Il principio dei vasi comunicanti ci permette di concettualizzare il fatto che i processi territoriali, letti a una scala vasta e non solo locale, vanno intesi come flussi che esprimono una certa relazione tra luoghi. Ne deriva la necessità di ripensare alla questione abitativa da problema “locale” (di eccessiva pressione nei luoghi attrattivi o viceversa di abbandono del costruito in quelli marginali) a problema di “relazione” – o di flussi – tra territori.
In Italia circa 9,6 milioni di abitazioni risultano non occupate, oltre un quarto del patrimonio residenziale. Il fenomeno è particolarmente concentrato nelle aree interne e montane, dove spopolamento, crisi del turismo, costi di ristrutturazione superiori al valore di mercato e successioni ereditarie complesse contribuiscono all’abbandono del patrimonio edilizio. Le case vuote riflettono trasformazioni demografiche, sociali ed economiche profonde, che hanno determinato una crescente sovrabbondanza dello stock abitativo rispetto alla domanda e reso obsoleta una parte del patrimonio esistente.
Un paese della Puglia riflette su come contrastare fenomeni di spopolamento ormai comuni a tanta parte dell’Italia, si misura con un paese vicino, caso di successo di quella che Paolo Manfredi nel suo libro “L’eccellenza non basta” chiama “economia paziente”. Il contrasto allo smottamento demografico, economico e immobiliare di tanta parte delle aree interne non si risolve con Grandi Piani, ma con un paziente lavoro di coltivazione e accompagnamento di progettualità ed energie sparute e sopite, senza sprecare nulla, perché anche piccoli progetti possono avere impatti significativi.
Il progetto “Valli Resilienti”, cofinanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del programma “AttivAree” (2016-2019), si è proposto di promuovere lo sviluppo locale con un approccio intersettoriale volto a potenziare le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché i legami di collaborazione, solidarietà e accoglienza dei territori della Valle Trompia e della Valle Sabbia. Le attività, guidate dalla Comunità Montana di Valle Trompia e sviluppate da un ampio partenariato costituito da enti istituzionali e del terzo settore, hanno cercato di stimolare la rigenerazione del territorio favorendo la sinergia tra le varie realtà identitarie locali.
Le trasformazioni demografiche in atto in Italia hanno già, e avranno in un futuro molto vicino, importanti ricadute sulla coesione sociale. Richiedono attente valutazioni nel campo delle politiche di welfare e percorsi sperimentali da avviare in tempi rapidi. Perché non iniziare dai contesti territoriali in cui la presenza umana si è ridotta più marcatamente, nelle aree interne contrassegnate dalla rarefazione demografica? Servono un approccio place based e uno sguardo che fa del margine un osservatorio privilegiato per l’analisi di questioni che riguardano l’intero Paese.
Le aree interne italiane si trovano al centro di una contraddizione: considerate marginali dal nuovo PSNAI, mostrano invece segnali concreti di vitalità e innovazione. Non è il territorio a essere fragile, ma le politiche che lo attraversano. In opposizione a visioni tecnocratiche e assistenziali, emergono pratiche di rigenerazione fondate su comunità attive, governance plurale e nuovi modelli istituzionali capaci di generare sviluppo dal basso. La sfida è passare dal governo dei fondi alla governance delle comunità.