A valle del periodo pandemico, durante il lungo e incerto ritorno alla normalità, è possibile riflettere su quanto le risposte di politica pubblica e le spinte all’innovazione che provengono dalle società locali confermino dinamiche di lungo periodo legate alla capacità istituzionale, alle forme di conoscenza e di apprendimento sociale e alle possibilità innovazione, o quanto esse costituiscano potenziali discontinuità e aperture, preziose per immaginare traiettorie future differenti.
La situazione emergenziale dettata dal Covid-19 ha posto numerosi lavoratori e datori di lavoro dinanzi alla possibilità di superare la tradizionale visione della prestazione del lavoro, contemplando non soltanto la flessibilità di natura oraria ma anche quella geografica. Nello scenario post-pandemico, questa tendenza continua a sollecitare riflessioni importanti, ad esempio sulle disuguaglianze o sul ruolo della regolazione quale tematica prescelta per il presente contributo: attraverso un più ampio spettro di attori, la regolazione può svolgere un ruolo importante affinché il lavoro da remoto e dal Sud sia un fenomeno (ancora) possibile ed equo al tempo stesso.
Il dibattito sulle politiche di coesione in Italia ha spesso trascurato la dimensione urbana. La Strategia di Sviluppo Urbano Sostenibile (SUS), introdotta dall’UE nel quadro della Politica di Coesione nel ciclo 2014-2020, ha rappresentato un tentativo significativo di approccio place-based e programmatico alla rigenerazione urbana, anche nel nostro Paese. Nel 2014-2020, attuata in Italia tramite il PON “Città Metropolitane” e i POR regionali, ha coinvolto 246 comuni e mobilitato 2,87 miliardi di euro, più della “gemella” SNAI. Nel ciclo 2021-2027 le risorse raddoppiano, aprendo nuove prospettive per una politica integrata di rigenerazione urbana di carattere programmatico.
Il tema della rigenerazione urbana è da anni al centro delle politiche urbane in Europa e in Italia. Si tratta di un concetto polisemico, talvolta indefinito, che richiama l’idea di “rimettere in moto” l’esistente, riattivandone risorse e potenzialità. La rigenerazione urbana si configura come una policy complessa e multidisciplinare che, sul piano operativo, comprende un ampio spettro di interventi finalizzati al miglioramento della qualità della vita urbana. Tali processi non sono tuttavia privi di criticità: la rigenerazione può dirsi efficace solo se riesce a mantenere un equilibrio tra trasformazione urbana, inclusività sociale, tutela dell’identità locale e sostenibilità ambientale. In questo quadro emerge la necessità di sviluppare approcci valutativi capaci di analizzare in modo sistematico opportunità e rischi connessi agli interventi.
La valutazione di impatto nei progetti di rigenerazione urbana può diventare uno spazio di co-creazione del valore pubblico. Il caso GOCCIA a Milano — la bonifica di un'area contaminata attraverso Nature-Based Solutions — mostra come un framework articolato in cinque macroaree (rigenerazione ecologica, conoscenza scientifica, co-governance, comunicazione, crescita economica) consenta di confrontare dimensioni diverse di valore, costruire legittimità politica e orientare la governance futura, facendo emergere conflitti e possibilità di decisione collettiva.
La rigenerazione urbana può rafforzare la capacità dei quartieri di reagire alle crisi economiche? Il caso Ostiense–Marconi, a Roma, mette in relazione la trasformazione di un’area industriale in distretto della conoscenza con il ruolo svolto dal Progetto Urbano e dall’Università Roma Tre. Ne emerge una rigenerazione che non attenua gli shock nel breve periodo, ma che può sostenere una ripresa economica più rapida nel medio termine, contribuendo a rafforzare la resilienza urbana.
La rivista è aperta a coloro che ritengono di avere un contributo da offrire al dibattito. La collaborazione avviene promuovendo articoli di carattere puntuale e/o gruppi di articoli coordinati su un tema. I contributi hanno una lunghezza compresa tra quattro e seimila caratteri. Per ogni richiesta di approfondimento: info@dite-aisre.it