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Norme e uso degli spazi nel post pandemia

A valle del periodo pandemico, durante il lungo e incerto ritorno alla normalità, è possibile riflettere su quanto le risposte di politica pubblica e le spinte all’innovazione che provengono dalle società locali confermino dinamiche di lungo periodo legate alla capacità istituzionale, alle forme di conoscenza e di apprendimento sociale e alle possibilità innovazione, o quanto esse costituiscano potenziali discontinuità e aperture, preziose per immaginare traiettorie future differenti.

Flessibilità geografica del lavoro e politica della produzione: il South working e il ruolo della regolazione

La situazione emergenziale dettata dal Covid-19 ha posto numerosi lavoratori e datori di lavoro dinanzi alla possibilità di superare la tradizionale visione della prestazione del lavoro, contemplando non soltanto la flessibilità di natura oraria ma anche quella geografica. Nello scenario post-pandemico, questa tendenza continua a sollecitare riflessioni importanti, ad esempio sulle disuguaglianze o sul ruolo della regolazione quale tematica prescelta per il presente contributo: attraverso un più ampio spettro di attori, la regolazione può svolgere un ruolo importante affinché il lavoro da remoto e dal Sud sia un fenomeno (ancora) possibile ed equo al tempo stesso.

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Montagne di case vuote

In Italia circa 9,6 milioni di abitazioni risultano non occupate, oltre un quarto del patrimonio residenziale. Il fenomeno è particolarmente concentrato nelle aree interne e montane, dove spopolamento, crisi del turismo, costi di ristrutturazione superiori al valore di mercato e successioni ereditarie complesse contribuiscono all’abbandono del patrimonio edilizio. Le case vuote riflettono trasformazioni demografiche, sociali ed economiche profonde, che hanno determinato una crescente sovrabbondanza dello stock abitativo rispetto alla domanda e reso obsoleta una parte del patrimonio esistente.

Se un paese cerca una strada, tra economia paziente, spopolamento ed energie da non sprecare

Un paese della Puglia riflette su come contrastare fenomeni di spopolamento ormai comuni a tanta parte dell’Italia, si misura con un paese vicino, caso di successo di quella che Paolo Manfredi nel suo libro “L’eccellenza non basta” chiama “economia paziente”. Il contrasto allo smottamento demografico, economico e immobiliare di tanta parte delle aree interne non si risolve con Grandi Piani, ma con un paziente lavoro di coltivazione e accompagnamento di progettualità ed energie sparute e sopite, senza sprecare nulla, perché anche piccoli progetti possono avere impatti significativi.

Il progetto “Valli Resilienti”: un’esperienza intersettoriale di rigenerazione delle aree interne in Regione Lombardia

Il progetto “Valli Resilienti”, cofinanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del programma “AttivAree” (2016-2019), si è proposto di promuovere lo sviluppo locale con un approccio intersettoriale volto a potenziare le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché i legami di collaborazione, solidarietà e accoglienza dei territori della Valle Trompia e della Valle Sabbia. Le attività, guidate dalla Comunità Montana di Valle Trompia e sviluppate da un ampio partenariato costituito da enti istituzionali e del terzo settore, hanno cercato di stimolare la rigenerazione del territorio favorendo la sinergia tra le varie realtà identitarie locali.

Un welfare su misura per le aree demograficamente rarefatte

Le trasformazioni demografiche in atto in Italia hanno già, e avranno in un futuro molto vicino, importanti ricadute sulla coesione sociale. Richiedono attente valutazioni nel campo delle politiche di welfare e percorsi sperimentali da avviare in tempi rapidi. Perché non iniziare dai contesti territoriali in cui la presenza umana si è ridotta più marcatamente, nelle aree interne contrassegnate dalla rarefazione demografica? Servono un approccio place based e uno sguardo che fa del margine un osservatorio privilegiato per l’analisi di questioni che riguardano l’intero Paese.

Strategie per le aree interne: tra retorica del declino e infrastrutturazione comunitaria

Le aree interne italiane si trovano al centro di una contraddizione: considerate marginali dal nuovo PSNAI, mostrano invece segnali concreti di vitalità e innovazione. Non è il territorio a essere fragile, ma le politiche che lo attraversano. In opposizione a visioni tecnocratiche e assistenziali, emergono pratiche di rigenerazione fondate su comunità attive, governance plurale e nuovi modelli istituzionali capaci di generare sviluppo dal basso. La sfida è passare dal governo dei fondi alla governance delle comunità.