5 Ottobre, 2022

Manifattura Digitale come catalizzatore di innovazione per la rigenerazione circolare delle città-porto

Tempo di lettura: 4 minuti

Lo sviluppo delle economie globali e il processo di smantellamento degli impianti di epoca post-industriale hanno determinato, già dalla seconda metà del XX secolo, l’insorgere di aree portuali dismesse. La rigenerazione delle ex aree industriali, ed in particolare quelle ricadenti in scali portuali di tipo gateway è stata ampiamente dibattuta. Da allora, le teorie e le pratiche di pianificazione sono state sempre più orientate a ricostruire le interrelazioni tra porto e città, attribuendo alle infrastrutture portuali anche funzioni sociali e urbane.

Per un rilancio di queste aree, un numero crescente di città sta puntando sulle attività legate alla manifattura urbana e alle industrie culturali e creative come fattore essenziale per la definizione di un nuovo modello di sviluppo. L’obiettivo perseguito da molte realtà internazionali è quello di reinterpretare il sistema locale porto-industria in relazione agli sviluppi macroeconomici. Queste attività devono essere intese come parte di un processo di trasformazione che coinvolge diversi cluster di attori facendo leva sulle interazioni tra capitale umano, risorse economiche ed ambientali.

Figura 1 – RDM Rotterdam – Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoe

Tra le pratiche di rigenerazione basate sulla sperimentazione di tale modello, il processo di trasformazione dell’ex cantiere navale RDM Rotterdam e Merwe-Vierhavens (M4H) e l’insediamento di funzioni strategiche hanno portato il Comune e l’Autorità Portuale di Rotterdam alla realizzazione del Rotterdam Innovation District (RID), dal 2018 Rotterdam Makers Districts, da intendersi come esempio di rigenerazione circolare della città-porto. Le funzioni innovative, ed in particolare quelle legate a inventori e produttori locali, appaiono cruciali per aumentare la competitività locale. Nelle città-porto, ancora maggiore risulta essere la valenza strategica di queste ultime, poiché potrebbero essere di supporto sia per le attività portuali che per quelle urbane, contribuendo allo sviluppo sostenibile di entrambe. E’ quanto accade già nel Rotterdam Makers District, dove oltre 60 aziende innovative (incentrate su transizione energetica, capitale umano, digitalizzazione e industria manifatturiera) si inseriscono in un contesto che agevola la collaborazione con l’istruzione e la ricerca (tre istituti, ognuno con una capacità di 1200 studenti, di cui due dedicati all’insegnamento e alla formazione professionale di secondo livello), il networking tra le imprese (start-up, PMI e attori globali nel settore marittimo e offshore), la formazione (del capitale umano), in uno spazio di lavoro flessibile.

Le aziende innovative che operano nei settori dell’industria alimentare, della tecnologia medica, della tecnologia pulita e delle industrie creative sono dislocate anche sull’altra sponda del fiume Nieuwe Maas, nell’area precedentemente utilizzata per le esportazioni di frutta, nota come Merwe-Vierhavens (M4H), incluso PortXL, un hub di innovazione e un acceleratore di startup nei settori marittimo, logistico ed energetico. A questo si aggiunge la presenza di uffici, alloggi, esercizi di ristorazione e strutture urbane.

Figura 2 – Rotterdam Harbour, RDM – @Aerostockphoto

La programmazione e le politiche nell’ambito dei quali si inserisce la rigenerazione del porto di Rotterdam, la rendono un modello anche dal punto di vista del processo di trasformazione, volto alla costruzione di un ecosistema a partire dalle componenti sociale ed istituzionale (knowledge institutions, business, government) politiche incluse (i), relative all’approvvigionamento di risorse e alla gestione del loro ciclo di vita anche attraverso l’utilizzo di competenze e know-how in ambito tecnico e tecnologico (ii), ed infine incentrate sulla pianificazione e progettazione delle infrastrutture produttive integrate nel contesto urbano.

È quanto in parte già emerso dalla ricerca “Valutare la transizione nel sistema città-porto: pratiche e processi decisionali verso un modello di Economia Circolare” pubblicata su “Dialoghi tra porto e città nell’epoca della globalizzazione. Per un approccio multidisciplinare alle sfide della portualità” (2021).

Attraverso l’implementazione del metodo Multi-Criterio Analytic Network Process (ANP) si è proceduto al confronto fra città diverse (Rotterdam, Barcellona, ​​Dublino e Marsiglia) arrivando a un ordinamento che dispone le pratiche selezionate, dalla più alla meno preferibile rispetto ai criteri identificati nelle principali componenti dell’ecosistema territoriale. Rotterdam, che vanta il maggior numero di interdipendenze tra criteri, è stata individuata come la pratica preferibile tra quelle selezionate.

I futuri sviluppi della ricerca potrebbero essere rivolti alla replicazione del modello individuato per la rigenerazione delle ex aree produttive dismesse di porti gateway italiani.

Stefania Regalbuto
Stefania Regalbuto
Architetta, PhD in Evaluation and Urban Planning presso l’Università Federico II di Napoli, è assegnista presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Articoli correlati

Tra rigenerazione e riciclo. Il treno come dispositivo per l’avvio di nuovi cicli di vita: il caso della Val Venosta

In un mondo dominato dall’automobile, che ha ridotto lo spazio urbano a misura del codice della strada, è interessante discutere progetti di rigenerazione che migliorano la qualità dello spazio pubblico e collettivo, riorganizzano il sistema di accessibilità alle attrezzature pubbliche, integrano le reti di mobilità sostenibile e attiva con le reti verdi e blu, diventando concreta risposta ai cambiamenti climatici. di vita condivisibili, in grado di migliorare la vita quotidiana di residenti e al contempo interpretare il turismo come occasione per disegnare il futuro.

PNRR e sviluppo locale: approcci e prospettive

Il PNRR è un’opportunità per l’Italia per le risorse economiche che mette in campo ma anche per la valenza strategica adottata e coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo. Diverse le questioni alle quali porre attenzione in fase attuativa per le ricadute e gli impatti che avranno su città e territori, alcune esaminate in questo numero.

Competenze e PNRR: si vuole veramente investire in capitale umano nella Pubblica amministrazione?

Il PNRR per essere attuato richiede una Pubblica amministrazione all’altezza della sfida: non è detto che le misure messe in atto dall’esecutivo per affrontare queste criticità in questi mesi siano in grado di imprimere una svolta.

La logistica a servizio dell’e-commerce in un quadro urbanistico da riformare

La crescita dell’e-commerce sta producendo diverse criticità nel rapporto tra logistica e territorio: la sostanziale liberalizzazione che oggi caratterizza le diverse tipologie di servizi logistici dovrà inevitabilmente rientrare nelle strategie di governo del territorio a scala vasta, ponendo attenzione non solo alle iniziative proposte dal PNRR, ma anche al quadro di riforma urbanistico

Il ri-ciclo socialmente innovativo, tra qualità e contraddizioni

La letteratura contemporanea in materia di urbanistica e di architettura mostra numerosi casi di beni dismessi, tuttavia, è poca l’attenzione rivolta ai metodi gestionali adottati, alle qualità e alle contraddizioni. Questa ricerca, a partire dallo studio di casi Europei, si domanda in che modo sia possibile trasformare queste realtà in ecosistemi dinamici e sostenibili.