Negli ultimi dieci anni, il settore fotovoltaico ha acquisito un ruolo significativo tra le fonti rinnovabili, mostrando però marcate differenze di sviluppo tra il nord e il sud dell'Italia. Nonostante il maggiore potenziale energetico del sud, il nord del paese registra una diffusione più elevata di impianti fotovoltaici, sia a livello privato che industriale. Questa disparità può essere attribuita a fattori come il reddito delle famiglie e la vivacità del mercato immobiliare, che risultano più favorevoli nelle regioni settentrionali.
Negli ultimi anni, il mondo ha attraversato cambiamenti strutturali che sarebbero stati inimmaginabili solo cinque anni fa. La nuova politica commerciale concepita dall'Unione Europea rappresenta una reazione a questi eventi. All’interno del progetto Twin Seeds, grazie a simulazioni di un modello di previsione macroeconomica della crescita regionale, chiamato MASST, è emerso che lo scenario della Nuova Politica Commerciale europea rischia di essere caratterizzato da forte eterogeneità territoriale. In particolare, questa politica rischia di condurre ad aumenti delle disparità di reddito internazionali, più che compensate da riduzioni delle disparità di reddito intra-Paese. La riduzione delle disparità regionali registrata in questo scenario sarebbe tuttavia dovuta al rallentamento delle aree forti, con una conseguente peggior performance complessiva del sistema.
Il backshoring si configura come una strategia chiave per il rilancio dell’economia europea, e a sostegno delle criticità dell’economia europea evidenziate dal Rapporto Draghi (2024). All’interno del progetto Horizon TWIN SEEDS sono state sviluppate molte analisi volte alla comprensione dell’impatto del backshoring sulle dinamiche occupazionali, sulla crescita e sulle disparità regionali. Il risultato è molto chiaro: il rientro delle attività industriali in Europa favorisce crescita e occupazione in modo territorialmente disomogeneo, un processo che porta ad un deterioramento della disparità tra regioni e, all’interno di esse, della distribuzione del reddito tra gruppi di individui e tra fattori produttivi. Il rischio di accentuazione delle disuguaglianze rende imprescindibile l’adozione di politiche di supporto volte a mitigare gli effetti negativi e a garantire una transizione equilibrata.
Il nuovo numero di DiTe riapre il dibattito sull'autonomia differenziata, dopo l'approvazione del disegno di legge 615. DiTe aveva già affrontato il tema nel numero del 5 marzo, ma ritorna sulla questione per evidenziare l'importanza del progetto riformatore e i suoi effetti potenziali. Il confronto tra la legge Calderoli del 2009 e la nuova normativa mostra tre punti chiave trascurati: autonomia tributaria, superamento della spesa storica e capacità fiscale regionale. La nuova legge, basata sulla compartecipazione ai tributi, è criticata per la mancanza di coerenza e per ignorare la necessità di perequazione e rafforzamento dell'autonomia tributaria.
L'analisi del 2021 sui Conti Pubblici Territoriali mostra che l'Italia investe consistentemente in sanità e servizi sociali, con una spesa media di 2.179€ per la sanità e 1.474€ per interventi sociali pro capite. Nel 2020, i comuni hanno destinato 7,85 miliardi di euro, lo 0,47% del PIL, ai servizi sociali, con un aumento del 4,3% rispetto al 2019. Le disparità regionali sono evidenti, con il Nord che supera il Mezzogiorno. Il 36% della spesa comunale va agli interventi diretti, il 32% alle strutture e il 31% ai trasferimenti in denaro, con un notevole aumento nel 2020. Si notano aumenti nella spesa per povertà e disagio, ma preoccupa il calo degli investimenti per gli anziani, nonostante l'invecchiamento della popolazione.
Negli ultimi decenni l’Italia è interessata da un progressivo calo demografico, segnato da bassi tassi di natalità, aumento dell’età media e riduzione della forza lavoro attiva. L’“inverno demografico” non è un evento improvviso, ma l’esito di dinamiche strutturali e culturali consolidate nel tempo. L’aumento dell’aspettativa di vita accentua l’invecchiamento della popolazione, con effetti sul sistema previdenziale, sul welfare, sul potenziale produttivo e sull’equilibrio territoriale.
L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei fenomeni demografici più rilevanti delle società contemporanee. Quando la longevità si accompagna a disabilità, malattie croniche o limitazioni funzionali, cresce il rischio di non autosufficienza, ossia la perdita di autonomia nelle attività essenziali della vita quotidiana. In una società longeva, la non autosufficienza si affaccia come una problematica complessa e multidimensionale, con impatti significativi sulla salute pubblica e sulla sostenibilità del sistema socio-assistenziale e sanitario.
I dati Istat più recenti indicano che la spesa sociale in Italia, al netto delle pensioni, ammonta a circa 110 miliardi di euro, mentre quella sanitaria raggiunge i 138 miliardi. Le amministrazioni locali, e in particolare i comuni, svolgono un ruolo centrale nell’erogazione dei servizi sociali territoriali, con marcate differenze regionali e demografiche in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione.
L’articolo offre alcuni spunti di riflessione su cosa lega l’esperienza del Friuli-Venezia Giulia denominata “Diecimila passi di salute” - e tutte le iniziative dei comuni per favorire l’attività fisica dei cittadini - al concetto di One Health e perché le attività di promozione della salute attivate dai comuni sono tanto importanti per un Paese come l’Italia, con la sua struttura demografica e le prospettive di salute e di urbanizzazione.
La rivista è aperta a coloro che ritengono di avere un contributo da offrire al dibattito. La collaborazione avviene promuovendo articoli di carattere puntuale e/o gruppi di articoli coordinati su un tema. I contributi hanno una lunghezza compresa tra quattro e seimila caratteri. Per ogni richiesta di approfondimento: info@dite-aisre.it