18 Aprile, 2024

Il PNRR, vera politica pubblica con molti interrogativi

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Discussioni sul PNRR hanno animato la campagna elettorale per le elezioni politiche 2022 e continuano ad animare il dibattito politico nei primi mesi del Governo Meloni, suscitando interrogativi sullo stato di avanzamento e la qualità delle progettualità, sulle possibili rimodulazioni, sulla capacità di spesa.

A questo si aggiunge il fatto che per molti anni si è sviluppata la tendenza, da parte della classe politica locale e nazionale, a valutare le politiche di intervento, non in termini di efficacia rispetto a dotazioni, bisogni o problemi emergenti, ma in termini di “produttività del consenso elettorale”. Queste tendenze fanno talvolta capolino. Spesso il problema non è stato tanto la quantità di denaro disponibile, quanto, in alcuni casi, il non saper spendere (bene) le risorse. Scegliere con valutazioni appropriate fra diverse alternative disponibili significa soprattutto non alimentare nuove dipendenze da ulteriori finanziamenti e altra spesa improduttiva. I soldi infatti non sono tutto. Per aumentare le possibilità che si mettano in moto processi duraturi, è importante sfruttare l’occasione per introdurre elementi di innovazione e discontinuità. Per generare una nuova capacità di mettere in moto enzimi di crescita, le riforme strutturali devono essere fatte ancor meglio e più rapidamente di quanto potessimo permetterci secondo i più positivi profili di previsione fatti nella seconda metà dello scorso anno (Osservatorio recovery). Le pratiche di promozione dello sviluppo devono confrontarsi con realtà differenziate dal punto di vista storico, socio-istituzionale ed economico, aventi ciascuna diverse vocazioni e eterogenei punti di forza e di debolezza.

Tuttavia, la buona spesa pubblica da sola non basta, c’è bisogno di efficienza, di rendicontazione e di valutazioni attente sugli effetti e sui processi messi (o meno) in atto che dovrebbero segnare una discontinuità con le pratiche dei decenni passati e, dopo una fase di avvio supportata da fondi e politiche pubbliche, andare avanti con le proprie gambe. Innescare (nuovi e più virtuosi) processi di sviluppo non significa solo convocare attori sociali e scrivere la “lista della spesa” (talvolta costituita da progetti giacenti nei cassetti degli enti locali, anche anacronistici o superati), significa invece scegliere temi strategici. Buoni passi avanti sono stati fatti in campo infrastrutturale (Osservatorio recovery), ma ancora si avverte la necessità di ridurre fattori di incertezza e indeterminazione delle procedure amministrative e offrire un quadro di regole certe.

Nel contempo, il PNRR non può risolvere tutti i mali. È stato caricato di valenze che stanno generando aspettative troppo alte, occorrono altre politiche, più strutturali, che colmino i ritardi e i deficit di crescita. Potrebbe anche essere che troppi soldi facciano più male che bene, anche se questo sembra un paradosso! Il vero interrogativo riguarda le possibilità degli interventi di attivare uno sviluppo economico-territoriale autonomo, autopropulsivo e durevole nel tempo.

I soldi (come le medicine per un malato) non sempre fanno bene: troppi soldi (o troppe medicine) fanno male, devono essere usati in giusta dose in modo congruo rispetto alla patologia, senza abusi e cercando di fare il modo che il malato, una volta guarito, non abbia bisogno di altri farmaci (e senza che si creino dipendenze). Di solito si dice che non ci sono soldi per fare questa o quella cosa, abbiamo attraversato anni di austerity e di spending review molto spinta per esigenze dei bilanci pubblici. Ora i soldi ci sono. L’Italia impari a spenderli bene, in modo efficiente e per costruire il futuro, sono però necessarie una maggiore responsabilizzazione e processi di rendicontazione ai cittadini che dovrebbero poter valutare gli esiti dell’azione pubblica. Le riforme strutturali italiane devono essere fatte ancor meglio e più rapidamente di quanto potessimo permetterci in altre fasi della vita del Paese. Oggi ci sono occasioni importanti che non si possono perdere o sprecare.

Ulteriori approfondimenti

  • Accetturo A., De Blasio G. (2019), Morire di aiuti. I fallimenti delle politiche per il Sud (e come evitarli). Torino: IBL Libri.
  • De Sarlo P. (2022), Bla bla bla Sud. Perché il PNRR non salverà il Sud e il Paese. Matera: Altrimedia Edizioni.

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