14 Giugno, 2024

TAM – Tower Art Museum. Fare spazio a nuove narrazioni

Tempo di lettura: 5 minuti

Con la candidatura a sito patrimonio dell’Unesco nel 1993 e la nomina a capitale europea della cultura nel 2019, Matera ha conosciuto una crescita culturale ed economica esponenziale, oltre che una grande popolarità a livello internazionale. La città, classificata come città d’arte nell’ambito dell’offerta turistica in Italia e all’estero, ha fatto registrare in questa categoria il maggior incremento percentuale di presenze nel corso degli ultimi sette anni (+ 176%) con una componente di stranieri cresciuta del + 216% (APT Basilicata, 2019). Sebbene contribuisca al benessere economico della città questo fenomeno ha già innescato un processo di spopolamento del nucleo storico del centro abitato (circa il 25% delle case nei Sassi sono affittate ai turisti con Airbnb, a Venezia per esempio sono il 9% (Il Sole 24 ORE, 2017). Questo rischia di far perdere alla città quell’identità sociale e culturale che è legata al carattere irripetibile del suo tessuto storico caratterizzato dall’abitare di comunità.

Le politiche di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 sono state volte ad implementare un modello di turismo sostenibile basato sulla cittadinanza temporanea. Durante il 2019 – e negli anni subito precedenti – Matera ha vissuto un’inedita effervescenza culturale alimentata dalla convivenza di cittadini temporanei, operatori culturali, creativi e artisti provenienti dall’Italia e dal mondo. Allora, tutto sembrava possibile e il progetto del museo TAM (Tower Art Museum), la cui apertura era prevista per la fine del 2019, si poneva proprio come legacy di quel fermento culturale, con l’obiettivo di continuare ad alimentare sinergie artistiche che da diverse latitudini convergevano nel contesto particolarissimo dei Sassi di Matera e con esso elaboravano nuovi contenuti e nuove comunità temporanee contaminando e arricchendo di volta in volta la comunità permanente.

Il museo TAM è il progetto di un’impresa sociale composta da un gruppo di giovani under 35 rientrati a Matera dopo esperienze di studio e lavoro condotte altrove. Nasce dall’esigenza di raccontare, utilizzando come veicolo l’arte contemporanea, l’identità di un patrimonio inimitabile che non deve rimanere ancorato alla sua storia passata, ma che deve comunicare attraverso i suoi elementi valoriali (comunità, città-natura, città-laboratorio, prossimità), che si fanno strumento operativo per generare innovazione culturale.

Il luogo attorno al quale si concretizza questa volontà è la Torre del Capone (da cui deriva Tower Art Museum). Si tratta di una torre medievale nel cuore del Sasso Caveoso che nel 2017 ha posto Mauro, uno dei ragazzi fondatori del museo nonché proprietario dello spazio, davanti a una doppia possibilità: trasformare quel luogo nel più bel B&b di Matera, assecondando la tendenza che sta snaturando l’identità dei Sassi, oppure farci un museo di arte contemporanea, un luogo pulsante per riportare in quel contesto unico una nuova linfa creativa. La scelta è ricaduta sulla seconda opzione. Il progetto, tuttavia, ha incontrato non poche difficoltà che sono legate al fare impresa culturale in un contesto locale che solo negli ultimi anni ha individuato nella cultura un driver di innovazione e sviluppo economico e che ancora oggi oppone qualche resistenza. Questo ha comportato dei ritardi nell’apertura del museo al pubblico, avvenuta solo lo scorso 01 dicembre 2022.

Durante gli anni di transizione il gruppo ha trovato comunque una forma alternativa per comunicare il progetto e per diffondere contenuti culturali, uno storytelling autoprodotto dal tono estemporaneo e ironico intitolato “Volevo solo aprire un museo”, contenuto in un vlog liberamente accessibile sull’omonimo canale YouTube.

Figura 1 – Gli spazi del museo TAM, aperto al pubblico dal 01 dicembre 2022
@ Fotografia di Duet Studio per TAM

Oggi TAM è un museo di arte contemporanea, che ha l’ambizione di crescere ed offrire contenuti e produzioni artistiche sempre nuovi attraverso la realizzazione di due mostre l’anno e numerosi eventi collaterali. L’obiettivo è quello di portare, nel cuore del Sasso Caveoso, un contenitore culturale che accompagni gli artisti in un percorso di conoscenza e utilizzo dei materiali e delle tecniche tipiche del territorio in modo da produrre mostre uniche e non ripetibili in altri contesti. Per questo, prima ancora di essere un museo, TAM è un centro di produzione culturale che promuove la contaminazione tra la comunità di artisti e la comunità locale.

TAM è anche il ribaltamento di MAT perché attraverso l’arte contemporanea vuole ri-significare la concezione di Matera, quasi sempre associata alla retorica della vergogna nazionale e al passato, per proporne una narrazione ed una storia più rispondente alla contemporaneità.

La prima mostra, a cura del trio Canemorto, gioca proprio con questo ribaltamento di senso. I tre artisti hanno realizzato per il TAM un particolarissimo ciclo di affreschi e delle sculture che raccontano una storia inedita della città. L’esposizione porta a riflettere su quanto la narrazione possa condizionare la posizione del confine tra realtà e finzione e su quanto l’autenticità e l’unicità di un’opera d’arte o di un reperto storico non siano direttamente proporzionali al suo essere più o meno antico.

Figura 2 – Gli spazi del museo TAM durante la mostra “Il restauro dell’ipogeo Txakurreo” di CANEMORTO
@Fotografia di Duet Studio per TAM

Ulteriori approfondimenti

TAM e Volevo solo aprire un museo sono progetti a cura di Torretta srl – impresa sociale (Mauro Acito, Dario Colacicco, Rita Padula, Silvia Parentini, Debora Russo, Alessandro Simili, Chiara Valzer)

TAM Tower Art Museum
Volevo solo aprire un museo

Articoli correlati

Spazi ibridi e città di prossimità. Il caso di Milano

Negli ultimi anni si sono moltiplicate esperienze in grado di coniugare attivismo, terzo settore e innovazione sociale nelle nostre città. Sono luoghi variamente denominati che hanno nella loro natura ibrida la loro caratteristica principale. A Milano, con un netto impulso durante la fase pandemica, gli spazi ibridi sono cresciuti e si sono affermati. E oggi possono essere valorizzati nelle politiche pubbliche se è vero che la città punta davvero a essere sempre più inclusiva e di prossimità.

Sei lezioni dalle città del 2023

Il testo prende in esame sei lezioni apprese dalle presentazioni di Abitare il Vortice nelle città italiane nel 2023. 1) L’abitare si è posto ovunque al centro della discussione sulle città, e non se ne andrà 2) Il cambio di passo nella lotta alla gentrificazione 3) L’egemonia incontrastata dell’overtourism 4) C’è una domanda sempre più diffusa di città 5) C’è una sete enorme di sapere pubblico e condiviso sulla città 6) C’è una domanda pervasiva di nuovi immaginari urbani.

Mare culturale urbano: progetto ibrido in quattro periferie

mare culturale urbano è un progetto di rigenerazione urbana a base culturale nato nella periferia del Municipio 7 di Milano e attualmente diffuso in altri tre quartieri, per proporre un nuovo e migliore stile di vita cooperativo e solidale che ripensi alla cultura, al benessere collettivo e al senso civico degli abitanti della zona. Riconosciuto dal magazine Artribune nel 2019 come il miglior spazio ibrido di Milano, mare culturale urbano si è impegnato a rigenerare la storica cascina Torrette di Trenno del ‘600, rendendola un punto d’incontro per la comunità della periferia ovest di Milano e una piazza aperta a tutta la città in cui partecipare a eventi e ad attività accessibili a tutti.

La Rete degli Spazi ibridi di Milano. Un’intervista ad Annibale D’Elia

Il Comune di Milano nel 2022 istituisce in via sperimentale un Elenco qualificato di spazi ibridi denominato Rete spazi ibridi della Città di Milano che conta attualmente 20 soggetti selezionati da un’apposita commissione di valutazione mediante un Avviso pubblico aperto. Nell’intervista che segue Annibale D’Elia, Direttore di Progetto di Economia Urbana, Moda e Design del Comune di Milano, - da diversi anni impegnato nell’innovazione delle politiche pubbliche - ci racconta quali motivi hanno spinto l’amministrazione pubblica a sostenere una rete di soggetti gestori di spazi ibridi.

Se un paese cerca una strada, tra economia paziente, spopolamento ed energie da non sprecare. 

Un paese della Puglia riflette su come contrastare fenomeni di spopolamento ormai comuni a tanta parte dell’Italia, si misura con un paese vicino, caso di successo di quella che Paolo Manfredi nel suo libro “L’eccellenza non basta” chiama “economia paziente”. Il contrasto allo smottamento demografico, economico e immobiliare di tanta parte delle aree interne non si risolve con Grandi Piani, ma con un paziente lavoro di coltivazione e accompagnamento di progettualità ed energie sparute e sopite, senza sprecare nulla, perché anche piccoli progetti possono avere impatti significativi.