18 Aprile, 2024

Misurare l’efficacia degli esperimenti di urbanistica tattica a Bologna

Tempo di lettura: 7 minuti

Il caso della piazza scolastica di via Procaccini

A cura di: Leonardo Tedeschi, Roberto Corbia, Fabrizia Petrei, Alessandro Bettini, Noemì Julian, Riccardo Valentini

La concezione dello spazio stradale come spazio per le persone è in grado di aumentare considerevolmente le nostre percezioni sull’accessibilità dei luoghi. Vedere, lungo le sedi stradali, un marciapiede largo e accogliente, uno spazio arredato con sedute e giochi, o anche semplicemente persone che camminano per un’ampia strada pedonale, ci permette di capire come i nostri tragitti possano svolgersi facilmente e piacevolmente anche a piedi, permettendoci di sottrarre la strada al dominio dell’automobile e di viverla più a fondo come luogo non solo di transito, ma anche di sosta e d’incontro.

A Bologna, negli ultimi anni, la Fondazione per l’Innovazione Urbana, assieme al Comune di Bologna, ha promosso alcune sperimentazioni che si muovono in questa direzione. Uno degli strumenti che più si è dimostrato in grado di facilitare questo tipo di progettualità è l’urbanistica tattica: una processualità che permette di cambiare rapidamente l’uso di uno spazio con elementi temporanei e poco costosi, analizzare la loro efficacia e poi adattare il progetto definitivo sulla base delle reazioni dei fruitori dello spazio. L’approccio si basa sulla realizzazione di azioni temporanee, reversibili, accessibili e agili – strisce colorate, arredi urbani, fioriere o giochi dipinti a terra – che permettono di attivare nelle comunità locali nuove dinamiche e usi dello spazio.

Il processo di trasformazione inizia con un primo monitoraggio dell’area e prosegue con la realizzazione di un intervento temporaneo che viene successivamente monitorato nei suoi effetti. La fase di osservazione e monitoraggio viene realizzata quindi pre e post intervento, con un duplice obiettivo: da un lato, comprendere il funzionamento della sperimentazione e individuare così, direttamente dalle reazioni delle persone, quali aspetti è necessario modificare nell’ottica dello sviluppo dell’intervento definitivo; dall’altro lato, capire l’efficacia della trasformazione attuata e misurare l’impatto che ha avuto sulle persone che fruiscono regolarmente dell’area.

Nel caso di Bologna, una sperimentazione di urbanistica tattica di particolare interesse è stata quella che, nell’ambito del progetto europeo EX-TRA, ha portato a realizzare la prima piazza scolastica di Bologna in via Procaccini, in zona Bolognina. L’intervento si è concentrato su uno slargo all’intersezione tra le vie Procaccini, Di Vincenzo e Andrea da Faenza, in prossimità delle scuole secondarie di primo grado Testoni-Fioravanti. Lo slargo, che prima era una superficie stradale per lo più occupata da parcheggi e cassonetti per i rifiuti, è stato allestito con sedute, verniciature colorate, giochi e scritte a terra co-progettati con gli studenti e le studentesse della scuola ed elementi di arredo innovativi. L’obiettivo è stato di creare una piazza scolastica per l’aggregazione negli orari di entrata e uscita dalla scuola, nonché per fornire un piacevole spazio per la sosta e la socializzazione di adulti, ragazzi/e e bambini/e in generale.

Figura 1 – Vista dall’alto della piazza scolastica di via Procaccini; foto di Margherita Caprilli per Fondazione per l’Innovazione Urbana

La progettazione dell’intervento è stata accompagnata da una fase di osservazione e monitoraggio pre e post intervento, realizzata attraverso l’impiego di strumenti e tecniche quali: osservazione diretta sul campo tramite conteggio, mappatura e fotografia di flussi e modalità d’uso dello spazio da parte delle persone (Gehl e Svarre, 2013); l’ausilio di una telecamera sperimentale per lo studio dei flussi di mezzi e persone; la somministrazione di questionari e interviste, che hanno permesso sia di raccogliere input e stimoli dalla cittadinanza sugli elementi progettuali da implementare, che di misurare l’impatto della trasformazione, attraverso la comparazione dei risultati ottenuti prima e dopo l’intervento.

Figura 2 – Comparazione tra le parole più usate per descrivere via Procaccini prima – a sinistra – e dopo – a destra – l’intervento; dati tratti dai questionari di osservazione e monitoraggio

Una particolare attenzione è stata data alla comunicazione del progetto, con l’obiettivo di informare abitanti e fruitori della zona, favorire il loro coinvolgimento e raccontare il progetto a tutta la città. A tal fine, è stata messa in campo, prima, durante e dopo l’intervento, una strategia di comunicazione integrata in un’ottica dialogica, relazionale e di prossimità sull’area. Si è puntato in modo particolare sull’uso dell’immagine, raccontando passo dopo passo il cambiamento avvenuto nello spazio attraverso un linguaggio fotografico di carattere anche emotivo.

Figura 3 – Mappatura del tempo di permanenza prima – a sinistra – e dopo – a destra – l’intervento nello spazio di Via Procaccini; dati ed elaborazione tratti dall’osservazione tramite telecamera sperimentale a cura di Systematica s.r.l.

La diffusione di fotografie scattate dall’alto attraverso un drone ha permesso ad esempio di mostrare efficacemente la differenza tra un prima – uno spazio più vuoto e più grigio – e un dopo – uno spazio pieno di persone e di colore. Si è inoltre cercato di adottare un linguaggio accessibile nonché un cambio di prospettiva nella comunicazione, valorizzando il punto di vista dei fruitori stessi dello spazio: sono stati realizzati, ad esempio, un video di racconto conclusivo e un cartello posizionato in loco che, dando protagonismo direttamente a parole, volti e pensieri dei ragazzi e delle ragazze della scuola, hanno restituito un racconto personale, superando la più tradizionale narrazione di tipo istituzionale.

Figura 4 – Foto della piazza scolastica di via Procaccini durante l’evento di inaugurazione; foto di Margherita Caprilli per Fondazione per l’Innovazione Urbana

L’impatto dell’intervento, misurato grazie all’osservazione e al monitoraggio pre e post, ha dato un riscontro evidente alla città degli effetti della trasformazione. Il progetto di via Procaccini ha fatto entrare il termine “piazza scolastica” nel lessico utilizzato sia dal Comune di Bologna e dai suoi Amministratori, che dalla cittadinanza, per riconoscere questo tipo di interventi. A distanza di pochi mesi dalla realizzazione di questa prima sperimentazione, il Comune ha realizzato il primo intervento definitivo di piazza scolastica, davanti alle Scuole Tambroni, nel quartiere Santo Stefano, e sta prevedendo di realizzare ulteriori interventi simili in prossimità di altre scuole della città, per le quali è stata evidenziata la necessità di spazi di accesso, aggregazione e socialità più sicuri e accoglienti. Inoltre, è rilevante sottolineare il modo in cui il termine “piazza scolastica” sia riuscito a imprimersi con forza nell’immaginario cittadino: in tal senso, molte proposte similari sono state avanzate da comitati e gruppi informali nell’ambito del Bilancio partecipativo, dove la cittadinanza può proporre interventi di trasformazione dello spazio pubblico nei diversi quartieri della città.

Il caso di via Procaccini risulta quindi importante per dimostrare la valenza dell’urbanistica tattica sotto due punti di vista. Da un lato, evidenzia la possibilità data da questo strumento di restituire lo spazio stradale alla persone, facendolo diventare spazio pubblico che possa rispondere alle esigenze della cittadinanza attraverso il loro coinvolgimento; dall’altro lato, esemplifica un modo efficace per la valutazione dell’impatto delle trasformazioni dello spazio urbano, fornendo dati capaci sia di indirizzare le politiche cittadine verso un modello di città improntato alla pedonalità e alla mobilità attiva, che di sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di avere strade belle, sicure e vivibili a misura di pedone.

Ulteriori approfondimenti

Articoli correlati

Accessibilità di prossimità per progettare territori più inclusivi

L’accessibilità di prossimità orienta le politiche di mobilità non solo verso l'obiettivo tradizionale di migliorare l'efficienza e la capacità dei sistemi di trasporto, quanto verso l'aumento della disponibilità di servizi, attività e contatti sociali in prossimità per limitare gli spostamenti non scelti e migliorarne qualità e sostenibilità. Questo perché l’accessibilità di prossimità offre soluzioni che integrano la mobilità attiva, a quella condivisa e in trasporto pubblico per fornire un'alternativa a una mobilità ancora fortemente dipendente dall’uso dell’auto.

Un indice per progettare la città dei 15 minuti: Inclusive Accessibility by proximity index – IAPI

L’articolo presenta un indice (IAPI) che misura l’accessibilità ciclo-pedonale ai servizi essenziali a scala urbana e di quartiere considerando l’impatto della qualità effettiva e percepita dei percorsi e degli spazi pubblici sulla mobilità attiva dei pedoni, delle persone a mobilità ridotta e dei ciclisti. L’articolo presenta i risultati della sperimentazione dell’indice a Bologna e discute del ruolo dello strumento nell’individuare ambiti a bassa accessibilità e disponibilità di servizi in cui promuovere la mobilità attiva e l’accessibilità di prossimità.