1 Dicembre, 2022

Il progetto “Valli Resilienti”: un’esperienza intersettoriale di rigenerazione delle aree interne in Regione Lombardia

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Nel 2016 Fondazione Cariplo ha lanciato una call nei territori della Lombardia e del Verbano-Cusio-Ossola per la partecipazione ad “AttivAree”, un programma intersettoriale mirato a riattivare le aree interne per cui è stato stanziato un cofinanziamento di 10 milioni di euro. L’iniziativa ha inteso aumentare l’attrattività dei comuni lombardi più periferici in termini di accesso ai servizi essenziali, quali la salute, l’istruzione e la mobilità, riducendone l’isolamento e facendo leva sulle risorse delle comunità. Tra gli obiettivi del programma si possono menzionare la promozione dello sviluppo locale attraverso processi partecipativi, la valorizzazione del ruolo e delle competenze del terzo settore, lo sviluppo di interazioni proficue tra aree interne e urbane, la conservazione del patrimonio esistente in modo da limitare ulteriore consumo di suolo e l’adozione di un approccio integrato volto a potenziare le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché i legami di collaborazione, solidarietà e accoglienza del territorio in esame.

A partire dalle idee progettuali presentate da undici diversi territori, sono state selezionate rispettivamente una proposta avanzata dal territorio dell’Oltrepò Pavese e una presentata congiuntamente dalla Valle Trompia e dalla Valle Sabbia in Provincia di Brescia. I progetti vincitori hanno saputo indirizzare le attività verso il tentativo di potenziare e innovare le economie locali e l’imprenditorialità giovanile, specialmente nel settore agricolo, promuovere attività di formazione di carattere scientifico e tecnologico e valorizzare il patrimonio culturale e l’identità locale, comunicando e promuovendo queste risorse territoriali (Osti, Jachia, 2020; Fondazione Cariplo, 2020).

Nello specifico, il progetto “Valli Resilienti” ha avuto una durata triennale (2016-2019) e ha previsto attività dirette a contrastare lo spopolamento dei territori della Valle Trompia e della Valle Sabbia, cercando di potenziare le risorse disponibili e di aumentare le opportunità di lavoro, in particolare per le giovani generazioni e le fasce più deboli della società.

Il partenariato, guidato dalla Comunità Montana di Valle Trompia (capofila) e da quella di Valle Sabbia, si è composto di rappresentanti istituzionali e del mondo sociale, ognuno dei quali ha ricoperto parte attiva nello sviluppo del progetto, come Camera di Commercio, l’Università degli Studi di Brescia, consorzi e diversi enti del terzo settore. Oltre a questi soggetti, sostanziale è stato anche l’apporto di un’ulteriore “rete di sostegno” con 25 Comuni, GAL – Gruppo di Azione Locale, enti del turismo e museali, istituti scolastici, ecc. Il progetto ha quindi rappresentato l’esito di un iter di confronto e progettazione tra i partner che ha consentito di raccogliere contributi per più di 6 milioni di euro, circa 4,5 dei quali sono stati stanziati da Fondazione Cariplo.

Figura 1 – Agriturismo Rebecco Farm in Alta Valle Trompia, a Pezzane (BS)

La strategia si è articolata in 16 azioni organizzate in quattro diversi driver tematici integrati tra loro, che hanno incluso attività come la posa in opera di fibra ottica a supporto di residenti e imprese, l’estensione dei servizi offerti dallo sportello telematico comunale, la realizzazione della rete di percorsi ciclabili Greenway che collega le valli alla città di Brescia, il rilancio di ostelli/case vacanze gestiti da cooperative sociali, lo sviluppo di attività di impresa sociale nel comparto agricolo locale e la creazione di una piattaforma che mette a sistema i negozi di vicinato e propone i loro prodotti su e-commerce, oltre che consentire la consegna di farmaci a domicilio e altri servizi. Quest’ultima piattaforma di home delivery ha rivestito un importante ruolo di sostegno alla comunità durante l’emergenza COVID-19.

La conservazione e valorizzazione dei beni culturali hanno rivestito un ruolo fondamentale tra le azioni del programma, come capitale territoriale da innescare attraverso il supporto degli stakeholder locali.

Un complesso rurale con annesso terreno agricolo sito nel Comune di Pezzaze, ad esempio, è stato restaurato e trasformato nella “Rebecco Farm”, un centro di valorizzazione e sviluppo della cultura rurale del territorio. Il bene è oggi gestito da una rete di imprese agricole denominata “Rebecco Farmer”, che costituisce uno dei primi esempi in Italia di questa particolare tipologia di rete d’impresa, e ospita un bed and breakfast, un bar, degli spazi per la didattica e per la vendita di prodotti locali.

È stata inoltre condotta una mappatura del patrimonio locale, rispettivamente dell’edilizia rurale in Valle Trompia e degli opifici idraulici in Valle Sabbia, che sono stati riconosciuti dai cittadini come patrimonio identitario da conoscere e tutelare attraverso l’impiego di una “Mappa di Comunità”. Sono state in seguito elaborate delle linee guida che forniscono indicazioni operative e suggerimenti di buone prassi per gli interventi di conservazione in riferimento alle scelte legate alla composizione, alle soluzioni tecnologiche e ai materiali dell’architettura. Si tratta di consigli di metodo indirizzati a proprietari, utilizzatori, tecnici e alle amministrazioni, che sono state sollecitate a recepire le indicazioni inserendo azioni di conservazione nel Piano triennale degli investimenti e nei Piani attuativi annuali

Figura 2 – Agriturismo Rebecco Farm in Alta Valle Trompia, a Pezzane (BS)

A partire dal riconoscimento da parte della comunità locale, il progetto “Valli Resilienti” ha cercato di rendere un patrimonio particolarmente vulnerabile uno dei mezzi per innescare meccanismi di rigenerazione della valle.

Il patrimonio culturale ha consentito di sviluppare un modello cooperativo di valorizzazione del territorio basato su un’interazione virtuosa tra i beni culturali e le filiere produttive, l’investimento sul capitale umano, l’innovazione dei servizi e una visione di lungo periodo. Il modello è tanto logico e razionale, quanto inusuale per le prassi della politica e della burocrazia italiane. La leva impiegata si è quindi fondata sulla volontà di collaborazione e reciproca contaminazione tra i partner attraverso lo scambio di buone pratiche.

La negoziazione di finanziamenti pubblici e privati, la cura del patrimonio storico-culturale e la sua interazione con altri ambiti produttivi hanno cercato di dimostrare che la capacità di reagire di un territorio non si manifesta unicamente con le realizzazioni fisiche finanziate, ma in particolar modo attraverso il diffondersi di capacità accresciute e la volontà di proseguire. Per tal ragione la resilienza può essere definita come “La capacità di reagire, [e] si basa proprio sulla solidità delle relazioni e delle competenze” (Della Torre, 2017: p. 7).

Ringraziamenti: Le autrici ringraziano Fondazione Cariplo, l’Università degli Studi di Brescia, la Comunità Montana di Valle Trompia e tutti gli altri partner del progetto “Valli Resilienti” per la possibilità di aver preso parte al progetto.

Riferimenti bibliografici

  • Della Torre S. (2017), Presentazione. In: Fanzini D. (ed.), Tecnologie e processi per il progetto del paesaggio. Reti e modelli distrettuali. Santarcangelo di Romagna: Maggioli Editore, pp. 7-8.
  • Osti G., Jachia E. (eds.) (2020), AttivAree. Un disegno di rinascita delle aree interne. Bologna: il Mulino.
Barbara Scala, Cristina Boniotti
Barbara Scala, Cristina Boniotti
Barbara Scala: Ricercatrice Senior nel settore scientifico disciplinare ICAR/19 - Restauro presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio, Ambiente e di Matematica dell’Università degli Studi di Brescia. Ha conseguito la laurea in Architettura, il titolo di Specialista in Restauro dei Monumenti e il Dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici presso il Politecnico di Milano. Come libera professionista si è occupata della progettazione e della direzione di cantieri di restauro architettonico. La sua attività di ricerca verte principalmente sui temi delle tecniche costruttive tradizionali e l’applicazione di modelli HBIM per la gestione dei cantieri di restauro. * Cristina Boniotti: Ricercatrice Junior nel settore scientifico disciplinare ICAR/19 - Restauro presso il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, dove ha conseguito la laurea in Architettura e il Dottorato di Ricerca in Architecture, Built Environment and Construction Engineering. È stata short-term scholar presso la University of Central Florida e borsista di ricerca presso il Dipartimento DICATAM dell’Università degli Studi di Brescia nell’ambito del progetto “Valli Resilienti”. La sua attività di ricerca verte sui temi della conservazione e valorizzazione dei beni architettonici, nello specifico in merito alla gestione del patrimonio pubblico.

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