21 Ottobre, 2026

Progettare l’ibridazione: tra natura, artificio e qualità del progetto  

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Nei rapporti che descrivono lo stato di salute del pianeta, il ricorso alla natura è indicato tra gli ambiti prioritari di intervento per contrastare gli effetti congiunti del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità. In questo quadro, le Nature-based Solutions (NbS) hanno progressivamente assunto un ruolo centrale, associando alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi la capacità di rispondere a sfide ambientali e sociali e di produrre benefici per il benessere umano (IUCN, 2020).

Il rapporto tra natura e progetto, tuttavia, precede ampiamente la recente diffusione delle NbS. La costruzione dell’habitat umano si è storicamente fondata sulla trasformazione dell’ambiente naturale, mentre la natura ha continuato a rappresentare, secondo forme differenti, un termine di confronto per l’architettura e la città. La storia urbana può essere interpretata come il progressivo mutare del rapporto tra città e ambiente naturale.

Alla fine dell’Ottocento, la Garden City di Ebenezer Howard riconosce agli spazi verdi un ruolo strutturale nell’organizzazione urbana, introducendo quei principi organici che Mumford individuerà come uno dei suoi principali contributi alla forma e allo sviluppo della città (Bologna, 2025). Con la prima rivoluzione industriale, tuttavia, il rapporto tra città e natura subisce una profonda trasformazione: l’espansione urbana supera progressivamente i condizionamenti del territorio e si afferma una relazione prevalentemente estrattiva, nella quale la natura viene considerata una riserva di materie prime, uno spazio da edificare, un ricettore di rifiuti, un’area residuale o, nel migliore dei casi, un elemento decorativo.

La relazione tra natura e città assume oggi un significato diverso. La città moderna, progressivamente concepita come una nicchia ecologica specificamente umana, separata dal resto della natura, è oggi rimessa in discussione dalla necessità di adattare gli insediamenti ai cambiamenti climatici e di ricostruire condizioni di convivenza tra specie e sistemi viventi.

La natura non rappresenta quindi più soltanto un riferimento formale, un elemento da preservare o una componente naturale da aggiungere all’ambiente costruito. Diventa materia, processo e infrastruttura del progetto, capace di interagire con sistemi costruttivi, dispositivi tecnici e strumenti di controllo ambientale. Questa trasformazione appare particolarmente evidente nello spazio urbano, dove si concentrano manufatti e superfici artificiali ma anche molte delle principali vulnerabilità legate al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e al peggioramento delle condizioni di benessere.
Nel rapporto tra natura e artificio, pertanto, il progetto contemporaneo sembra collocarsi nello spazio della loro interazione: non semplicemente reintegrando elementi naturali nella città, ma costruendo forme di ibridazione tra ecosistemi, processi biologici, risorse naturali e innovazione tecnologica. È proprio all’interno di questo spazio che la distinzione tra soluzioni basate, derivate e ispirate alla natura acquista particolare interesse per il progetto architettonico e urbano.

Il ricorso alla natura nel progetto assume forme differenti, che non coincidono necessariamente con le Nature-based Solutions. La IUCN distingue infatti le soluzioni propriamente nature-based, fondate sull’impiego di ecosistemi funzionanti per fornire servizi alla società e all’ambiente, dalle soluzioni nature-derived, che utilizzano risorse provenienti dalla natura attraverso processi di trasformazione (come nel caso dell’energia solare, eolica o marina) e dalle soluzioni nature-inspired, nelle quali principi e processi biologici vengono assunti come riferimento per progettare materiali, strutture e sistemi innovativi, come avviene nella biomimetica (IUCN, 2020).

Più che categorie rigidamente separate, queste differenti modalità di relazione con la natura consentono di leggere un campo progettuale progressivamente ibrido, nel quale aumenta il ruolo dell’innovazione tecnologica senza che venga meno il riferimento ai processi naturali. Tale condizione è particolarmente evidente nell’ambiente urbano, dove anche le NbS possono raggiungere elevati livelli di ingegnerizzazione: la classificazione delle diverse tipologie di NbS comprende infatti, accanto alla protezione e alla gestione degli ecosistemi, la creazione di nuovi ecosistemi, come quelli associati a coperture e pareti vegetate (Eggermont et al., 2015).

Il confine tra natura e artificio diventa così meno netto. Materiali di origine biologica, sistemi biomimetici, substrati ingegnerizzati, dispositivi di monitoraggio e componenti digitali possono concorrere allo stesso progetto, mostrando come la “naturalità” di una soluzione non coincida automaticamente con la sua sostenibilità. Questa integrazione assume particolare rilievo nei contesti urbani, dove il ricorso a componenti tecnologiche avanzate e a ecosistemi progettati richiede di considerare processi naturali e dispositivi artificiali come parti di un unico sistema (Bologna, 2025).

Per il progetto architettonico e urbano, la questione non consiste quindi tanto nello stabilire quanto una soluzione sia naturale, quanto nel comprendere in che misura la combinazione tra processi naturali e dispositivi artificiali sia appropriata rispetto agli obiettivi progettuali. Il riferimento alla natura non costituisce di per sé una garanzia di qualità ma richiede invece di essere tradotto in prestazioni verificabili, benefici per la biodiversità, compatibilità con il contesto e capacità di produrre valore lungo il ciclo di vita. Lo stesso Global Standard for Nature-based Solutions richiede che il progetto sia integrato con interventi complementari e che la sua efficacia sia valutata rispetto alle alternative disponibili, considerando benefici, costi ed esternalità (IUCN, 2020).

Se il confine tra natura e artificio diventa progressivamente più sfumato, anche il criterio con cui orientare le scelte progettuali deve essere riconsiderato. La qualità di una soluzione non può infatti essere ricondotta alla sua maggiore o minore “naturalità”, ma deve essere valutata rispetto alla capacità di rispondere in modo appropriato alle esigenze ambientali, sociali, tecniche e spaziali poste dal progetto. In questo senso, il concetto di qualità del processo progettuale e degli esiti della trasformazione dell’ambiente costruito si amplia progressivamente: alla crescente importanza della sostenibilità climatica e ambientale si affianca la considerazione delle ricadute sociali, economiche e culturali.

Questa evoluzione richiede di superare una concezione della qualità fondata esclusivamente sulla conformità normativa o sulla misurazione di singole prestazioni. La qualità contemporanea comprende infatti dimensioni quantitative e qualitative: alle prestazioni verificabili si affiancano la salvaguardia ambientale, la relazione con i caratteri dei luoghi, il benessere, l’inclusione e la qualità dell’esperienza dello spazio. Il progetto si configura pertanto come uno spazio di integrazione tra dimensioni quantitative e qualitative, nel quale conoscenze scientifiche, strumenti di valutazione e aspetti non interamente misurabili concorrono alla definizione della qualità dell’ambiente costruito (Campioli, 2026).

Letto attraverso questa prospettiva, il continuum tra soluzioni basate, derivate e ispirate alla natura non rappresenta quindi una scala di valore nella quale ciò che è più vicino alla natura sia necessariamente preferibile. La qualità non aumenta spostandosi verso uno dei due estremi natura-artificio, ma dipende dall’appropriatezza delle relazioni che il progetto è in grado di costruire tra processi naturali, componenti tecnologiche e condizioni specifiche del contesto. Prestazioni ambientali, biodiversità, ciclo di vita, circolarità, adattabilità, benessere e qualità spaziale possono allora essere assunti come dimensioni complementari attraverso cui confrontare alternative progettuali e valutarne gli effetti nel tempo.

In questa prospettiva, la sostenibilità non si esaurisce nell’efficienza energetica o ambientale, ma comprende adattamento climatico, economia circolare, uso efficiente delle risorse, tutela del capitale naturale, salute, inclusione e valore culturale. Il dibattito disciplinare propone così una visione integrata della qualità dell’ambiente costruito, capace di mettere in relazione obiettivi ambientali, esigenze d’uso, durabilità, fattibilità e qualità della vita (Bologna, 2025).

In questo quadro, il compito del progetto architettonico e urbano non consiste quindi nel privilegiare a priori la natura rispetto all’artificio, ma nel governarne consapevolmente l’ibridazione, selezionando e verificando le soluzioni rispetto agli obiettivi attesi e lungo il loro ciclo di vita. La qualità diventa così il criterio attraverso cui ricomporre la complessità delle scelte, confrontare alternative e orientare l’innovazione verso trasformazioni dell’ambiente costruito capaci di produrre valore ambientale, sociale e spaziale nel tempo.

Continuum natura-artificio e criteri di qualità del progetto. Elaborazione degli autori

Nota: Il presente contributo è frutto di una riflessione congiunta degli autori che ha origine dalla ricerca del “National Biodiversity Future Center – NBFC”, Progetto finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU – Piano Nazionale Resistenza e Resilienza (PNRR) – Missione 4 Componente 2 Investimento 1.4 – Avviso N. 3138 del 16 dicembre 2021 rettificato con D.D. n.3175 del 18 dicembre 2021 del Ministero dell’Università e della Ricerca, Codice progetto CN_00000033, Decreto Direttoriale MUR n.1034 del 17giugno 2022 di concessione del finanziamento, CUP H43C22000530001.

Approfondimenti

  • Bologna, R. (2025). Nature and artifice: An holistic approach to environmental and technological design. In R. Bologna, A. Lambertini, & L. Solari (Eds.), Nature and city: An integrated approach to urban biodiversity (pp. 21–31). Firenze University Press. https://doi.org/10.36253/979-12-215-0966-3.05
  • Campioli, A. (2026). Tecnologia e qualità. In G. L. Brunetti, L. Daglio, & A. Tartaglia (a cura di), Tecnologia per un futuro da costruire (pp. 14–27). Biblion Edizioni.
  • Eggermont, H., Balian, E., Azevedo, J. M. N., Beumer, V., Brodin, T., Claudet, J., Fady, B., Grube, M., Keune, H., Lamarque, P., Reuter, K., Smith, M., van Ham, C., Weisser, W. W., & Le Roux, X. (2015). Nature-based solutions: New influence for environmental management and research in Europe. GAIA – Ecological Perspectives for Science and Society, 24(4), 243–248. https://doi.org/10.14512/gaia.24.4.9
  • International Union for Conservation of Nature. (2020). Guidance for using the IUCN Global Standard for Nature-based Solutions: A user-friendly framework for the verification, design and scaling up of Nature-based Solutions (1st ed.). https://doi.org/10.2305/IUCN.CH.2020.09.en