Roberto Camagni ha teorizzato sul ruolo attivo e propulsivo dei fattori territoriali nell'economia locale, mettendo in luce le economie di agglomerazione e l'importanza del territorio come fonte di dinamiche economiche e capacità innovative per le imprese locali. Con questo non ha mai negato, da economista rigoroso e colto qual era, la dimensione macroeconomica nell'interpretazione della crescita regionale e ha guidato la creazione del modello MASST, un modello che ha sempre dimostrato una capacità interpretativa di shock esogeni quali COVID-19 e la ripresa post-crisi del 2008 molto elevata, anticipando andamenti che sono risultati ex-post veritieri.
Negli anni '80, il GREMI è stato fondato per studiare il ruolo dello spazio nell'innovazione. Roberto Camagni è stato uno dei fondatori e ha introdotto il concetto di "milieu innovateur" per enfatizzare il ruolo dei territori nello sviluppo dell'innovazione. Ha sottolineato l'importanza dell'accesso a conoscenze esterne e delle reti di imprese per la competitività dei cluster. Uno studio sui distretti calzaturieri italiani ha confermato l'importanza dell'accesso a conoscenze esterne e dei legami territoriali. I contributi di Camagni hanno anticipato le sfide dei distretti italiani e dei cluster globali, trasmettendo l'importanza di pensare in modo innovativo alle future generazioni di studiosi.
Le Nature-based Solutions rafforzano la resilienza urbana, ma la loro efficacia dipende anche da ciò che accade dopo la realizzazione. Gestione, manutenzione e adattamento nel tempo richiedono forme di collaborazione tra istituzioni, cittadini e attori locali, spesso ancora poco strutturate. Le esperienze di Trento, Mannheim e Dortmund mostrano come la governance condivisa possa sostenere la biodiversità urbana attraverso reti territoriali, processi di co-creazione e capacità istituzionali consolidate, evidenziando il ruolo decisivo della collaborazione nella gestione di lungo periodo.
Il Regolamento europeo sul ripristino della natura introduce nuovi obblighi per il recupero degli ecosistemi, con ricadute dirette sulla pianificazione urbana. In Italia, il Piano Nazionale di Ripristino ha aperto un confronto sui vincoli all'uso del suolo e sulle competenze dei Comuni. Le criticità emerse evidenziano i limiti di un approccio basato prevalentemente sull'estensione delle superfici verdi. I Piani Urbani della Natura e le Soluzioni basate sulla Natura offrono nuove opportunità per integrare biodiversità, resilienza climatica e innovazione nelle politiche urbane e nelle attività delle imprese.
La UNI EN 18140:2026 introduce un linguaggio condiviso per classificare le Nature-based Solutions, aprendo nuove prospettive nel rapporto tra normazione tecnica e diritto ambientale. Pur priva di efficacia giuridica generalmente vincolante, la norma offre un riferimento per ripensare il ruolo della natura nelle politiche territoriali. Oltre una concezione degli ecosistemi come strumenti al servizio delle esigenze umane, emerge la prospettiva di riconoscerne il valore intrinseco e di integrare le esigenze delle forme di vita non umane nelle decisioni pubbliche, attraverso un approccio multispecie.
Le Nature-based Solutions generano servizi ecosistemici e benefici ambientali e sociali che le tradizionali valutazioni economiche non sempre riescono a rappresentare. Dal Valore Sociale Complesso al Valore Ecosistemico Totale, la contabilizzazione biofisica e monetaria dei servizi ecosistemici offre una prospettiva per integrare questi benefici nelle decisioni di investimento, superando una valutazione fondata esclusivamente sui costi e sui ricavi di mercato.
Il confine tra natura e artificio è sempre meno netto nel progetto architettonico e urbano. Soluzioni basate, derivate e ispirate alla natura integrano processi ecologici e innovazione tecnologica attraverso forme differenti di ibridazione. La sostenibilità di un intervento, tuttavia, non dipende dal suo grado di naturalità, ma dalla qualità delle relazioni tra componenti naturali, dispositivi tecnici e contesto. Prestazioni ambientali, biodiversità, ciclo di vita, benessere e qualità spaziale diventano così criteri fondamentali per orientare le scelte progettuali e valutarne gli effetti nel tempo.