I filosofi e il progetto per la città è un libro che racconta un corpo a corpo con i filosofi e, insieme, un percorso di ricerca e di vita. Gabriele Pasqui accompagna il lettore in una serie di incontri situati con autori classici e contemporanei per interrogare una domanda che attraversa tutto il volume: come si può vivere insieme nella città delle differenze? Ne emerge un invito a un uso attento e responsabile dei concetti fabbricati dai filosofi, intesi come risorse per ripensare il progetto urbano e la giustizia spaziale.
Il contributo legge il volume di Gabriele Pasqui assumendo esplicitamente la parzialità del punto di vista come dispositivo critico. Attraverso una selezione di spunti e compiti ricavati dal libro, il testo interroga il progetto urbanistico e architettonico a partire dal rifiuto delle scorciatoie tecnocratiche e delle procedure standardizzate. La riflessione si concentra sulla responsabilità singolare del progettista, sulla messa in discussione della separazione tra teoria e pratica e sull’assunzione della questione climatica e della giustizia spaziale come nuclei politici irrinunciabili del progetto.
Una lettura del volume di Gabriele Pasqui *I filosofi e il progetto per la città*, capace di mostrare gli usi possibili di alcuni testi filosofici per chi studia la città e la pianificazione urbana. Attraverso autori e scritture di diversa natura, il libro apre infatti spazi di lettura e riflessione utili a ripensare pensieri, lessici e strumenti del progetto e del governo della città.
Il patrimonio culturale, se adeguatamente valorizzato, può rappresentare un motore di sviluppo locale. Mettere la cultura al centro di politiche dedicate allo sviluppo significa puntare ad investire sulle specificità locali, sulle potenzialità delle risorse territoriali, sulle conoscenze, le capacità e il capitale sociale allo scopo di stimolare creatività, innovazione e progresso sostenibile. Le potenzialità del patrimonio culturale sono molteplici, come le sfide da affrontare per garantire strategie di valorizzazione lungimiranti ed efficaci.
La storia dell’ex Caserma Trieste racconta le politiche atte a riscattare quest’area abbandonata per farne un modello utile a realtà simili. Purtroppo, nel quadro geopolitico grandemente mutato, l’importanza del confine nord-orientale italiano assume un nuovo ruolo e la retrocessione dei luoghi ex-militari alle comunità locali è più così certa.
In anni recenti molti esponenti del mondo accademico e tra i policy makers si sono schierati contro la narrazione dominante che le zone marginali siano destinate ad un inesorabile destino di abbandono e lenta scomparsa. Esistono in realtà alcuni territori, che abbiamo definito ‘vibranti’, capaci di resistere alla tendenza allo spopolamento adattandosi alla loro perifericità. Comprendere quali siano gli elementi esogeni, o quali le risorse endogene su cui hanno fatto perno, diviene un importante fattore di conoscenza per chi ha la responsabilità di proporre strumenti per promuovere la coesione territoriale e ridurre le disparità territoriali.
Durante la pandemia, il settore del turismo ha vissuto tre fasi: il fermo improvviso, poi un breve periodo nel quale ha considerato il lockdown come un’opportunità per riformarsi in maniera sostenibile, ed infine la ripartenza tornando a correre più veloce di prima, con un impatto spesso pesante e disomogeneo sui territori turistici. Oggi, al settore turistico italiano manca ancora quella capacità di governo e di coordinamento delle destinazioni che la complessità del prodotto turistico rende necessaria.
Cosa raccontano gli spazi che abitiamo? Quali sono le figure nelle quali è possibile imbattersi e riconoscersi nella città? L’articolo indaga sullo squilibrio nella rappresentazione dei generi nello spazio pubblico e sulle conseguenze di queste sul piano sociale, fino al racconto di alcune recenti iniziative che lasciano sperare in un'inversione di rotta.