21 Gennaio, 2026

Costruire una città per tuttə: l’Atlante di Genere di Bologna

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Come si guarda ad una città dal punto di vista del genere? Se lo è chiesto la città di Bologna, adottando uno strumento che le ha permesso di rileggere in chiave di genere il territorio, conducendo un’indagine su come lo spazio urbano venga vissuto e attraversato dalle diverse soggettività che lo abitano. Questo approccio ha reso visibili bisogni, pratiche e disuguaglianze spesso trascurati nella pianificazione urbana tradizionale.

Il Comune di Bologna, attraverso l’iniziativa della Vicesindaca Emily Clancy, delegata alle pari opportunità e al contrasto alle discriminazioni e alla violenza di genere, ha guidato il progetto, realizzato in collaborazione con Period Think Tank APS e Sex and the City.

L’Atlante di genere di Bologna per una città femminista si configura come un’analisi approfondita della condizione di chi quotidianamente vive e attraversa il contesto urbano bolognese, e che si pone come obiettivo la comprensione delle dinamiche che influenzano l’esperienza delle persone all’interno degli spazi urbani e dei loro pattern di mobilità. 

La visione che sottende l’Atlante è quella di costruire una città femminista, un ambiente urbano che sia accessibile per ogni persona, senza distinzioni. Questa visione si fonda sulla consapevolezza che la configurazione degli ambienti urbani e la strutturazione dei servizi cittadini non sono entità neutre; al contrario, esse esercitano un impatto significativo sulla quotidianità delle persone, con un’influenza particolarmente marcata sulla vita delle donne e su quella di tuttə.
Un approccio di genere, femminista e intersezionale comporta riconoscere esplicitamente che gli spazi e i servizi pubblici possono, a seconda della loro progettazione e gestione, perpetuare o, al contrario, sovvertire disuguaglianze di genere e altre forme di discriminazione. 

Ciò implica dunque una progettazione urbana che integri le esigenze, le percezioni e le abitudini delle donne e delle minoranze di genere, non solo per garantire la sicurezza, ma anche per promuovere attivamente l’accessibilità e la partecipazione nella vita pubblica.   

Il progetto trascende la mera identificazione delle disuguaglianze esistenti e si propone invece di innescare una trasformazione sociale radicale, mirando a sradicare la discriminazione di genere dalle fondamenta stesse della progettazione urbana. Questo significa che l’ambizione del progetto non si limita a mitigare i sintomi delle disuguaglianze, ma intende agire sulle loro cause, alterando le assunzioni e le strutture implicite che hanno storicamente modellato lo spazio urbano.
In tal senso, una città femminista non è semplicemente equa. Essa plasma nuovamente le dinamiche di potere del design urbano, passando da una postura reattiva a una proattiva nella lotta contro le disuguaglianze.  Questo eleva il progetto che, attraverso la raccolta dati, può offrire  un quadro strategico per elaborare politiche più efficaci  con implicazioni di vasta portata.   

Il progetto si distingue per l’adozione di metodologie partecipative e basate sui dati, combinando approcci qualitativi e quantitativi per offrire una lettura critica e intersezionale della città. L’uso combinato di dati disaggregati, questionari, focus group e camminate esplorative rivela infatti un impegno metodologico profondo nel catturare la “conoscenza situata” delle donne e delle soggettività marginalizzate. Questo approccio riconosce che la percezione e l’esperienza dello spazio urbano non sono universali, ma variano significativamente in base a fattori intersezionali come ad esempio genere, età, origine e condizione sociale, disabilità.
Integrando queste metodologie, l’Atlante offre alla politica strumenti per elaborare politiche  non più basate su un astratto “utente medio”, ma sulle realtà vissute dalle diverse pluralità urbane. Questo rafforza l’obiettivo del  progetto di contribuire a dare priorità alle voci spesso marginalizzate nella pianificazione urbana tradizionale.  

Le aree di osservazione su cui si articola il testo dell’Atlante, analizzate nelle diverse fasi del progetto e attraverso metodologie differenti, comprendono: sicurezza nello spazio pubblico, mobilità, servizi e sanità, abitare, toponomastica e sex work.


Sicurezza nello spazio pubblico. Il tema della sicurezza urbana indaga la percezione del rischio nello spazio pubblico, andando oltre la mera mappatura dei luoghi ritenuti insicuri per comprendere le caratteristiche ricorrenti che alimentano tale percezione. Questi elementi, spesso legati a fattori ambientali, sociali e culturali, incidono in modo differenziato sull’esperienza urbana di donne e soggettività marginalizzate.

Mobilità. La mobilità urbana, strettamente intrecciata al tema della sicurezza percepita, rivela significative disuguaglianze di genere. Le donne, maggiormente coinvolte nei lavori di cura, tendono a effettuare spostamenti più frequenti, frammentati e multimodali, spesso a piedi o con i mezzi pubblici. Questa forma di mobilità, meno impattante dal punto di vista ambientale, resta tuttavia scarsamente considerata nelle politiche urbane tradizionalmente orientate a un modello maschile e motorizzato. In questo contesto, misure come le Città 30 possono offrire una prospettiva più accessibile  e sostenibile.

Servizi e sanità. L’analisi dei servizi urbani e del sistema sanitario alla luce delle differenze di genere evidenzia la necessità di una rete capillare, accessibile e di prossimità. La pianificazione deve tenere conto delle diverse esigenze e dei differenti modi di vivere lo spazio urbano, al fine di garantire un reale accesso ai diritti fondamentali.

Abitare. Il tema dell’abitare riguarda le dinamiche di accesso alla casa e la necessità di ripensare i modelli abitativi. Le trasformazioni nei nuclei familiari e nelle strutture sociali rendono urgente la progettazione di soluzioni abitative valide per diverse tipologie di soggettività, capaci di rispondere alle esigenze non necessariamente conformi al modello familiare tradizionale considerando i cambiamenti demografici in Italia.

Toponomastica. La toponomastica rappresenta uno strumento privilegiato per analizzare i meccanismi di costruzione della memoria collettiva e dell’identità pubblica. In questo ambito, emerge una chiara asimmetria di genere: le figure femminili risultano significativamente sottorappresentate nello spazio urbano, a testimonianza di una discriminazione simbolica persistente. Questo squilibrio non solo riflette una storia di marginalizzazione, ma contribuisce a renderla strutturale.

Sex work. Il sex work, spesso affrontato attraverso lenti che stigmatizzano e criminalizzano. Le politiche che lo regolano risentono di forti pregiudizi di genere, ostacolando l’autodeterminazione e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Un approccio più equo e intersezionale è necessario per riconoscere la complessità del fenomeno e garantire diritti e tutela a chi lo pratica.

L’Atlante di genere di Bologna non è soltanto un esercizio di analisi, ma un passo concreto verso la trasformazione strutturale delle politiche urbane. Il suo obiettivo ultimo è rendere strutturali le trasformazioni avviate negli ultimi anni all’interno dell’amministrazione comunale, affinché strumenti, metodologie, linee guida e pratiche sviluppate diventino patrimonio condiviso e punto di riferimento stabile per l’elaborazione delle politiche pubbliche future.

In questo percorso, Bologna si configura come un modello virtuoso a livello regionale e nazionale, distinguendosi per la capacità di affrontare le disuguaglianze attraverso un approccio analitico, partecipativo e orientato alla giustizia sociale. Il coinvolgimento attivo della cittadinanza – non come destinataria passiva, ma come parte integrante del processo – è ciò che dà profondità e legittimità a questa visione.

La sfida è ora quella di alimentare costantemente questi risultati e consolidarli con l’obiettivo di rilanciare con determinazione l’ambizione di costruire una città accessibile, in grado di leggere la complessità sociale e di trasformarla in politiche pubbliche capaci di rispondere alle esigenze delle pluralità urbane.