Dalla foce del Po a Trieste, l’Alto Adriatico è un ‘mare solido’, un territorio denso di flussi ed economie, in transizione. La ricerca iNEST – Spoke 8 esplora questi contesti osservandoli dal mare verso la terra, per integrare pianificazione, mobilità sostenibile e adattamento climatico. Mappe e strategie di progetto propongono nuovi modi di abitare spazi anfibi, tra resilienza, giustizia ambientale e visioni di futuro
Il cambiamento climatico sta mettendo a rischio molte aree costiere globali. L’Alto Adriatico è uno dei territori più vulnerabili, data la compresenza di patrimoni unici come Venezia e Aquileia e località turistiche e investimenti immobiliari significativi, tutti minacciati dall’innalzamento del livello del mare. Nonostante la gravità della situazione, l’idea di un possibile arretramento verso zone più sicure resta quasi assente dal dibattito pubblico, ancora dominato dal paradigma della crescita illimitata
Lo studio propone un approccio innovativo per valutare l’impatto del cambiamento climatico sul patrimonio immobiliare costiero dell’Alto Adriatico, combinando previsioni di rischio idraulico e scenari di innalzamento del livello del mare con i valori immobiliari residenziali. Il modello sviluppato applica per la prima volta una metodologia cartografica ad alta risoluzione all’intera area costiera compresa tra Veneto e Friuli Venezia Giulia
La ricerca “Diluvio. Visualizzare l’impensabile”, incentrata sull’impatto futuro del cambiamento climatico sull’Alto Adriatico, assume un approccio di adattamento, volto a trasformare le vulnerabilità in opportunità. Si prefigurano così, anche attraverso un richiamo alla memoria, scenari anfibi e nuove economie costiere che renderebbero questi territori un laboratorio di sperimentazione alla scala globale
Il patrimonio culturale, se adeguatamente valorizzato, può rappresentare un motore di sviluppo locale. Mettere la cultura al centro di politiche dedicate allo sviluppo significa puntare ad investire sulle specificità locali, sulle potenzialità delle risorse territoriali, sulle conoscenze, le capacità e il capitale sociale allo scopo di stimolare creatività, innovazione e progresso sostenibile. Le potenzialità del patrimonio culturale sono molteplici, come le sfide da affrontare per garantire strategie di valorizzazione lungimiranti ed efficaci.
La rivista è aperta a coloro che ritengono di avere un contributo da offrire al dibattito. La collaborazione avviene promuovendo articoli di carattere puntuale e/o gruppi di articoli coordinati su un tema. I contributi hanno una lunghezza compresa tra quattro e seimila caratteri. Per ogni richiesta di approfondimento: info@dite-aisre.it
La storia dell’ex Caserma Trieste racconta le politiche atte a riscattare quest’area abbandonata per farne un modello utile a realtà simili. Purtroppo, nel quadro geopolitico grandemente mutato, l’importanza del confine nord-orientale italiano assume un nuovo ruolo e la retrocessione dei luoghi ex-militari alle comunità locali è più così certa.
In anni recenti molti esponenti del mondo accademico e tra i policy makers si sono schierati contro la narrazione dominante che le zone marginali siano destinate ad un inesorabile destino di abbandono e lenta scomparsa. Esistono in realtà alcuni territori, che abbiamo definito ‘vibranti’, capaci di resistere alla tendenza allo spopolamento adattandosi alla loro perifericità. Comprendere quali siano gli elementi esogeni, o quali le risorse endogene su cui hanno fatto perno, diviene un importante fattore di conoscenza per chi ha la responsabilità di proporre strumenti per promuovere la coesione territoriale e ridurre le disparità territoriali.
Durante la pandemia, il settore del turismo ha vissuto tre fasi: il fermo improvviso, poi un breve periodo nel quale ha considerato il lockdown come un’opportunità per riformarsi in maniera sostenibile, ed infine la ripartenza tornando a correre più veloce di prima, con un impatto spesso pesante e disomogeneo sui territori turistici. Oggi, al settore turistico italiano manca ancora quella capacità di governo e di coordinamento delle destinazioni che la complessità del prodotto turistico rende necessaria.