione della casa o la riparazione di manufatti, ad es.) e di sviluppare esperienze originali (come nel caso di manufatti di alta qualità) attrae una domanda locale e non sempre più attenta a proposte sostenibili e autentiche.

(C) – Il commercio indipendente prospera quando scopre la sua dimensione sociale. All’interno delle librerie si presentano autori e libri più o meno famosi, i negozi di articoli sportivi organizzano corsi per chi si sveglia presto al mattino, i bar offrono corsi di corsi di mixology. Quando il commercio al dettaglio promuove la socialità ne giova la sostenibilità economica e la comunità locale. Il commercio che rimane competitivo trasforma i propri clienti in vere e proprie comunità. 

(T) – L’evoluzione della ristorazione e dell’intrattenimento punta su modelli di offerta in grado di proporre servizi diversi all’interno di luoghi terzi (o ibridi) che rappresentano un’alternativa alla propria abitazione e al luogo del lavoro. Nelle città italiane il loro successo è legato alla capacità di combinare in modo originale accoglienza, cultura, servizi, esperienze. La loro sostenibilità economica dipende da spazi a prezzo calmierato e competenze manageriali specifiche necessarie a combinare in modo coerente un’offerta di servizi eterogenea.

(P) – La crescita del mercato wellness è stata costante nell’ultimo decennio. La definizione di “wellness” non riguarda solo le palestre (da cui la P dell’acronimo), peraltro in grande crescita, ma più in generale un’offerta di servizi molto ampia che va dalle lezioni di yoga alla predisposizione di running trail in città. Molte di queste attività sono diventate forme di aggregazione per giovani e meno giovani, in particolare dopo l’emergenza Covid. 

Tratto distintivo di tutte queste quattro attività economiche è la capacità di saldare una proposta di valore con un orientamento forte alla socialità attiva. Le attività PACT di successo non hanno la scalabilità delle start up (agganciate a competenze STEM), ma premiano la capacità imprenditoriale in misura maggiore rispetto a sanità, educazione, cultura (agganciate a professionalità HEAL). Tendono a gravitare naturalmente in uno spazio sovrapponibile al riconoscimento “benefit” recentemente fissato nel nostro ordinamento giuridico. 

Sul fronte della gestione, le attività PACT crescono sfruttando una combinazione originale di soft skill e innovazione tecnologica. Diverse palestre yoga in tutta Italia, spesso presidio di comunità consolidate, hanno dimostrato di poter migrare online una parte della propria offerta ampliando le proprie fonti di ricavo. Artigiani locali hanno trovato il modo di sviluppare il proprio mercato aprendo i propri spazi alle visite di locali e non e puntando piattaforme di commercio elettronico dedicate a prodotti hand made originali. In generale, le imprese PACT hanno bisogni di imprenditori capaci di bilanciare obiettivi di crescita economica e coinvolgimento comunitario, di contemperare margini e qualità delle relazioni col territorio. Le città italiane che puntano a migliorare la vivibilità dei loro centri urbani, oltre a offrire spazi a prezzo calmierato e a modulare politiche tariffarie ad hoc, saranno chiamate a sviluppare queste competenze declinandole sullo specifico locale.

(1) L’articolo sintetizza l’attività di ricerca e intervento dello spin off dell’Università Ca’ Foscari Upskill 4.0, società benefit impegnata da diversi anni in progetti che uniscono sviluppo delle imprese e rigenerazione urbana.


Approfondimenti

DiTe. Spazi ibridi di Milano