22 Febbraio, 2024

Manifattura Digitale come catalizzatore di innovazione per la rigenerazione circolare delle città-porto

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Lo sviluppo delle economie globali e il processo di smantellamento degli impianti di epoca post-industriale hanno determinato, già dalla seconda metà del XX secolo, l’insorgere di aree portuali dismesse. La rigenerazione delle ex aree industriali, ed in particolare quelle ricadenti in scali portuali di tipo gateway è stata ampiamente dibattuta. Da allora, le teorie e le pratiche di pianificazione sono state sempre più orientate a ricostruire le interrelazioni tra porto e città, attribuendo alle infrastrutture portuali anche funzioni sociali e urbane.

Per un rilancio di queste aree, un numero crescente di città sta puntando sulle attività legate alla manifattura urbana e alle industrie culturali e creative come fattore essenziale per la definizione di un nuovo modello di sviluppo. L’obiettivo perseguito da molte realtà internazionali è quello di reinterpretare il sistema locale porto-industria in relazione agli sviluppi macroeconomici. Queste attività devono essere intese come parte di un processo di trasformazione che coinvolge diversi cluster di attori facendo leva sulle interazioni tra capitale umano, risorse economiche ed ambientali.

Figura 1 – RDM Rotterdam – Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoe

Tra le pratiche di rigenerazione basate sulla sperimentazione di tale modello, il processo di trasformazione dell’ex cantiere navale RDM Rotterdam e Merwe-Vierhavens (M4H) e l’insediamento di funzioni strategiche hanno portato il Comune e l’Autorità Portuale di Rotterdam alla realizzazione del Rotterdam Innovation District (RID), dal 2018 Rotterdam Makers Districts, da intendersi come esempio di rigenerazione circolare della città-porto. Le funzioni innovative, ed in particolare quelle legate a inventori e produttori locali, appaiono cruciali per aumentare la competitività locale. Nelle città-porto, ancora maggiore risulta essere la valenza strategica di queste ultime, poiché potrebbero essere di supporto sia per le attività portuali che per quelle urbane, contribuendo allo sviluppo sostenibile di entrambe. E’ quanto accade già nel Rotterdam Makers District, dove oltre 60 aziende innovative (incentrate su transizione energetica, capitale umano, digitalizzazione e industria manifatturiera) si inseriscono in un contesto che agevola la collaborazione con l’istruzione e la ricerca (tre istituti, ognuno con una capacità di 1200 studenti, di cui due dedicati all’insegnamento e alla formazione professionale di secondo livello), il networking tra le imprese (start-up, PMI e attori globali nel settore marittimo e offshore), la formazione (del capitale umano), in uno spazio di lavoro flessibile.

Le aziende innovative che operano nei settori dell’industria alimentare, della tecnologia medica, della tecnologia pulita e delle industrie creative sono dislocate anche sull’altra sponda del fiume Nieuwe Maas, nell’area precedentemente utilizzata per le esportazioni di frutta, nota come Merwe-Vierhavens (M4H), incluso PortXL, un hub di innovazione e un acceleratore di startup nei settori marittimo, logistico ed energetico. A questo si aggiunge la presenza di uffici, alloggi, esercizi di ristorazione e strutture urbane.

Figura 2 – Rotterdam Harbour, RDM – @Aerostockphoto

La programmazione e le politiche nell’ambito dei quali si inserisce la rigenerazione del porto di Rotterdam, la rendono un modello anche dal punto di vista del processo di trasformazione, volto alla costruzione di un ecosistema a partire dalle componenti sociale ed istituzionale (knowledge institutions, business, government) politiche incluse (i), relative all’approvvigionamento di risorse e alla gestione del loro ciclo di vita anche attraverso l’utilizzo di competenze e know-how in ambito tecnico e tecnologico (ii), ed infine incentrate sulla pianificazione e progettazione delle infrastrutture produttive integrate nel contesto urbano.

È quanto in parte già emerso dalla ricerca “Valutare la transizione nel sistema città-porto: pratiche e processi decisionali verso un modello di Economia Circolare” pubblicata su “Dialoghi tra porto e città nell’epoca della globalizzazione. Per un approccio multidisciplinare alle sfide della portualità” (2021).

Attraverso l’implementazione del metodo Multi-Criterio Analytic Network Process (ANP) si è proceduto al confronto fra città diverse (Rotterdam, Barcellona, ​​Dublino e Marsiglia) arrivando a un ordinamento che dispone le pratiche selezionate, dalla più alla meno preferibile rispetto ai criteri identificati nelle principali componenti dell’ecosistema territoriale. Rotterdam, che vanta il maggior numero di interdipendenze tra criteri, è stata individuata come la pratica preferibile tra quelle selezionate.

I futuri sviluppi della ricerca potrebbero essere rivolti alla replicazione del modello individuato per la rigenerazione delle ex aree produttive dismesse di porti gateway italiani.

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