Negli ultimi anni, il mondo ha attraversato cambiamenti strutturali che sarebbero stati inimmaginabili solo cinque anni fa. La nuova politica commerciale concepita dall'Unione Europea rappresenta una reazione a questi eventi. All’interno del progetto Twin Seeds, grazie a simulazioni di un modello di previsione macroeconomica della crescita regionale, chiamato MASST, è emerso che lo scenario della Nuova Politica Commerciale europea rischia di essere caratterizzato da forte eterogeneità territoriale. In particolare, questa politica rischia di condurre ad aumenti delle disparità di reddito internazionali, più che compensate da riduzioni delle disparità di reddito intra-Paese. La riduzione delle disparità regionali registrata in questo scenario sarebbe tuttavia dovuta al rallentamento delle aree forti, con una conseguente peggior performance complessiva del sistema.
La pandemia da COVID-19 e l'invasione russa dell'Ucraina hanno evidenziato la vulnerabilità dell'Unione Europea alle catene globali del valore, rilanciando il dibattito sul back-shoring per stimolare produttività e occupazione. Il progetto Twin Seeds ha mostrato tuttavia che il back-shoring non ha solo effetti positivi, in quanto può accrescere le disuguaglianze salariali, favorendo i lavoratori qualificati nelle regioni ricche e penalizzando quelli meno qualificati nelle aree svantaggiate. Il risultato è un doppio lato oscuro del backshoring: un peggioramento sia delle disparità intra sia inter regionali. Questo sottolinea la necessità di politiche redistributive in periodi di back-shoring volte a contenere le disparità regionali.
La mobilità condivisa rappresenta una componente chiave delle politiche per la mobilità sostenibile. Accanto ai modelli Business-to-People e Government-to-People, stanno emergendo pratiche collaborative di shared mobility, fondate sulla partecipazione attiva degli utenti. In queste iniziative, la condivisione non riguarda soltanto l’uso del mezzo, ma anche l’organizzazione del servizio, attraverso modelli di governance ibridi che coinvolgono comunità locali, attori pubblici e soggetti privati. Le esperienze italiane ed europee mostrano il potenziale di tali pratiche nel coniugare sostenibilità, inclusione e innovazione sociale.
Il car sharing in Italia ha attraversato diverse fasi evolutive, dalle prime esperienze cooperative ai modelli free-floating diffusi nell’ultimo decennio. Oggi il settore mostra segnali di contrazione, legati a criticità economiche e operative dei modelli di larga scala. In questo contesto, emergono prospettive alternative basate su modelli di prossimità e comunità, resi più accessibili da tecnologie digitali a basso costo e potenzialmente rilevanti per una mobilità più equa, efficiente e sostenibile.
Il caso NINA a Reggio Emilia presenta un modello di car sharing di quartiere fondato su governance partecipata, scala locale e collaborazione tra comunità, amministrazione pubblica e partner privati. Il servizio integra tariffe differenziate, prossimità territoriale e coinvolgimento degli utenti per favorire un utilizzo regolare dei veicoli e rafforzare la sostenibilità economica del modello. Attraverso una combinazione di quote fisse e tariffe d’uso, il progetto mira a ridurre la dipendenza da contributi pubblici diretti e a promuovere una gestione condivisa delle risorse, mettendo in relazione mobilità, responsabilità degli utenti e bisogni del territorio.
Un’auto privata resta inutilizzata per gran parte del tempo, occupando spazio e generando costi individuali e collettivi. In questo quadro, il car sharing può rappresentare un’alternativa al possesso dell’auto privata, soprattutto per chi percorre distanze annue contenute. Dal 2024, nel complesso residenziale del Biscione a Genova, è attivo un servizio di car sharing elettrico riservato ai residenti e gestito da Elettra Car Sharing tramite app e web. L’articolo ricostruisce l’avvio del progetto, il coinvolgimento dei residenti, i primi risultati della sperimentazione e le prospettive di replicabilità.
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