11 Febbraio, 2026

L’inverno demografico in Italia: la domanda sociosanitaria che cambia

Tempo di lettura: 7 minuti

L’Italia è il Paese “più vecchio” d’Europa e il secondo dopo il Giappone tra i Paesi OCSE: al 1° gennaio 2024 il 24,3% della popolazione residente ha 65 anni e più, oltre 14 milioni di persone; di questi circa la metà ha più di 74 anni e 4 milioni e mezzo superano gli 80 anni. A livello territoriale, nel 2024 tale indicatore è piuttosto eterogeneo, con una punta del 29% nei comuni liguri, seguiti da quelli del Friuli-Venezia Giulia, dell’Umbria, del Molise, della Sardegna, del Piemonte, della Toscana e delle Marche, in media sopra al 26% (Figura 1). 

Figura 1. L’indice di invecchiamento nei comuni italiani, 2024.
Dati al 1° gennaio 2024. Indice di invecchiamento: rapporto tra la popolazione con almeno 65 anni ed il totale della popolazione residente, per 100.
Fonte: elaborazione IFEL-Area Studi e Statistiche Territoriali su dati Istat, 2025

In particolare, l’indice di invecchiamento più elevato, pari al 28,1% in media, si registra nei piccolissimi comuni in cui vivono fino a 2.000 abitanti (Tabella 1). L’indice diminuisce all’aumentare della popolosità dei comuni, per poi risalire sopra al 24% nei comuni con più di 60mila residenti. Nelle 12 grandi città d’Italia con oltre 250mila abitanti il dato quasi coincide con la media nazionale.

Classe di ampiezza demograficaIndice di invecchiamentoIndice di vecchiaiaIndice di dipendenza
0 – 1.999 ab.28,1%268,162,9%
2.000 – 4.999 ab.25,2%212,658,9%
5.000 – 9.999 ab.24,1%194,657,5%
10.000 – 19.999 ab.23,5%186,156,6%
20.000 – 59.999 ab.23,8%189,657,0%
60.000 – 249.999 ab.24,5%203,857,6%
>= 250.000 ab.24,2%201,356,6%
ITALIA24,3%199,857,6%
Tabella 1. Gli indicatori demografici dei comuni italiani, per classe demografica, 2024, valori percentuali
Dati al 1° gennaio 2024. Indice di invecchiamento: rapporto tra la popolazione con almeno 65 anni ed il totale della popolazione residente, per 100. Indice di vecchiaia: rapporto tra la popolazione con almeno 65 anni e la popolazione di età compresa tra 0-14 anni, per 100. Indice di dipendenza: rapporto tra la popolazione in età non attiva (tra 0-14 anni e con almeno 65 anni) e la popolazione in età attiva (tra i 15-64 anni), per 100.
Fonte: elaborazione IFEL-Area Studi e Statistiche Territoriali su dati Istat, 2025

Anche guardando nel lungo periodo le proiezioni statistiche non sono positive: quel 24,3% di popolazione anziana è una quota che, salvo inversioni di tendenza, è destinata a crescere. In base alle più recenti stime Istat, infatti, è previsto che l’indice di invecchiamento, ossia il rapporto tra la popolazione con 65 anni e più ed il totale della popolazione residente (per 100), raggiunga nel 2050 il 34,6% secondo lo scenario mediano, mentre l’intervallo di confidenza al 90% va da un minimo del 33,2% a un massimo del 35,9%.

L’Istat stima che anche la popolazione di 85 anni e più, i cosiddetti “grandi anziani”, crescerà in modo significativo, passando dal 3,9% nel 2024 al 7,2% nel 2050, con margini di confidenza compresi tra il 6,4% e l’8%. Un dato allarmante in termini di impatto sulle politiche di protezione sociale, considerando che è proprio in questa fascia di età che si concentra la quota più rilevante di individui fragili con crescenti fabbisogni sociosanitari. 

Tra le previsioni Istat preoccupano anche i dati relativi al complessivo decremento demografico: si passerebbe infatti da circa 59 milioni di abitanti del 1° gennaio 2024 a 45,8 milioni del 2080. Il Mezzogiorno sarebbe la ripartizione geografica in cui l’intensità del decremento demografico raggiungerebbe i livelli più alti, con una perdita di popolazione stimata pari a 7,9 milioni di abitanti entro il 2080. Lo scenario mediano mostra che, nel passaggio dal 2024 al 2080, si avrebbero 43,7 milioni di decessi contro 20,5 milioni di nascite, e 18 milioni di immigrazioni dall’estero contro 8,2 milioni di emigrazioni.

Concentrandosi sul saldo attuale tra nascite e decessi, colpisce come nel corso del 2023 siano soltanto 584 i comuni italiani (il 7,4% del totale) che registrano un tasso di incremento naturale positivo: ciò significa che esclusivamente in tali comuni, prevalentemente lombardi (185 enti) e del Trentino-Alto Adige (119 enti), il numero di nascite ha superato il numero dei decessi (Figura 2). 

Inoltre, sono 358 i comuni italiani in cui non si è registrata alcuna nascita nel corso del 2023.

Figura 2. Il tasso di incremento naturale nei comuni italiani, 2023
Dati al 31 dicembre 2023. Tasso di incremento naturale: differenza tra nascite e decessi nell’anno per 1.000 abitanti.
Fonte: elaborazione IFEL-Area Studi e Statistiche Territoriali su dati Istat, 2025

I tassi di incremento naturale medi per regione sono tutti negativi, con il picco del -8,79 rilevato nei comuni liguri, che si contraddistinguono anche per l’indice di invecchiamento più elevato d’Italia (29%). 

Il decremento naturale impatta, infine e soprattutto, nei comuni meno popolosi (Tabella 2), con un tasso di -8,83 nei territori fino a 1.999 abitanti e -5,86 nei territori con una popolazione compresa tra i 2.000 e i 4.999 individui, aree del Paese in cui i tassi di natalità sono al minimo e i tassi di mortalità sono al massimo.

Classe di ampiezza demograficaTassi per 1.000 ab.
NatalitàMortalitàIncremento naturale
0 – 1.999 ab.5,5314,36-8,83
2.000 – 4.999 ab.6,1812,04-5,86
5.000 – 9.999 ab.6,4311,06-4,63
10.000 – 19.999 ab.6,5910,63-4,04
20.000 – 59.999 ab.6,6810,92-4,24
60.000 – 249.999 ab.6,4211,36-4,94
>= 250.000 ab.6,4811,63-5,15
ITALIA6,4411,38-4,94
Tabella 2. Tasso di natalità, mortalità ed incremento naturale dei residenti nei comuni italiani, per classe demografica, 2023.
Dati al 31 dicembre 2023. Fonte: elaborazione IFEL-Area Studi e Statistiche Territoriali su dati Istat, 2025

La progressiva riduzione del numero di residenti in Italia, accompagnata dalla denatalità e dal processo di invecchiamento, ha delle conseguenze dirette sulla composizione delle famiglie, che stanno via via frantumandosi.

Secondo le previsioni Istat, in Italia il numero totale delle famiglie aumenterà leggermente (+1%) dal 2024 al 2050, passando da circa 26,5 milioni a oltre 26,7 milioni nel 2050 (Tabella 3). Un dato fortemente influenzato dalla crescita delle famiglie senza nuclei (ossia persone sole e famiglie multipersonali, cioè che non costituiscono un nucleo familiare anche se composte da più persone), che passeranno da 10,4 milioni nel 2024 a circa 11,9 milioni nel 2050 (+13,9%), arrivando a rappresentare il 44,3% di tutte le famiglie nel 2050, contro l’attuale 39,3%. Al contrario, le famiglie composte da almeno un nucleo, ossia coppie e/o con una relazione di tipo genitore-figlio, diminuiranno di oltre il 7%, passando da circa 16,1 milioni nel 2024 (il 60,7% del totale) a 14,9 milioni nel 2050 (il 55,7%). Tale diminuzione è legata a diversi cambiamenti sociali e demografici che da anni interessano l’Italia, come evidenziato in precedenza. 

In particolare, il progressivo invecchiamento della popolazione residente, connesso all’aumento della longevità, fa aumentare il numero di anziani che vivono soli: dei 9,7 milioni di persone che nel 2024 vivono sole circa il 47% è un over65enne, una percentuale che nel 2050 dovrebbe raggiungere il 59%.

La frantumazione delle famiglie ha effetti rilevanti sulla domanda dei servizi sociosanitari, perché riduce la capacità della famiglia di svolgere il suo ruolo tradizionale di cura, supporto e protezione. Di conseguenza, bisogni che prima venivano assorbiti all’interno del nucleo familiare vengono trasferiti ai servizi pubblici e territoriali.

Tipologia delle famiglie20242050Var. % 2024-2050
Totale famiglie26.47826.7521,0%
– di cui con almeno un nucleo16.07314.899-7,3%
Coppie senza figli5.3525.6675,9%
Coppie con figli7.5785.734-24,3%
Madri sole2.2762.4136,0%
Padri soli61881932,5%
Famiglie con 2 o più nuclei2492677,2%
– di cui senza nuclei10.40511.85313,9%
Persone sole9.73411.00513,1%
Famiglie multipersonali67284926,3%
Tabella 3. Numero di famiglie per tipologia, 2024 e stima 2050 (scenario mediano), valori in migliaia e variazioni percentuali.
Fonte: elaborazione IFEL-Area Studi e Statistiche Territoriali su dati Istat, 2025

Ulteriori approfondimenti

*Il lavoro riflette esclusivamente le opinioni dell’autrice senza impegnare la responsabilità dell’Istituzione di appartenenza.